Paolo Siepi, ItaliaOggi 08/02/2012, 8 febbraio 2012
PERISCOPIO
Incontrai Steve Jobs quando era ancora un ragazzo che lavorava in un garage alle sue invenzioni. Mi disse: se vuole mettere dei soldi può farlo e io gli risposi che avevo altro da fare. Altro che grande imprenditore, sono stato un coglione. Carlo De Benedetti alla Università Bocconi.
Non possiamo nemmeno attaccarci alla canna del gas. Jena. La Stampa.
Non riesco a immaginare che seguito possa avere la storia del tesoriere della Margherita. Ma so per certo che è l’ennesima campana a morto per i partiti italiani. Giampaolo Pansa. Libero.
La prima colossale balla è che il lavoro è un diritto. Certo, c’è la Costituzione, ci sono decenni di «buonismo alla cioè». Il lavoro è piuttosto un dovere. Un dovere che si conquista, che ci completa e che ci permette di vivere. Ma l’idea che il lavoro ci sia dovuto (e da chi) è l’utopia di una società pianifica e dunque povera. Nicola Porro. Il Giornale.
Tutto il potere politico, di centrosinistra e di centrodestra, a fronte del quadro devastante emerso dalle indagini di Mani pulite, non si è affatto preoccupato di prendere provvedimenti per contenere la corruzione, ma semplicemente di contrastare e rendere più difficili i processi. Piercamillo Davigo, ex componente del Pool Mani pulite. Corsera.
Un partito morto (la Margherita) intascava un reddito dal partito vivo (il Pd) che, a sua volta, sosteneva le spese di un apparato inesistente (l’Api) Luca Telese. Il Fatto.
Cinque milioni e mezzo di guidatori francesi hanno una vista debole. Fortunatamente, il loro numero diminuisce di giorno in giorno. Coluche: «Pensées et anecdotes». (Le Cherche Midi).
La vita? Sebbene non ne abbia ancora afferrato il senso, ho capito che ne ha uno straordinario. Roberto Gervaso. Il Messaggero.
Anche chi pensa che gli uomini siano tutti uguali, come dice sempre mia moglie, poi si accorge che oggi non sono nemmeno simili. Massimo Bucchi, il venerdì.
Aspetto un uomo che sia più forte di me, su cui contare. Che faccia l’uomo, insomma. Catena Fiorello: «Casca il mondo, casca la terra» (Rizzoli).
Sillavengo chiede ancora notizie sul mondo ambiguo delle spie e dei sicari, quale appare alla fantasia del pubblico che è stato istruito solo dalle finzioni cinematografiche. Princivalle allora racconta che un suo capo, anni fa, parlando con il ministro della guerra, fu rimproverato: «Lei è sempre circondato da gentaglia della peggior specie». «Che cosa vuole eccellenza, certi mestieri non li posso affidare sempre a degli arcivescovi». Paolo Caccia Dominioni: «Ascari K7 1935-36». Longanesi
È davvero splendida la libertà se basta evocarla perché la sua immagine riempia di felicità. Vasilij Grossman. «Tutto scorre». Adelphi.
L’arte, a differenza del teatro e della musica, non trae beneficio dalla condivisione, ma chiede solitudine, silenzio, meditazione. Robert Huges: «Rome». Knops
La mia ex moglie è svizzera. Anni fa mi regalò l’attrezzatura da sci e andammo in montagna. Dopo qualche pista baby, mi portò sulla nera. Un disastro: decisi di tornare con la seggiovia. Ma era tardi, e la chiusero mentre io ero su. Mi ritrovai fermo in mezzo a una vallata. Finché gli altri, che erano scesi sciando, avvisarono e fecero partire l’impianto. Da allora, faccio solo sci nautico. Rocco Papaleo, attore. Io Donna.
Ogni mattina potrei fare l’appello alla sopravissuta e sparuta squadra di foglie secche che in autunno non hanno voluto fare il grande salto. Neppure il peso della neve le convince a staccarsi, anzi, è come se ora avessero trovato un senso alla loro precaria esistenza: alla neve fanno da appendìno, trasformano il platano in platano di Natale in ritardo, le foglie pendenti sembrano lanternini. Vivian Lamarque. Corsera.
Lungo la linea di minor resistenza / siamo in marcia da gran tempo, stanchi /ormai, ingobbiti e tuttavia grati, nell’insieme. Carlo Fruttero in una «Ballata per gli amici» in trecento copie.
Goebbels chiedeva una letteratura di evasione per le donne sole in casa e per i soldati al fronte. Stenio Solinas. Il Giornale.