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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

Delusione fondi: gli indici di Borsa rendono di più - Nuova bordata dell’ufficio st­u­di di Mediobanca all’industria del risparmio gestito

Delusione fondi: gli indici di Borsa rendono di più - Nuova bordata dell’ufficio st­u­di di Mediobanca all’industria del risparmio gestito. Dopo che lo stu­di­o di luglio sui fondi comuni testi­moniava la vittoria dei Bot in un’ottica di medio-lungo termi­ne, gli economisti di Piazzetta Cuccia questa volta dimostrano, dati alla mano, che raramente i ge­stori riescono a battere l’indice che fissano come riferimento ( benchmark ). Una tesi che, ancor­ché indirettamente, depone a fa­vore degli Exchange traded fund (Etf), ossia i fondi passivi, quotati in Borsa come se fossero azioni e contrapposti ai prodotti tradizio­nali (definiti attivi proprio perché attraverso la gestione tentano di strappare un rendimento superio­re del benchmark). L’ufficio studi di Mediobanca, che ha passato al setaccio 1.003 prodotti italiani del risparmio gestito, ha calcolato che nel 2010 le differenze tra rendi­menti e indice di riferimento sono tornate in rosso, in media, per 1,2 punti. Il risultato segue il timido rialzo di 0,3 punti del 2009 che, dal 2000 a oggi, è l’unico anno in cui i gestori sono riusciti a battere il benchmark . Va detto però che, a dispetto del segno meno, quello realizzato dai fondi nel 2010 è il se­co­ndo miglior risultato del decen­nio, a pari merito con il 2003. Scendendo nel dettaglio delle categorie, i prodotti dedicati al­l’azionario, nel 2010, hanno otte­nuto una performance negativa ri­spetto all’indice di riferimento pressoché in linea con l’anno pre­cedente (-1,4% contro -1,5% del 2009), mentre gli obbligazionari, i più rilevanti in termini di volume di risparmio gestito, sono passati da +0,5% a -0,8%, i bilanciati da -0,4 a-1,9 e i fondi di liquidità, con un peggioramento da +0,8 a -0,9 punti, hanno conosciuto la secon­da peggior performance relativa al benchmark dal 2000. Dall’analisi di Mediobanca emerge come l’euro stia perden­do posizioni nell’industria del ri­sparmio gestito. Complice anche la generale svalutazione nei con­fronti di tutte le principali mone­te, i titoli denominati in euro costi­tuiscono l’84,9% del portafoglio dei fondi comuni aperti italiani al­la fine del 2010, il 3% in meno ri­spetto al 2009. L’incidenza della valuta unica sale al 91,9% negli ob­bligazionari, al 99,5% in quelli di li­quidità e all’87,4% per i flessibili; viceversa, si riduce al 39,6% negli azionari e all’80,2% nei bilanciati. Gli esperti di Piazzetta Cuccia mettono nel mirino anche i «co­sti », per scoprire che nel 2010 gli oneri di gestione dei fondi si sono attestati all’1,2% del patrimonio netto medio, percentuale invaria­ta rispetto al 2009, mentre i rendi­menti sono scesi al 2,4% dal 5,9% dell’anno precedente. Il totale de­gli oneri dei fondi del campione ammonta, invece, a 124 milioni, dato che tuttavia esclude i costi di negoziazione dei titoli di debito.