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 2012  febbraio 08 Mercoledì calendario

Da salvatore della Patria a killer del Cav: la destra contro Super Giulio - Probabilmente manca una sola domanda, poi l’analisi dentro il Pdl della vita e della morte del governo di Silvio Berlusconi sarà esaurita

Da salvatore della Patria a killer del Cav: la destra contro Super Giulio - Probabilmente manca una sola domanda, poi l’analisi dentro il Pdl della vita e della morte del governo di Silvio Berlusconi sarà esaurita. La domanda è: chi ha rubato la marmellata? E la risposta arriverà in coro eccezionalmente unanime: «Giulio Tremonti!». A novanta giorni dall’esaurimento di uno degli esecutivi più impacciati della storia recente, non c’è colpa o canagliata o colpo basso che non si faccia risalire all’antipaticissimo ex ministro dell’Economia. Ieri il «Giornale» ha pubblicato una lettera di Pasquale Cascella nella quale il consigliere del Presidente della Repubblica (rispondendo a Renato Brunetta) ricorda che il decreto per lo sviluppo venne respinto perché si consideravano sufficienti e meno pericolosi, per la debole maggioranza, alcuni solidi emendamenti. La novità (in quei giorno molto anticipata dai retroscenisti) è che la scelta appartenne a Giorgio Napolitano ma dopo un colloquio con Tremonti, che condivise. Secondo il «Giornale» si tratta della prova del Dna: a far cadere l’esecutivo fu il ministro economico. Infatti il premier sedette al tavolo dei grandi a Cannes senza sventolare il solito «pagherò». La ricostruzione è stata sufficiente per surriscaldare Fabrizio Cicchitto: «Su questo e su altro sarà opportuno aprire una seria riflessione politica». Cicchitto è su di giri da tempo. Soltanto lunedì, su spunto del sindaco Gianni Alemanno («Non abbiamo più una Protezione civile, con il decreto di Tremonti del 2011 è diventata un ente inutile»), aveva calato il carico: «La Protezione civile è stata smantellata da Tremonti». Faceva impressione, lo stesso giorno, ascoltare Sandro Bondi ospite della Zanzara su Radio24: «Il bello è che adesso Tremonti fa il filosofo della storia, il pensatore, mentre è il principale responsabile della fine del governo di Berlusconi. Ha distrutto il nostro consenso, ha umiliato me e altri ministri... Tremonti dettava la sua linea senza alcuna possibilità nemmeno di parlare. Ha reso la vita impossibile a tutti. Ma ora da cristiano lo perdono». E’ un tiro a segno quotidiano. Emergono anche deputati di seconda schiera con imputazioni imprevedibili: l’altro giorno il pidiellino Raffaele Lauro ha pronunciato un’implacabile arringa contro la piaga del gioco d’azzardo e «le irresponsabili politiche espansive del mercato del gioco volute da Tremonti». Gli affanni del Mezzogiorno? «Tremonti si era dimenticato del Sud», dice il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. L’arroganza della Chiesa? «Ha sbagliato Tremonti a dargli l’otto per mille», dice persino un robusto sodale come Umberto Bossi. La crisi? «Se Tremonti ce lo avesse consentito, il nostro esecutivo avrebbe potuto fare ben altro», dice l’ex ministro Paolo Romani. Le riforme strutturali? «Tremonti dov’era?», tuona livido Franco Frattini. Come mai tanto accanimento (uno come Gianfranco Micciché trova l’estro per esercitarsi nell’umorismo: «La differenza fra Monti e Tremonti è nel tre iniziale del cognome...»)? Uno dei ministri di Berlusconi, che pure con Tremonti litigò parecchio, oggi la vede così: «Ci trattò male, con tanto disprezzo, coprendoci di tali insulti ci diceva idioti, io non parlo con gli incompetenti che il rancore non si sopisce. E’ la vendetta meschina. Poi tutti dimenticano che Tremonti ha avuto un ruolo solido nella caduta del governo, ma meno solido dei Bunga bunga». Aggiunge che l’ex titolare dell’Economia è ora un perfetto capro espiatorio: «Nessuno ha responsabilità, è più facile attribuirle a Tremonti». E la conclusione è un po’ grossier ma convincente: «Ci trattò come delle m..., e adesso di conseguenza qualcuno da tale si comporta». (Resta da segnalare che uno dei più fieri avversario di Tremonti, Guido Crosetto, e lo fu in tempi utili, oggi è l’unico a rendergli l’onore della armi: «Tremonti dice una cosa vera e cioè che lui e il governo precedente sono riusciti meglio di chiunque in Europa, se si escludono Germania e Austria. Lo dicono i dati e non sono interpretabili. Quando invece parla di spesa pubblica, dimostra di non aver capito le critiche che gli muovemmo: non la tagliò. Non volle nemmeno affrontare il tema». E poi: «Si considera quasi infallibile, anche se è una delle persone più intelligenti che ho conosciuto»).