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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

SORU SCARICA L’UNITÀ. CHE ORA RISCHIA LA CHIUSURA

La verità? È che per lui siamo solo un peso. Non gli interessiamo. Vuole liberarsi di noi”, spiega un giornalista de l’Unità. Tono pacato. Secco. Avvilito. In ballo c’è il suo posto di lavoro e quelli di molti altri colleghi.
Il soggetto del quale parla è Re-nato Soru. Oggi il giornale fondato da Antonio Gramsci non è in edicola, ieri la redazione ha scioperato dopo un drammatico confronto con la direzione durante il quale i vertici hanno paventato l’ipotesi di un “niente tredicesima e forse niente stipendio”. Black out sui conti, appunto. La colpa? “Ma delle banche”, ovvio, fanno sapere dall’alto. E a ruota del finanziamento pubblico riservato all’editoria, in dubbio per quest’anno, ancora peggio per quelli a seguire. “In sostanza gli istituti di credito temono la nostra insolvenza, quindi non ci anticipano soldi”, spiegano al giornale. Chi ci rimette è l’intera redazione, dai giornalisti ai poligrafici “affogati e stressati da due anni di sacrifici”, racconta un redattore. E pensare che la storia doveva essere totalmente opposta.
ANNO 2008 da tempo il giornale è in crisi, si parla di nuovi soci, di nuovi acquirenti. Ipotesi, voci. Smentite. Cordate. Fanfaroni. Assemblee di redazione, comunicati ufficiali. Fantasmi del passato, con alcuni giornalisti già scottati dai “lucchetti” (via dalle edicole dal 28 luglio 2000 al 28 marzo 2001). Macché, niente da fare. Fino a Soru. Il messia. Il salvatore. Il 20 maggio dichiara: “Non era giusto che il giornale di Gramsci e di Enrico Berlinguer, che ha rappresentato tanto nella storia del nostro Paese, fosse trattato come una merce qualsiasi”. Altri tempi. L’allora governatore della Sardegna era l’astro nascente della politica di centrosinistra: forte in casa, cercato dalle televisioni nazionali per interviste e confronti. E nonostante i suoi lunghi, lunghissimi silenzi. Silenzi, di solito, poco adatti ai tempi tv (chiedere a Daria Bignardi e alle Invasioni Barbariche). Quindi il suo appetito a livello nazionale, con una corrente pronta ad appoggiare un eventuale sbarco al Nazareno, casa Pd, magari al posto di Veltroni, D’Alema, Bersani. O a chi toccava. Qualcuno gridava: è l’antiberlusconi! Lui no. Schivo, taciturno (appunto), sempre serio, è stato subito pronto a prendere le distanze politico-imprenditoriali dal cittadino onorario di Olbia: “Il quotidiano sarà intestato a una fondazione che si occuperà della gestione”. Come dire: da me non avrete alcun conflitto di interessi, nonostante l’assegno strappato. E che assegno. Soru, in alcune situazioni, ha parlato di una cifra superiore ai 20 milioni di euro per l’acquisto del giornale, della testata, per il nuovo formato, il cambio di direzione, l’ampliamento della redazione. Più una ricapitalizzazione. L’idea iniziale era quella di una piattaforma multimediale, si parlava di tv, radio, pubblicità. Combattere testa a testa con le corazzate. Tutto finisce in pochi mesi. Le azioni Tiscali crollano (da una quotazione di 1,50 euro, passano a un incredibile 0,17), lui perde la Regione.
NIENTE PIÙ SOLDI, niente potere, fine dei sogni di gloria. A ruota, anche per l’Unità. Dopo soli cinque mesi il sogno è evaporato. Parole d’ordine: ridurre i costi. Precari tagliati, meno soldi ai collaboratori. Stato di crisi. Prepensionamenti. In due anni 20 giornalisti spediti a casa. Cambio di sede. “Vieni a vedere quanti siamo, magari la domenica...” Quanti? “Pochi, pochissimi e con l’umore a terra”. E ora con una busta paga in bilico e un editore che pubblicamente dichiara di volersi disfare del giornale. “Evidentemente non gli serviamo più”. Evidentemente anche Gramsci e Berlinguer sono diventati una merce qualsiasi.