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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

Ecco la verità sulle frequenze televisive - In un articolo pubblicato ieri su Re­pubblica intitolato «Frequenze televi­sive: lunga catena di errori» i commis­sari Agcom D’Angelo, Lauria e Sortino dicono la loro su come si sarebbero svolte le cose nell’Autorità per le garan­zie nelle comunicazioni circa le vicen­de televisive

Ecco la verità sulle frequenze televisive - In un articolo pubblicato ieri su Re­pubblica intitolato «Frequenze televi­sive: lunga catena di errori» i commis­sari Agcom D’Angelo, Lauria e Sortino dicono la loro su come si sarebbero svolte le cose nell’Autorità per le garan­zie nelle comunicazioni circa le vicen­de televisive. Poiché non mi rispec­chio affatto nella loro versione dei fatti, ecco la mia replica. A Cominciamo con il tanto conte­s­tato beauty contest sulle frequenze te­levisive. Sorvolo sul fatto che non tutti coloro che oggi sono così critici di que­sta scelta lo erano altrettanto nel 2009, dentro e fuori l’Agcom.Mi soffermo in­vece sulla sostanza ricordando che al­l’epoca prevaleva l’interesse anche tra i gruppi editoriali tradizionalmente vi­cini alla sinistra. Se è vero del resto che senza frequenze non era possibile ac­cedere al business televisivo, allora la circostanza che una barriera venisse ri­mossa rappresentava un significativo progresso. Non a caso Centro Europa 7, veterana delle battaglie per la con­correnza televisiva, ne ha approfittato presentando domanda alla gara. Oggi questo interesse pare venuto meno per taluni e non sta a me indagare per­ché, anche se qualcuno sospetta un po’ di malizia.Se poi oggi sono cambia­te le condizioni, accertiamolo pure: si esplorino le alternative al beauty con­test , ammesso che ve ne siano. Ma con due cautele: niente retropensieri di regolamenti di conti politi­ci; e soprattutto senza get­tare nel caos il digitale terrestre in un momen­t­o di delicata transizio­ne. Sono ottimista? Per niente. Mi vengo­no i brividi quando leg­go che sedicenti esperti au dessus de la melée invo­cano come rime­dio di impor­re ad alcune imprese patenti di do­minanza o discriminazioni per decre­to. B Sostengono ancora i colleghi che il problema era a monte e cioè nel fatto che «si è deciso che quello pubblicita­rio non era un mercato rilevante ». Il ri­ferimento è al procedimento per la de­finizione dei mercati rilevanti del Sic che ha visto impegnata l’Autorità per parecchi mesi. Le conclusioni del­­l’istruttoria furono queste: esistono due mercati rilevanti ai fini del plurali­smo: quello in chiaro e la pay tv. Un esi­to asseverato dalla stessa Commissio­ne europea che nella decisione del­l’agosto 2010 sull’ammissione di Sky al beauty contest trac­ciava esattamente que­sta demarcazione. Ma questa conclusione aveva un torto. Quel­lo di c­ozzare con la te­si a suo tempo espres­sa nel disegno di legge Gentiloni, secondo la quale il tetto alla pubblici­tà televisiva sarebbe la De­lenda Carthago della democra­zia, e con l’altra teoria,sempre scaturi­ta dalla stessa matrice politica, secon­do cui il criptato (ossia Sky) sarebbe ir­rilevante ai fini del pluralismo. Dopo uno scontro in Consiglio che ha segui­to fedelmente questa falsariga, il prov­vedimento è stato varato nella propo­sta dagli uffici che rispecchia la visione europea. Ora non è motivo di scandalo cheuntemascottanteefortementeide-ologicocomequellodelleposizi­onido-minantitelevisivesusciticontrapposi-zioniinunconsiglionelqua eicompo­nenti la pensano inmododiverso - vi­vaddio! Ma il punto di vista di una par­te resta tale, senza poter ammantarsi di alcuna pretesa di superiorità etica o tecnica. C Circa la questione della concen­trazione Mediaset- Dmt,da poco auto­r­izzata dall’Antitrust, i colleghi lamen­tano tr­a le righe che l’Agcom abbia con­cesso parere favorevole. Ebbene, in tut­ta la storia dell’Agcom, su centinaia di pareri rilasciati all’Agcom, non è mai accaduto che fosse dato riscontro ne­gativo. E le occasioni non sarebbero mancate per smarcarsi anche in setto­ri meno esposti ai riflettori, se il metro era quello di una intransigenza dogma­tica. Il punto è che non si può cambiare metro a seconda dei soggetti. Saggia­mente il Consiglio ha deliberato quel­lo che ha sempre fatto: sì, ma con caute­le nuove o rafforzate. Ancora una vol­ta: nessun «errore». * Commissario Agcom