Luca Ubaldeschi, La Stampa 16/12/2011, 16 dicembre 2011
Nel grande stabilimento affacciato sul Tanaro sono giorni di trasformazione. Finita la produzione per Natale, è tempo di preparare gli impianti per i dolci destinati al prossimo traguardo, Pasqua 2012
Nel grande stabilimento affacciato sul Tanaro sono giorni di trasformazione. Finita la produzione per Natale, è tempo di preparare gli impianti per i dolci destinati al prossimo traguardo, Pasqua 2012. Ma per il mondo Ferrero, le novità si fermano a questo. In tutto il resto, la parola magica è continuità. Vale per i risultati aziendali, ancora una volta in crescita a dispetto di una congiuntura da far tremare i polsi: all’assemblea del 21 dicembre l’azienda Italia del gruppo si presenterà con un fatturato di 2502 milioni di euro, in crescita del 7% rispetto al periodo precedente. E vale per la gestione del colosso dolciario, che resta saldamente nelle mani della famiglia: nessun manager esterno, Giovanni Ferrero unico amministratore delegato dopo la scomparsa del fratello Pietro ad aprile, vittima di un malore in Sudafrica, con il quale per 14 anni aveva condiviso la guida del gruppo. «Quel lutto ha lasciato tracce profonde in ognuno di noi», spiega Francesco Paolo Fulci, diplomatico di lunga esperienza, ex ambasciatore all’Onu, oggi presidente di Ferrero Italia e vice di Ferrero International. «Per quanto riguarda la gestione - aggiunge - è stata naturalmente necessaria una razionalizzazione della catena dei flussi decisionali per adattarsi alla nuova situazione. Giovanni ha dovuto aggiungere un carico di lavoro non indifferente, ma rimane l’unico amministratore delegato, con la guida strategica del padre, Michele Ferrero, che continua ogni giorno a creare nuovi prodotti. Giovanni ha ereditato da lui la stessa fibra e la stessa capacità lavorativa». Una risposta chiara a chi, recentemente, ha scritto del possibile ingresso di Umberto Quadrino - ex ad di Edison - nella sala comandi della Ferrero. «Il dottor Quadrino - spiega Fulci - è un consulente personale di Michele Ferrero per le questioni economiche. Nulla di più. Michele Ferrero si avvale del suo contributo, come di quello di altri consulenti per aspetti legali o scientifici. Ma è la famiglia che continua a guidare il gruppo». Fulci parla nell’ufficio al primo piano della palazzina direzionale dell’impianto di Alba. Davanti a lui, una telecamera per le videoconferenze con le filiali sparse nel mondo; alle sue spalle, due grandi finestre sulle colline delle Langhe. Globale e locale si incontrano in questo stabilimento grande come 50 campi di calcio, oltre 3500 addetti, cuore e paradigma di una storia imprenditoriale di successo lunga 65 anni. Fulci la racconta muovendo il ragionamento su due piani. Da una parte ci sono i numeri e i prodotti, per cui quel 7% in più della Ferrero Italia - il cui fatturato è pari a circa un terzo dell’intero gruppo - «è ancora più importante perché conseguito in un mercato da tempo maturo ed è figlio dell’unicità dei nostri prodotti, della scelta di puntare su qualità e freschezza». Dall’altra, sottolinea il contributo della formula imprenditoriale voluta da Michele Ferrero, ancora così presente nella realtà aziendale a dispetto degli 86 anni (è verità e non leggenda, assicurano ad Alba, che continui a fare visite a sorpresa in supermercati e punti vendita per controllare la freschezza dei suoi prodotti). E’ una formula - dice Fulci - «nella quale l’azienda cerca di restituire ai lavoratori molto di ciò che essi danno: ad esempio con un’attenzione alle esigenze quotidiane loro e delle loro famiglie, anche dopo l’età della pensione, che determina un patto fiduciario di cui beneficia il lavoro nel suo complesso». Assistenza sanitaria, aiuti alle mamme lavoratrici, borse di studio, sono alcuni capitoli di una storia in cui gioca un ruolo-chiave anche la Fondazione Ferrero guidata dalla signora Maria Franca, moglie di Michele. «Vede - aggiunge Fulci - noi della Ferrero siamo orgogliosi di rappresentare un’azienda che fa dell’etica e della responsabilità sociale i valori fondanti». Fulci porta a esempio le Imprese sociali Ferrero, di cui è presidente onorario: a fronte di insediamenti industriali in Paesi del Terzo Mondo, dall’India al Camerun, il gruppo destina una percentuale dell’attività produttiva - non dei profitti a progetti per la salute e l’educazione dei bambini. L’obiettivo strategico della Ferrero è d’altronde diventare sempre più internazionale. La politica di realizzare un nuovo stabilimento ogni due anni circa continua, e dopo Russia 2009 sono all’orizzone Turchia e Messico. «Prevediamo - spiega l’ambasciatore Fulci - che entro il 2015 il 70% della crescita dei mercati per l’industria del cioccolato sarà trainato da Asia, Europa dell’Est, America Latina. E’ a queste aree che guardiamo per espanderci. Inoltre, confidiamo nel vantaggio competitivo che ci dà la riconoscibilità delle nostre grandi marche, come Nutella, Rocher, Kinder, Tic Tac, scommettendo al tempo stesso sull’innovazione capace di rinnovare i prodotti storici e di svilupparne nuovi». Nessuna ombra, dunque, all’orizzonte? «E’ chiaro - risponde Fulci - che c’è preoccupazione per la crisi economica, che può portare a una riduzione delle spese per beni voluttuari. Ma pensiamo di poterla fronteggiare garantendo prodotti sempre più equilibrati nell’aspetto nutrizionale e con attenzione ai prezzi. La gente apprezza chi offre qualità». Crescita per linee interne, dunque, fedeli a una storia aziendale che rifugge dalle acquisizioni. Ancora Fulci: «Sinceramente non vedo al momento né ragioni, né condizioni per comportarsi diversamente». Ad Alba è ancora fresco il ricordo della tentazione che il gruppo ebbe di conquistare la Cadbury. Un dossier infine abbandonato, e chissà se la decisione venne davvero presa in seguito alla riunione in cui Michele riunì i manager in una stanza e ascoltò i commenti dopo aver fatto assaggiare loro i prodotti dell’azienda inglese. Con questi presupposti, non stupisce che la Ferrero preferisca restare a distanza dalla Borsa. La famiglia privilegia la libertà di scelta e, conclude Fulci, «non esistono vincoli di fabbisogno finanziario o di altra natura per giustificare operazioni di questo genere». Niente azioni Nutella, insomma: vince la continuità.