Gabriele Parpiglia, Chi, n. 6, 08/02/2012, pp. 98-103, 8 febbraio 2012
Mauro Masi, ex direttore generale della Rai e ora amministratore delegato della Consap. Adriano Celentano lo aveva soprannominato “dittatore”
Mauro Masi, ex direttore generale della Rai e ora amministratore delegato della Consap. Adriano Celentano lo aveva soprannominato “dittatore”. «Ricordo a chi mi ha chiamato “dittatore” o “censore” che, sotto la mia guida, in Rai sono andati in onda tutti i programmi di approfondimento informativo: da Michele Santoro a Bruno Vespa, da Giuliano Ferrara a Gianluigi Paragone, da Giovanni Floris a Milena Gabanelli. Il mio sogno (o la mia velleità) di garantire il pluralismo facendo rispettare a tutti le stesse regole non l’ho realizzato. Ma, almeno, ci ho provato. […] ». Per marzo è prevista l’uscita del suo libro Un nemico alla Rai… 800 giorni “contro” nella tv pubblica (prefazione di Vittorio Sgarbi). Nel volume Masi fa nomi e cognomi di chi ha remato con lui e contro di lui, di chi non lo ha seguito nel suo sogno di offrire agli spettatori un’informazione equa […]. Il tutto condito dalla pubblicazione di circolari interne, documenti esclusivi, di quelli che faranno rizzare i capelli […]. «Nessuna vendetta […]. Voglio provare a riequilibrare un messaggio confuso e sbagliato, che è “passato” […]. L’ho fatto nel modo più diretto. Facendo nomi e cognomi e raccontando situazioni specifiche con documenti originali. Parlerò anche di Michele Santoro, ovviamente, farò chiarezza anche sul cosiddetto “codice Masi” e su molto altro: la trattativa con Sky, per esempio, che offriva 50 milioni di euro l’anno per sette anni, in totale 350 milioni, per comprare la Rai. Sono stato accusato di aver fatto saltare la trattativa. In realtà mi sono rifiutato di “svendere” l’azienda a Rupert Murdoch: nel libro lo dimostrerò. […] Mi si sono messi contro in tanti, a iniziare dal “partito Rai”. Il mio sogno era quello […] di riequilibrare l’informazione televisiva. […] Volevo garantire la libertà di informazione, provando a fare un pluralismo per addizione: ovvero cinque programmi al centrodestra, cinque al centrosinistra. Ho sbagliato. Qualcosa non ha funzionato. […] Mi sono scontrato contro un muro forte. C’era chi difendeva il suo orticello, chi i propri privilegi, chi tutelava aree di potere e chi contratti importanti, cioè soldi. […] Mi riferisco a un sistema. […] Di certo, comunque, se tornassi indietro la telefonata in diretta ad Annozero, fatta il 27 gennaio 2011, forse non l’avrei fatta. Il motivo? Ho commesso un errore tecnico, perché chi sta in video vince sempre su chi invece è in collegamento. Concettualmente, però, non me ne pento. […] Le querele? Non le temo, perché dico (o almeno provo a dire) la verità. […] Io volevo e sognavo che tutti applicassero le stesse regole. […] Cinque giorni dopo la mia nomina, per esempio, ho sospeso Vauro Senesi, il vignettista di Annozero, per una vignetta allucinante e orribile sui cadaveri e le bare del terremoto in Abruzzo. Da lì in poi è stata guerra. Molto appariscente la guerra con la sinistra, molto meno evidente, ma eccome se esistente, quella con molti esponenti della destra in Rai. […] Io sono stato nominato da Berlusconi e per un certo mondo di sinistra avevo un marchio. Che sciocchezza, che bestialità! Io dovevo essere giudicato per il lavoro svolto. […]». *** Da ragazzo era un discreto pugile.