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 2012  febbraio 08 Mercoledì calendario

Le riserve della Stogit, ultima carta da giocare - Quando i fornitori stranieri di metano ci tradiscono, e quando persino i rigassificatori diventano inutilizzabili per il mare grosso, non c’è che una risorsa energetica su cui noi italiani possiamo contare al 100%, ed è il gas che abbiamo accumulato nei depositi

Le riserve della Stogit, ultima carta da giocare - Quando i fornitori stranieri di metano ci tradiscono, e quando persino i rigassificatori diventano inutilizzabili per il mare grosso, non c’è che una risorsa energetica su cui noi italiani possiamo contare al 100%, ed è il gas che abbiamo accumulato nei depositi. Dal punto di vista degli stoccaggi, il Belpaese affronta la nuova crisi con un’attrezzatura più efficiente di quella degli inverni scorsi, però il piano di potenziamento è andato avanti al rallentatore e non sarà completato prima di tre anni. Secondo l’ultimo rapporto dell’Autorità per l’energia, il sistema nazionale di riserve di metano ha in pancia 14,7 miliardi di metri cubi. Mentre il consumo italiano di gas oscilla attorno agli 85 miliardi di metri cubi all’anno, inclusi però i 5,1 miliardi delle riserve strategiche (da non toccare). Dello stoccaggio è responsabile la società Stogit (gruppo Eni) mentre all’immissione in rete provvederà la Snam (un’altra compagnia dell’Eni, ma forse ancora per poco, non si capisce bene, vedremo). I depositi sono costituiti da vaste zone sotterranee (a 1000-1500 metri di profondità) di rocce porose, nelle quali viene iniettato il metano, che poi è ri-estratto quando serve, quasi si attingesse da un giacimento artificiale. Naturalmente il sito richiede, per essere idoneo, uno spesso strato superiore di roccia non porosa che faccia da involucro e impedisca la fuga del gas. Sommando le riserve strategiche e quelle ordinarie nel 2006 l’Italia aveva in dispensa 13 miliardi di metri cubi di metano. Adesso siamo cresciuti a 14,7 e possiamo dire che stiamo meglio, però in questi sei lunghi anni il progresso non è stato eccezionale. Il potenziamento procede. Per i prossimi anni è previsto un incremento della capacità di 0,91 miliardi di metri cubi nei nuovi depositi di San Potito e Cotignola. Inoltre c’è un piano dell’Eni per aggiungere 4 miliardi di metri cubi entro il settembre 2015, di cui 1,7 già entro quest’anno. In verità per sopperire agli ammanchi nelle forniture di gas oltre ad attingere alle riserve c’è un’altra mossa estrema; una parte del metano che di solito si usa per generare elettricità nelle centrali può essere sostituita da olio combustibile, che è un prodotto poco raccomandabile, un residuo pesante, costoso e inquinante della raffinazione del petrolio. L’olio combustibile fino a non molti anni fa era la nostra principale fonte di elettricità, poi lo abbiamo eliminato (inquina il 30% in più del cosiddetto carbone pulito, e col metano non si può neanche fare il paragone). Ma in occasione di precedenti crisi, come questa, si è fatto estremo ricorso all’olio. Il minore fra due mali. Ieri per l’emergenza gas sono entrate in funzione le centrali termoelettriche Enel di Livorno e di Piombino, alimentate appunto a olio combustibile. Avevano già operato in una situazione analoga nel 2006 e avevano contribuito a far risparmiare al Paese un miliardo di metri cubi di metano. L’attivazione è stata decisa dal Comitato Emergenza Gas. L’Enel sta già predisponendo l’avvio di altre due grandi centrali a olio, quella di Porto Tolle (Rovigo) e quella di Montalto di Castro (Viterbo), che ieri erano in fase di preriscaldamento. Un soccorso ci viene dalla Tunisia, che ieri ci ha girato a una quota del gas algerino che le spetterebbe (in quanto Paese di transito) «per venire incontro all’Italia, che si trova in una situazione di emergenza». E dice la sua anche Gazprom, il nostro fornitore russo di metano, sostenendo che non ha tagliato le forniture all’Europa, è l’Europa che «a causa del freddo sta consumando più energia», e la Russia ha difficoltà a star dietro all’aumento della domanda. «I clienti europei chiedono, in alcuni casi, quantità di gas maggiori rispetto a quelle pattuite nei contratti», ma Gazprom «sta cercando di far pronte anche a queste richieste». In particolare per quanto riguarda l’Italia, «il gap tra le quantità domandate e quelle fornite si sta sensibilmente riducendo». Snam Rete Gas conferma, infatti al punto d’entrata del Tarvisio l’ammanco ieri si è ridotto al 10,7% della domanda, rispetto a un massimo attorno al 30% qualche giorno fa. Ma in Italia stiamo proprio vivendo delle giornatacce. Il freddo intenso ha portato l’altroieri a un nuovo record storico dei consumi di metano, addirittura 460,9 milioni di metri cubi bruciati in sole 24 ore.