Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Monti oggi si fa dare la fiducia, Berlusconi intanto parla a ruota libera alla presentazione del libro di Vespa, soprattutto la Lega denuncia col suo comportamento l’esistenza di un problema relativo alla sua sopravvivenza e, insieme, alla sua assetto futuro. I leghisti, dopo la cagnara dell’altro giorno al Senato, ci hanno rifatto alla Camera, alzando cartelli contro l’Ici nella solita baraonda provocata a freddo. Fini ne ha espulsi due (Buonanno e Rainieri), ma i due sono rimasti in aula e alla fine sono stati deferiti al collegio dei questori.
• Perché tutto questo denuncerebbe l’esistenza di un
problema?
Non di un problema, ma di due. Primo problema: la Lega è
talmente incerta sul risultato delle prossime elezioni – relativamente al suo
risultato – da aver deciso di praticare un’opposizione barricadera, come se
fino a un mese fa non fosse stata al governo e non condividesse quindi con
Berlusconi la responsabilità intorno allo stato in cui si trova il Paese. La
Lega è stata al governo con Berlusconi e con il Pdl, identificandosi perciò in
una componente essenziale del centro-destra che abbiamo conosciuto fin qui,
anche nella legislatura 2001-2006. Quindi non può far dimenticare a nessuno che
è responsabile di quanto è accaduto in questi dieci anni, e che se la finanza
del paese, l’indebitamento, l’occupazione e il resto si trovano nello stato in
cui si trovano la responsabilità è anche sua, se le lobbies sembrano più forti
di prima è perché Bossi le ha protette, schierandosi con i truffatori delle
quote-latte e con i mangia-a-ufo delle province, delle comunità montane e delle
altre burocrazie. Ora i leghisti s’illudono che i suoi elettori, piuttosto
delusi, dimentichino tutto questo perché beatamente assordati dalle gazzarre
dell’ultim’ora in Parlamento? Ma questo vuol dire considerare gli elettori o
gli ex elettori della Lega dei poveretti, privi di discernimento… E questo è il
primo problema, che riguarda la Lega e il popolo degli elettori.
• Secondo problema.
Il secondo problema riguarda la lotta interna alla Lega tra
bossiani e maroniani, tra la famiglia del Senatùr con tanto di moglie e figli e
il cosiddetto cerchio magico dei pochi fedelissimi e il potere del delfino
Maroni, che non vuole neanche adesso compiere l’atto sacrilego di seppellire il
capo, ma intanto ha dalla sua il territorio e, come sappiamo, per non dare
Varese a un maroniano c’è voluto un intervento di Bossi in prima persona che ha
impedito di votare e ha preteso un’elezione per acclamazione. Sta per succedere
qualcosa di simile alla Camera, dove si deve scegliere il nuovo capogruppo,
carica che Maroni vuole per sé e che Bossi non intende cedere. Il ruolo adesso
è coperto dal bossiano Reguzzoni, che doveva essere sloggiato già a giugno e
che Bossi salvò imponendone per imperio la rielezione, con la promessa però che
a dicembre gli sarebbe subentrato il maroniano Giacomo Stucchi. Siamo a
dicembre, Maroni non è più ministro e vuole lui quel posto. Bossi, a quanto si
capisce, sarà costretto a cedere, facendo disperare la moglie che teme per il
futuro dei figli.
• Chi ha deciso la tattica della bagarre contro il
governo?
L’hanno decisa Maroni e Calderoli, costringendo
Bossi ad andargli dietro per non perdere del tutto il controllo sul partito.
Quella tattica impedisce tra l’altro un ritorno all’alleanza con il Pdl, che
Maroni e Calderoli giudicano letale. Bossi è perciò costretto a darci dentro
contro il Cavaliere. Ieri ha detto: «Se incontro Berlusconi scoppio a ridere».
• Lei ha detto che ieri Berlusconi ha parlato a
ruota libera.
E ha risposto anche a Bossi: «Io faccio ridere
Bossi? Lui a me fa piangere». Il Cavaliere sembra in realtà in gran forma.
Anche se ha replicato a tono al capo della Lega, insiste che l’alleanza col
Carroccio è indispensabile. E probabilmente anche l’alleanza col Terzo Polo,
dato che lui ha intenzione – così dice, almeno – di puntare su Alfan «Ogni
giorno che passa Alfano conquista sempre più consensi. Io penso e spero che
Alfano possa essere il prossimo candidato premier».
• E su Monti?
Parole dure.«Monti è disperato. Col suo decreto sta facendo marcia indietro su
tutto». Poi ha ripetuto una sua vecchia idea, e cioè che l’assetto
istituzionale italiano impedisce di fare alcunché. «Nessuno nella situazione
italiana può pensare di fare le cose nel modo giusto, a meno che gli italiani
non consegnino a una parte politica la possibilità di cambiare la Costituzione,
per avere la possibilità di governare un Paese che è assolutamente
ingovernabile». Il premier ha aggiunto di riconoscersi in tutta una serie di
difficoltà incontrate a suo tempo da Mussolini e ha poi confermato che voterà
la fiducia a Monti anche se non è d’accordo sulla «patrimoniale continuativa»
per i capitali rientrati con lo scudo fiscale perché pacta sunt servanda e non è d’accordo neanche sulla
parte della manovra che riguarda le pensioni. «Non è detto che questo governo
abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura. Nel decreto ci sono
molte disposizioni che potremo sicuramente cambiare in futuro quando gli
italiani ridessero a noi il governo del paese». Colpo anche all’Europa:
«Cameron ha fatto bene a tenersi fuori dall’accordo. Avrei posto il veto
anch’io a questa volontà di praticare una politica recessiva».
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 16 dicembre 2011]
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