Valerio Magrelli, la Repubblica 16/12/2011, 16 dicembre 2011
Era il 1787, quando, a Torino, a causa di un duello, François Xavier de Maistre, ufficiale del regno di Sardegna, fu messo agli arresti domiciliari
Era il 1787, quando, a Torino, a causa di un duello, François Xavier de Maistre, ufficiale del regno di Sardegna, fu messo agli arresti domiciliari. Dalla noia di questa reclusione, nacque più tardi un libro delizioso. Il giovane scrittore non era affatto sedentario eppure, l´opera che redasse in prigionia costituì un paradossale elogio della stasi, anzi, del movimento miniaturizzato: Viaggio intorno alla mia camera era il titolo. Tutto il divertimento si basava sulla metamorfosi dell´arredamento in paesaggio. Alle scoperte degli esploratori settecenteschi, l´autore intese infatti contrapporre quelle di un uomo che, sbarrato in casa, trasforma l´intérieur in panorama: "La mia camera si trova sopra il quarantacinquesimo grado di latitudine. La sua esposizione è da levante a ponente […] Dopo la poltrona, procedendo verso il nord, si scopre il letto, ma la strada da percorrere per arrivare alla biblioteca è ancora molto lunga". Ebbene, riprendendo un precedente tanto celebre, la storica francese Michelle Perrot, già direttrice insieme a Georges Duby dei cinque volumi che formano la Storia delle donne in Occidente, presenta il saggio Storia delle camere (Sellerio). Un altro nume tutelare di questo lavoro è Blaise Pascal. Nei suoi Pensieri, infatti, il filosofo giansenista racchiuse così le ragioni di ogni tormento spirituale: "Tutta l´infelicità dell´uomo deriva da una sola causa: dal non saper restarsene tranquilli in una camera". Camera contro Mondo, dunque, e in effetti lo studio di Michelle Perrot parla di "camere" tanto in senso privato (come luogo di sesso, riflessione, sequestro, nascita, malattia e morte), quanto in senso pubblico (le stanze di Re Sole o la Camera dei Lord). Che non si tratti di una prospettiva inedita, lo dimostra il fatto che l´Enciclopedia di Diderot e d´Alembert recitava: "Pochi termini nella lingua hanno un numero di accezioni figurate paragonabili a quello della parola camera". Ma i risultati delle indagini sono davvero avvincenti, rigorosi. Basti pensare alle ricostruzioni delle camere da letto di nobili, re, contadini o operai fra Sette e Ottocento, alle camere delle donne, dei bambini o degli scrittori, alle camere d´albergo o alle camere ardenti, alle camere delle suore di clausura (Teresa d´Avila) o a quelle dei perseguitati politici e religiosi (Anna Frank). Se l´orizzonte tematico del volume risulta insomma sterminato, la sua prospettiva è la stessa che aveva additata Michel Foucault, esortando a scrivere (sulla scia di Philippe Ariès) una vera e propria storia degli spazi: dalle grandi strategie della geopolitica, alle piccole tattiche dell´habitat, dell´architettura istituzionale, dell´aula scolastica o ospedaliera. Ecco quindi l´assunto da cui muove la studiosa, riprendendo l´idea che "l´ancoraggio spaziale sia una forma economica-politica da studiare in dettaglio". E´ inevitabile che ricerche simili presentino qualche lacuna, a cominciare dal silenzio sugli studi letterari di Michael Issacharoff, Georges Matoré e Gianfranco Rubino intorno al tema della dimora. D´altronde, nella sua introduzione, Paolo Mauri osserva giustamente l´assenza di uno fra i maggiori poeti italiani del Novecento, Attilio Bertolucci, cui si deve il romanzo in versi La camera da letto. Data la vastità del tema, ci sono anche altre mancanze, ma sarebbe troppo facile elencare le omissioni del progetto: uno dei suoi pregi consiste anzi nelle sollecitazioni cui il lettore viene sottoposto, quasi fosse chiamato ad allargarne il raggio. Più interessante segnalare come, sotto il profilo metodologico, il volume ne ricordi un altro di Marco Biraghi: Porta multifrons. Forma, immagine, simbolo (1992, Sellerio). Due opere da tenere sullo stesso scaffale. Malgrado alcune sviste nella traduzione (una talmente grave da attribuire all´autrice, a pagina 52, un´affermazione antisemita a lei del tutto a estranea), Storia delle camere trae la sua efficacia dal continuo passaggio fra la sfera privata e quelle pubblica. Emblematico è il capitolo d´apertura, che analizza la balaustra collocata nella camera del re Luigi XIV per dividere l´ambito del sovrano da quello dei visitatori: "Come all´interno di una chiesa il recinto del coro separa l´altare dei fedeli, così la balaustra delimita una sorta di tabernacolo". Nella stanza regale, quell´esile, invalicabile parapetto era chiamato a delimitare una soglia dotata di un´autentica sacralità, se è vero che, come scrive Florence Dupont nel saggio Sulle camere che precedono la camera, sacralizzare significa "alzare bastioni, mettere sotto tensione una porzione di spazio, circondare con una barriera, una cancellata, un recinto". Solo in casi eccezionali si poteva penetrare oltre la balaustra. Appoggiarvisi, poi, era quasi un sacrilegio. Soltanto sotto il regno di Luigi XVI, qualcuno osò farlo impunemente. Si trattava del marchese di Créqui, il quale, di fronte alle rimostranze di un usciere, se la cavò con una battuta di spirito. Così la corte rise di un aneddoto che ai tempi di Re Sole sarebbe stato impensabile. Segno dell´inizio di una nuova epoca. Da qui la conclusione di Michelle Perrot: "Quando il rito suscita l´ilarità, ci si può aspettare di tutto".