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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

PER L’ORO QUARTA SEDUTA DI RIBASSI

Non accenna a interrompersi la fase di debolezza dell’oro. Anche ieri il lingotto ha chiuso in calo: al fixing pomeridiano di Londra il metallo prezioso quotava 1.574 dollari l’oncia, in calo dell’1,8 per cento rispetto al giorno prima. A New York, con la quarta seduta consecutiva in calo, si è toccato un minimo di 1.560 dollari l’oncia.
Dopo aver sfondato nei giorni scorsi la quota di 1.600 dollari l’oncia per la prima volta negli ultimi tre mesi sul mercato spot, l’oro continua a risentire della progressiva erosione di fiducia nel futuro dell’Eurozona. Un pessimismo che sta contagiando anche l’euro (ai minimi da 11 mesi rispetto al dollaro) e che, di conseguenza, sta rendendo meno appetibili agli occhi degli investitori occidentali gli asset quotati in altre valute, biglietto verde in primis. Dietro i realizzi sul mercato aurifero sembra esserci però la fame di liquidità degli investitori: alcune banche, segnalano rumors di mercato, starebbero alleggerendo le loro riserve aurifere anche con ben calibrate operazioni a termine. Una mossa, questa, che potrebbe nascere dall’avvicinarsi della chiusura d’anno e dall’esigenza di raggiungere i benchmark prefissati. L’oro, del resto, avrà pur perso il 9 per cento nel corso di questo mese ma rispetto all’inizio dell’anno ha registrato un aumento delle quotazioni pari al 10 per cento. Chi insomma ha comprato oro nel corso degli ultimi anni può contare su importanti plusvalenze in caso di smobilizzo.
Che cosa accadrà ora alle quotazioni? Alcuni analisti sono convinti che il prezioso stia entrando in un bear market, ovvero in un trend ribassista. La caduta delle valutazioni sotto la media mobile degli ultimi 200 giorni, a 1.614 dollari l’oncia, può essere l’ulteriore spia dell’avvio di una fase di fragilità che va messa in conto. Gli analisti tecnici tuttavia tengono a sottolineare che potrebbe essere troppo presto per dire che il trend rialzista è terminato. Molti segnali indicano che sul mercato si registra un ipervenduto tecnico che potrebbe spingere molti investitori a comprare. Non solo: come accaduto anche in passato, questa forte correzione non sta trascinando con sè gli Etf, visto che gli accantonamenti rimangono vicini al record di 70 miliardi. «Gli investitori di medio e lungo termine rimangono fedeli all’oro e gli Etf non stanno registrando flussi in uscita – spiega Commerzbank in una nota –. Con tutta probabilità i cacciatori d’affari si riposizioneranno sull’investimento aurifero alla luce dei bassi prezzi».