Emilio Randacio, la Repubblica 08/02/2012, 8 febbraio 2012
E Silvio rompe il tabù-interrogatorio "Mai avrei usato un´intercettazione" – MILANO - Una quindicina di minuti di «dichiarazioni spontanee» per respingere le accuse
E Silvio rompe il tabù-interrogatorio "Mai avrei usato un´intercettazione" – MILANO - Una quindicina di minuti di «dichiarazioni spontanee» per respingere le accuse. Poi, Silvio Berlusconi rompe improvvisamente un tabù e, per la prima volta nel suo curriculum giudiziario, decide di rispondere alle domande di un magistrato di fronte a un giudice. Una versione difensiva inedita quella andata in scena ieri mattina al tribunale di Milano, davanti al gup Maria Grazia Domanico. L´ultima volta che si era sottoposto a un interrogatorio era il 13 dicembre 1994. Raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione della Guardia di finanza, si era presentato davanti al pool di Mani pulite in veste di premier, e con sdegno aveva respinto ogni addebito. Poi, al processo sui giudici corrotti di Roma, un lungo monologo per respingere l´accusa di aver pagato mazzette con l´obiettivo di assicurarsi, agli inizi degli anni ‘90, il colosso alimentare Sme. Ieri, il Cavaliere per prima cosa ha voluto specificare di non aver mai ascoltato il nastro incriminato. Quella conversazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, captata nell´inchiesta sulla scalata ad Unipol, assolutamente coperta da segreto, che con la pubblicazione su il Giornale, nel dicembre del 2005, permise al suo schieramento di rosicchiare punti fondamentali nella campagna elettorale della primavera successiva, persa, sì, ma per una manciata di voti al Senato. Ieri, il procuratore aggiunto milanese Maurizio Romanelli ha quindi potuto incalzare l´imputato Berlusconi chiedendo (come confermato da diverse ricostruzioni documentate dall´inchiesta), dell´incontro avvenuto ad Arcore, la sera del 24 dicembre 2005. Da una parte gli amici del fratello Paolo, l´imprenditore Fabrizio Favata e il responsabile della società di Intercettazioni Rsc (Resourch system control, che aveva affittato alla procura la strumentazione per le intercettazioni) Roberto Raffaelli. Pronti a offrire un nastro che gli avrebbe fatto avere un enorme ritorno politico in cambio di un interessamento per gli affari della stessa Rsc. «Non ricordo di aver mai conosciuto Favata», ha detto il Cavaliere. E anche l´ipotesi di aver ascoltato quella conversazione dell´allora segretario dei Ds con il numero uno di Unipol è stata respinta. «Per principio non approvo le intercettazioni», si è difeso, ricordando anche una riforma politica più volte annunciata ma mai andata in porto. «Se non fosse stato per Fini, l´avremmo concretizzata. Escludo di averla ascoltata perché sono estremamente rispettoso della privacy». A questo punto, il magistrato ha chiesto se, nei giorni successivi a quell´incontro alla vigilia di Natale, avesse allora incontrato l´allora direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, o il giornalista che il 31 dicembre firmò poi l´articolo su Unipol-Bnl. «Il cronista non lo conosco - ha detto - e credo di non averlo mai incontrato di persona. Con Belpietro come con tutti i direttori dei miei giornali, non ho mai avuto rapporti diretti, anche perché spesso con quello che scrivono mi mettono in difficoltà». In merito, invece, a un presunto occhio di riguardo nei confronti della Rsc, l´ex premier ha definito a livello ipotetico «naturale» l´eventuale incontro dimenticato. «È normale che gli imprenditori cercassero mio fratello Paolo per avere incontri con me quando ero a Palazzo Chigi. Sarà successo in tutto una decina di volte».