Rassegna, 8 febbraio 2012
Così la Protezione civile ha perso i suoi poteri
• Il 14
febbraio 2011 l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti mette mano alla
Protezione civile, il Dipartimento più oneroso dell’esecutivo, rivedendo la
legge 225 del 1992. Taglia il bilancio annuale disponibile: da 2,067 miliardi a
1,897 miliardi. Quindi, vincola gli interventi della neo Protezione civile di
Franco Gabrielli (nominato il 13 novembre 2010 dopo essere stato prefetto all’Aquila)
a un controllo preventivo del ministero dell’Economia e della Corte dei conti.
I deficit dell’attuale Protezione civile sono tre: la lentezza dell’intervento
e del coordinamento, la difficoltà a ottenere gli stati di emergenza e l’impreparazione
di troppe Regioni. I finanziamenti alle Regioni colpite da alluvioni e disastri
neve non avvengono più attraverso la “dichiarazione di calamità” o di “emergenza
nazionale”: il decreto Tremonti impone alle stesse regioni, prima di pretendere
soldi allo Stato, di aumentare le tasse regionali e le accise sui carburanti:
la “tassa sulla disgrazia” grava su chi la chiede. Infine, sette regioni non
hanno un centro funzionale (Friuli, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Puglia, Sicilia
e Sardegna) e solo Piemonte ed Emilia Romagna hanno un meteo autonomo. [Zunino,
Rep]
• «(…)
Prendiamo il caso della nave affondata al Giglio, per farci un’idea. In gennaio
il sindaco del Giglio ha dovuto rivolgersi al presidente della regione Toscana,
che si è rivolto al presidente del Consiglio chiedendo di dichiarare lo stato
di emergenza. Il presidente del Consiglio si è rivolto al sottosegretario
Antonio Catricalà che ha investito il capo del dipartimento della Protezione
civile Franco Gabrielli che ha scritto l’ordinanza e ha dovuto sottoporla al
vaglio del ministero dell’Economia e della Corte dei Conti. Avuto l’ok,
Gabrielli ha potuto avere anche la nomina a commissario per l’emergenza. Nel
frattempo erano passati otto giorni (…)». [Arachi, Cds]