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 2012  febbraio 09 Giovedì calendario

QUANTO INQUINA IL TUO PC?

Una volta l’orrore degli ambientalisti erano le pellicce e chi le indossava. Poi sono arrivati i SUV, veicoli ad alto consumo di carburante. Ora, tra gli status-symbol nemici del pianeta si trovano sempre più spesso anche i computer. E gli smartphone. E i tablet. E qualunque gadget elettronico fabbricato con materie prime rare. Per questo, mentre le discariche si riempiono di carcasse di computer dalla vita sempre più breve, il settore dell’alta tecnologia corre ai ripari: non vuole diventare impopolare come certe pelliccerie.
Intanto, i computer succhiano energia. Quindi, a meno di alimentarli solo con fonti rinnovabili, causano inquinamento. Due ricercatori dell’università californiana di Berkeley, Justin Ma e Barath Raghavan, hanno stimato l’importo della “bolletta globale di Internet”. Messi insieme, i 750 milioni di personal computer in uso, il miliardo di smartphone connessi alla Rete e i 100 milioni di server che rendono possibili le nostre chiacchierate su Facebook comporterebbero un consumo compreso tra 107 e 307 giga-watt.
Un gigawatt è un miliardo di watt. Quindi, come dire miliardi di lampadine da 100 watt accese nello stesso istante: quasi quindici lampadine per ciascun abitante del pianeta. Tanto? Poco? Rispetto al consumo globale, che è pari a 16 terawatt, è meno del due per cento.
Gli uffici stampa dei giganti del business digitale annunciano spesso investimenti in fonti di energia verde, eolica o solare, per alimentare i loro server. La notizia gira, la popolarità del marchio sale. Salvo poi scoprire che il grosso della bolletta viene da fonti tradizionali, come nel data center da 31 gigawatt che Apple starebbe progettando in Oregon, alimentato per due terzi a carbone.
Un’altra gatta da pelare sono i computer gettati in discarica, che inquinano acqua e suolo con sostanze cancerogene. Che in parte vengono da molto lontano. Dal primo aprile 2011 la legge americana impone ai produttori di pc, telefoni cellulari e tablet di specificare dove e come si procurano le “terre rare”, materiali impiegati nel settore dell’alta tecnologia — come la cassiterite (o biossido di stagno), la columbite-tantalite (detta anche, per abbreviazione, coltan), che spesso sono dei veri “conflict materials”: in paesi come la Repubblica Democratica del Congo, le miniere che li estraggono infliggono grandi devastazioni ambientali e le zone più fruttuose sono contese tra bande armate, mentre le pietre superano facilmente i controlli doganali, nascoste nei bagagli dei voli commerciali. Un mercato così fuori controllo che le stesse aziende del settore si sono unite per chiedere certificazioni e trasparenza.
Se alcuni paesi in via di sviluppo esportano materie prime a caro prezzo per l’ambiente, altri sono alle prese coi rifiuti elettronici altrui.
Secondo un report dell’ONG MakeITfair, nelle discariche del Ghana arrivano ogni mese 600 container pieni di vecchi computer, specialmente dall’Europa. Migliaia di persone (il 40% sono bambini) frugano incessantemente tra i rifiuti, in cerca di pezzi da rivendere. A contatto con polveri e fumi che contengono sostanze cancerogene e dannose per il sistema respiratorio, sviluppano sintomi specifici: tosse, mal di testa, lesioni e ustioni legate al contatto con quei materiali.
La ITU, l’organizzazione vicina alle Nazioni Unite che si occupa dei problemi legati alle telecomunicazioni, ha dedicato diverse iniziative al problema. “I computer hanno vite sempre più brevi”, spiega a Italic Toby Johnson, uno dei responsabili della comunicazione dell’ITU, che la scorsa estate ha ospitato a Roma un vertice sugli standard di produzione per rendere più riciclabili i computer del futuro. Affrontando dettagli noiosi, ma di grande importanza pratica. Un esempio: creare caricabatterie e trasformatori universali per cellulari e pc, da acquistare a parte, per evitare che finiscano in discarica ogni volta che si cambia modello.
Nel frattempo, c’è chi sottolinea i vantaggi ambientali delle tecnologie dell’informazione. Grazie alle teleconferenze si prendono meno aerei. E il successo dei libri elettronici rende superfluo il trasporto di tonnellate di carta. Nicola Villa, che è direttore dei programmi di sostenibilità della Cisco, spiega che Internet ha ridotto del 15% la necessità di trasporti su strada e, citando un report recente della Global eSustainability Initiative (GeSI), indica che l’impatto positivo delle telecomunicazioni è pari a cinque volte l’impronta ambientale dell’intero settore.
Che, certo, non per questo è assolto dai suoi peccati. Villa invita ciascuno a informarsi su tutte le opzioni ecologiche a disposizione per acquistare, utilizzare e smaltire in totale ecologia. Informarsi: a questo servono i computer.