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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

LA LUNGA SCIA DI RIFORME MANCATE

La storia delle liberalizzazioni è un lungo slalom tra serrate messe in atto o solo minacciate, emendamenti scritti e saltati all’ultimo minuto, provvedimenti rivoluzionari che alla fine si sono smorzati in piccoli ritocchi a settori di difficile accesso. I farmaci e i taxi, al centro delle cronache di queste settimane, sono solo la punta dell’iceberg: di volta in volta negozianti, benzinai, avvocati, notai, banchieri e assicuratori, case automobilistiche hanno alzato barricate, in modo più o meno plateale. Nella memoria restano le immagini del luglio 2006, quando il movimento dei taxi-lumaca paralizzò le grandi città costringendo migliaia di persone in coda alle stazioni e agli aeroporti. La liberalizzazione delle licenze per i taxi è stato sempre uno scoglio duro e, dopo il ridimensionamento delle misure inizialmente proposte nelle lenzuolate Bersani, stavolta, con la manovra Monti, per dribblare l’ostacolo è bastata un’azione di lobbying dietro le quinte, senza mandare il traffico in tilt.
Anche sui farmaci siamo al déjà vu. La deregulation di quella di fascia C (con ricetta ma non rimborsabili) con apertura anche alle parafarmacie è un’altra eredità delle lenzuolate dell’ex ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, costretto a fare marcia indietro. E a cinque anni di distanza a poco sono valse raccomandazioni e segnalazioni dell’Antitrust guidata da Antonio Catricalà che oggi, ironia della sorte, da sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha partecipato con un ruolo di primo piano al lavoro sulla manovra. Finirono in un nulla di fatto anche i tentativi di abolizione del Pra, il pubblico registro automobilistico gestito dall’Aci, e della vendita dei componenti auto.
Nel 2009 si concretizzò la promessa – finora l’illusione – di una legge annuale per la concorrenza. Un ddl fu faticosamente preparato dal ministero dello Sviluppo economico, allora guidato da Claudio Scajola, poi il dossier è rimasto nei cassetti. Si sono progressivamente smorzate le misure per la rete dei carburanti, stralciate dal ddl e poi approvate a impatto ridotto con decreto, mentre la norma contro gli intrecci nella governance di banche e assicurazioni non è mai riuscita ad emergere fino all’ultima manovra che l’ha recuperata edulcorandola nelle scadenze fissate per optare per uno degli incarichi.
Anche quella degli Ordini professionali è una corsa al riordino che parte da lontano, tra deregulation e retromarcie, lunga 30 anni. È il 10 gennaio 1983 quando il ministro della Giustizia, Clelio Darida, insedia la prima commissione di esperti per porre mano alla riforma degli Ordini. Ma non si va lontano. Ma solo nel ’97 il Guardasigilli Giovanni Maria Flick organizza un tavolo con le categorie per cercare un punto d’incontroa. Nel frattempo, la legge Bersani (legge 266/97) cancella il divieto di istituire società tra professionisti. Poi tocca a Piero Fassino, Guardasigilli nel 2000: il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge che non arriverà mai in porto. Nell’autunno 2002 – sotto il Governo Berlusconi – la riforma è nelle mani della commissione Vietti, sottosegretario alla Giustizia. Il lavoro condiviso giunge a buon punto ma, nel 2004, il pallino della riforma viene rivendicato dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e con Vietti è scontro. Si arriva al 2010. A Via Arenula siede Angelino Alfano, che promette la riforma entro ottobre. Lungo silenzio e si arriva all’estate 2011, in cui il vento della deregulation prefigura addirittura l’abolizione dell’esame di Stato per avvocati e commercialisti. Ma tutto si ridimensiona. E nella manovra di Ferragosto plana un mini-riordino.