Valerio Palmieri, Chi, n. 6, 08/02/2012, pp. 42-49, 8 febbraio 2012
Filippo Magnini da piccolo poteva essere un calciatore, «ma la partita in cui avrei dovuto esordire venne rinviata perché il campo era allagato
Filippo Magnini da piccolo poteva essere un calciatore, «ma la partita in cui avrei dovuto esordire venne rinviata perché il campo era allagato. Sembrava una piscina, un segnale…». Poi la mamma un giorno lo ha preso e l’ha buttato in piscina. «Amavo il pallone, ma ero magro e il nuoto mi serviva per rinforzare il fisico. Tutto è iniziato così». *** Filippo Magnini ha al dito una fedina, dono di Federica Pellegrini. «Non è un anello di fidanzamento, perché dovrei essere io a regalarlo a lei! Ma è un portafortuna che lei mi ha dato, carico di energia positiva». *** «Nel 1998, a 16 anni, andai con la Nazionale a Gerusalemme per una gara. Feci visita al muro del pianto e lasciai un bigliettino con scritto: “Voglio vincere il Mondiale”. Ci sono riuscito nel 2005». *** «Sui quaderni di Marco Santi, il mio miglior amico delle elementari. C’era la mia firma. “Ti faccio l’autografo adesso e vedrai quanto varrà!”». *** «Nessuno in Italia ha fatto ciò che fatto io». Alle Olimpiadi del 2008 non andò benissimo. «Ho sbagliato la gara individuale, ma sono arrivato quarto per due volte con la staffetta e, se arrivi quarto a livello mondiale, non sei proprio un pirla, anche se in Italia contano solo le medaglie». *** «Ho avuto solo due amori importanti: Cristiana e Federica».