Alessandro Plateroti, Il Sole 24 Ore 16/12/2011, 16 dicembre 2011
IL PIANO PIACE ALLE BANCHE
La discesa dell’euro sotto quota 1,30 dollari è durata poco: trascorse nemmeno 24 ore dal "crollo" a quota 1,29 di mercoledì, ed ecco le banche tornare a fare incetta non solo di valuta europea, ma persino di bond periferici. I primi a beneficiarne sono stati i titoli spagnoli venduti ieri in asta con un discreto successo. Anche l’Italia ha beneficiato in parte di questo trend, con gli spread che hanno recuperato alcuni punti base. Al contrario il mercato ha ri-penalizzato i titoli di Stato del Regno Unito e ha fatto incetta di franchi svizzeri. Che cosa significa tutto ciò, tenendo anche conto che le Borse sono tornate a salire? Gli operatori hanno pochi dubbi: l’euro resta sopravvalutato perchè - a cominciare dagli Usa - nessuno ha in questo momento l’intenzione di affossare l’Europa o di scommettere su una imminente disgregazione dell’euro. Le cifre parlano chiaro: malgrado la crisi economica e del debito, le tensioni tra Stati e governi, tra banche e autorità di vigilanza l’euro ha perso soltanto il 2,6% sul dollaro dall’inizio dell’anno, una flessione del tutto irrilevante in un contesto tanto difficile. È bene ricordare, a tale proposito, che l’euro era sceso fin sotto la soglia degli 1,20 dollari nel giugno del 2010, cioè quando fu deliberato il primo pacchetto di aiuti per la Grecia: ciò significa che lo spazio per scendere - e aiutare così anche una ripresa delle esportazioni euoropee - è relativamente ampio. Se passiamo ad analizzare la situazione sottostante, quella cioè delle banche e del debito sovrano, alcune interessanti dinamiche sembrano essersi messe in moto. Dietro il successo dell’asta spagnola di ieri, per esempio, non ci sarebbe soltanto il ritorno di una maggiore fiducia degli investitori sulle prospettive spagnole e dell’eurozona, ma anche fattori tecnici che in prospettiva potrebbero rivelarsi determinanti per riportare stabilità nel martoriato universo del sistema bancario. Alcuni operatori hanno spiegato infatti che i titoli spagnoli, come quelli italiani, vengono acquistati in questo momento dalle banche e da altri investitori istituzionali per poter essere utilizzati come collaterale nell’imminente asta illimitata di liquidità con scadenza a tre anni della Bce. L’operazione potrebbe davvero rivelarsi determinante per le banche, anche se la Bce getta acqua sul fuoco: ancora ieri il Governatore Mario Draghi ha detto che la Bce non ha alcuna intenzione di imbarcarsi in un allentamento quantitativo in stile americano. In realtà, la situazione è diversa e i mercati lo sanno. Il problema di Draghi, dicono, è che in tutta questa confusione la Bce è costretta a dichiarare formalmente una cosa e a farne un’altra dietro le quinte. E dietro le quinte, la Bce ha mosso i primi passi verso un programma di "monetizzazione" del debito sovrano che potrebbe essere della scala di quello della Fed o della Bank of England (forse addirittura più massiccio). Le cosiddette 3-yr LTRO (operazioni di liquidità illimitata a 3 anni) forniranno supporto infinito alle banche europee e, attraverso queste, ai mercati dei titoli di Stato. Come hanno osservato infatti gli analisti di GaveKal, una volta che questi mega-repo (repurchase agreement) inizieranno, le banche dei paesi periferici saranno in grado di prendere a prestito denaro dalla Bce all’1% e utilizzare queste somme per comprare titoli di Stato che oggi in media rendono intorno al 6%. E data la scadenza inconsueta di queste operazioni di riacquisto (3 anni), le banche avranno modo (teoricamente) di acquistare titoli senza esporsi a rischi di roll-over o di scadenza nel breve. Gli istituti di credito beneficieranno di un "carry" di circa 500 punti base, sempre che i regulator europei non le obblighino (e nell’interesse di chi?) a svalutare i portafogli di debito sovrano. Ma la cosa più interessante di questo enorme schema è che le banche potrebbero ricostituire delle riserve di capitale senza diluire gli azionisti e gli stati periferici potrebbero tassare parte di questo "carry" in modo da avvicinare praticamente il proprio cost-of-funding al tasso offerto alle banche dalla Bce. La European Banking Authority dovrebbe certamente rilassare le proprie assunzioni da stress test e, ovviamente, le banche dovrebbero avere un incentivo ad acquistare il debito sovrano esclusivamente del proprio Paese. Cosa che, per alcuni analisti, risolverebbe uno dei problemi fondamentali di questa crisi: ovvero il fatto che i risparmiatori spagnoli o italiani possono comprare debito tedesco, visto che non c’è "currency risk", lasciando quindi il governo spagnolo o italiano privo di una base locale d’investitori utile a mantenere il cost-of-funding sotto controllo. C’è grande confusione sotto il cielo, insomma. Ma è presto per dire se sia una bella giornata.