A. Me., Il Sole 24 Ore 10/2/2012, 10 febbraio 2012
PER LE BANCHE ITALIANE 70 MILIARDI
La liquidità addizionale che le banche italiane potranno ricevere dalla Banca centrale europea, grazie all’ampliamento dei criteri per il collaterale approvato ieri dal consiglio della Bce, ammonta a circa 70 miliardi di euro. Lo ha precisato il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, il quale ha sostenuto anche che l’accesso alle operazioni a lungo termine di fornitura di liquidità da parte dell’istituto di Francoforte «è un’opportunità di business per le banche italiane». Queste sono oggi fra le più dipendenti dalla liquidità messa a disposizione dalla Bce: coprono infatti il 25% del totale, contro il 6% dell’estate scorsa, secondo dati rivelati dallo stesso Saccomanni.
La Banca d’Italia è una delle sette banche centrali nazionali (le altre sono quelle di Irlanda, Spagna, Francia, Austria, Cipro e Portogallo) che hanno aderito alla possibilità di stilare nuove regole per i prestiti bancari da presentare in garanzia in cambio dei finanziamenti Bce.
Nel complesso, in seguito all’introduzione delle misure decise dalla Banca d’Italia, specificate in una nota alle banche, il collaterale addizionale che potenzialmente si renderebbe utilizzabile per le controparti italiane è di circa 170 miliardi di euro. Tale valore si riduce a circa 70 miliardi di euro dopo l’applicazione delle misure per il controllo del rischio decise dall’Eurosistema.
Attualmente, il valore attuale del collaterale conferito in garanzia dagli istituti è circa 290 miliardi di euro, di cui il 14,5% (42 miliardi) è costituito da prestiti bancari, la categoria per la quale ieri sono stati ampliati i criteri. La definizione di questi è stata lasciata alle banche centrali nazionali perché sono quelle che sono in grado di valutare meglio i prestiti erogati sui rispettivi mercati, ha spiegato il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.
Draghi ha affermato che la preoccupazione della banca di Francoforte è di evitare un credit crunch nell’area euro (dove le condizioni sono divenute particolarmente restrittive in Italia e Spagna) e quindi fare in modo che tutte le banche possano accedere alle sue operazioni di rifinanziamento.
Le banche piccole e medie, ha detto Draghi, sono le più importanti per il credito alle piccole e medie imprese ed è a esse che stava cominciando a scarseggiare il collaterale disponibile da offrire in garanzia alla Bce. «L’obiettivo - ha sostenuto il capo dell’Eurotower - è di far arrivare il credito all’economia reale, specialmente alle piccole e medie imprese, che rappresentano l’80% dell’occupazione». La misura è introdotta temporaneamente e sarà rivista fra sei mesi.
Saccomanni ha detto che le operazioni a lungo termine della Bce hanno anche aiutato l’Italia a collocare i titoli pubblici a breve. La percezione del rischio Italia sui mercati è cambiata, ha dichiarato il direttore generale di Banca d’Italia, secondo cui il calo dello spread ha già compensato l’impatto depressivo (valutato dall’istituto di via Nazionale nello 0,5%) dell’ultima manovra. Saccomanni ha sostenuto che il risanamento dei conti pubblici è stato ora completato, ma che bisogna rilanciare la crescita, con misure come la riforma del mercato del lavoro, del sistema giudiziario e dell’istruzione.