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 2012  febbraio 08 Mercoledì calendario

Scontro sulla caduta del Cav Tremonti dà la colpa al Colle gli ex ministri accusano lui - Chi ha ucciso - politica­mente - il samurai Berlusconi? Anche nella versione del film Rashômon trasportata dalle fore­ste di Kyoto alle stanze di palazzo Chigi e del Quirinale, le verità so­no diverse, contrastanti

Scontro sulla caduta del Cav Tremonti dà la colpa al Colle gli ex ministri accusano lui - Chi ha ucciso - politica­mente - il samurai Berlusconi? Anche nella versione del film Rashômon trasportata dalle fore­ste di Kyoto alle stanze di palazzo Chigi e del Quirinale, le verità so­no diverse, contrastanti. Un ex mi­nistro, Renato Brunetta, imputa al Capo dello Stato un intervento improprio, per bloccare un prov­vedimento fondamentale per la sopravvivenza del governo: il de­creto sviluppo. Il presidente Gior­gio Napolitano puntualizza: ho frenato sul decreto perché convin­to in tal senso dal ministro del­l’Economia. Un altro ex ministro, Paolo Romani, accusa il Giulio Tremonti di aver sempre remato contro il provvedimento. E questi ribatte: «La verità è nel verbale del Consiglio dei ministri». La lettera al Giornale del porta­voce del Quirinale, Pasquale Ca­scella, in risposta a un articolo di Brunetta riapre una ferita ancora non rimarginata. Che cosa è acca­duto veramente nelle ultime, con­vulse giornate del governo Berlu­sconi? Chi ha bloccato il decreto sviluppo che il premier avrebbe voluto portare a Cannes, al vertice del G20, per dimostrare coi fatti la volontà di mettere in atto le richie­ste dell’Europa? Napolitano, Tre­monti, i due insieme, nessuno dei due? Che cosa è accaduto al Consi­glio dei ministri del 2 novembre? La verità del Quirinale Scrive Cascella: «Il capo dello Stato rice­vette Tremonti prima del Consi­glio dei ministri. Il ministro s’era detto convinto che si dovessero definire solo le misure più urgenti fra quelle indicate» e lo si dovesse fare attraverso emendamenti alla legge di stabilità. Il presidente Na­politano «ritenne di esprimersi a favore della soluzione indicata dal ministro»,e inviò al sottosegre­tario Gianni Letta un messaggio in cui palesava la propria indispo­­nibilità a firmare il decreto. Il prov­vedimento, a quel punto, venne congelato, e si fecero gli emenda­menti al decreto di stabilità. Ma perché Napolitano prese la deci­sione consultandosi solo con Tre­monti e non con Berlusconi? La verità di Tremonti «Non ho alcun interesse per le polemiche. Si tratta di carte ufficiali relative a dati di governo. La verità è nel ver­bale del Consiglio dei ministri», commenta Tremonti. Il verbale racconta che verso le 20 la riunio­ne in cui si discuteva il decreto svi­luppo venne sospesa. Alla ripre­sa, Letta comunicò che il capo del­lo Stato aveva fatto sapere che avrebbe avuto difficoltà a firmare un decreto che conteneva «un coa­cerv­o di norme anche estranee al­la lettera di intenti ed obiettivi » in­viata dal governo a Bruxelles il 26 ottobre. Nelle settimane intercor­s­e nella stesura del decreto svilup­po, Tremonti si era «messo in scio­pero », come lui stesso disse scher­zando. Non ne condivideva i con­­tenuti, si era sentito emarginato. Inoltre aveva forti riserve sia sul­l’urgenza che sulla copertura fi­nanziaria del provvedimento. Nel­le stanze del Tesoro ricordano che Tremonti aveva informato sia Berlusconi sia Napolitano delle proprie perplessità sul merito del decreto e sulla copertura. Nella let­tera di Cascella al Giornale si intra­vede poi un intervento «a gamba tesa». Il Quirinale si sarebbe irrita­to perché Brunetta ha sottolinea­to, a ragione, il ruolo improprio svolto dal capo dello Stato. La verità dei ministri «Chiesi a Tremonti se aveva parlato del de­creto con Napolitano. Mi rispose: ma figurati,abbiamo parlato d’al­tro ». Paolo Romani, con Renato Brunetta e Roberto Calderoli, era uno dei tre ministri che avevano firmato il decreto. «In cento punti conteneva- ricorda- le risposte al­le richieste europee. Tremonti si era chiamato fuori, ma è chiaro che il suo parere e la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato erano comunque essenzia­li ». E la copertura? Osserva un al­tro dei ministri firmatari: «Come mai sono stati trovati i soldi per Monti, i 4,7 miliardi per i paga­menti dei debiti dello Stato alle im­prese »? Il bilancio è lo stesso, ma Tremonti remava contro almeno dall’inizio dell’estate.Non manca la polemica col Quirinale: «Nes­sun coacervo di norme, ma una ri­s­posta puntuale alle richieste del­l’Ue. Il 70% di quelle norme è con­tenuta nei decreti Monti ». Ma per­ché i cordoni della borsa si sono aperti per Monti e non per Berlu­sconi? Il resto della storia è noto. Pochi giorni dopo l’infruttuoso vertice di Cannes, sotto la spinta dello spread , Berlusconi e il suo gover­no si dimettono. Adesso Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Ca­mera, sta ricostruendo quelle vi­cende. Parla di una «partita con­tro l’Italia » giocata dal duo Merkel-Sarkozy in combutta con l’opposi­zione di sinistra. Accusa la Lega di aver bloccato «l’ultimo miglio» della riforma delle pensioni. Im­puta a Tremonti il «no» al decreto sviluppo e all’aumento dell’Iva. Il Rashômon originale non ha una conclusione rivelatrice. E neppure sulla versione italiana si è aperto del tutto il sipario.