Giordano Tedoldi, Libero 16/12/2011, 16 dicembre 2011
«CAZZO RIDI?» IL CONIGLIETTO SI È SUICIDATO»
Il giorno in cui diventiamo tutti più buoni e mangiamo controvoglia pietanze cucinate da parenti che odiamo si avvicina, e allora perché non presentarsi all’appuntamento con una strenna intelligente, un bel libro, anzi due, che ricordino ai vostri cari due concetti fondamentali: che il suicidio è un sistema sicuro anche a Natale, e che il nonno non si regge più.
Il nonno è il tristo eroe di molte vignette di Cazzo ridi? (Isbn, pp. 192, euro 12) libro illustrato dall’unico genio che l’Islanda abbia prodotto in tempi recenti, Hugleikur Dagsson. «Nonno, per te niente regali! Abbi pazienza, non ne valeva la pena», dice un omino in completo scuro al fu capofamiglia umiliato sulla sua carrozzina, mentre dietro di lui la moglie esamina un golfino e il bambino gioca con il camioncino, tolti dai pacchi sotto l’albero addobbato.
In un’altra vignetta, è in corso un party scatenato e il vecchino, tremante sul bastone, si avvicina alla porta insieme al padrone di casa che si rivolge a un nuovo arrivato: «Spiacente, è una di quelle feste dove per entrare bisogna spompinare mio nonno».
Moneta di scambio
Il pompino per Dagsson non è mai piacere sessuale ma, esasperando parte della verità, solo moneta di scambio. Perfino nei cieli. Due angeli aureolati fluttuano tra le nuvole. Il primo: «Io ero un serial killer. Per favore, non dirlo a nessuno». L’altro: «Starò zitto, ma tu fammi una pompa».
I rapporti familiari vengono scorticati fino alla loro nuda verità. Ecco una mamma che dà la buonanotte ai tre pargoletti: «Buonanotte bambini », e quelli, all’unisono compresi i due nel letto a castello: «Mangia la merda, mammina».
I difetti fisici creano terrificanti equivoci. Nei banchi di scuola c’è un bambino con una testa sproporzionata, le belle compagne si girano e gli chiedono: «La risposta alla domanda 9?» E lui, col testone chino sul compito: «Per l’ultima volta: non sono un genio, sono idrocefalo».
Il delicato equilibrio coniugale è sezionato col bisturi. Lei: «Scusa caro, vado a fare la pipì». Lui, leggendo il giornale a tavola: «Usa la carta igienica per coprire il rumore. Se sento cadere una sola goccia il nostro matrimonio è finito».
Concludiamo con la battuta che farà felice tutti gli affetti dal complesso d’Edipo. Il bambino, preso dai primi interrogativi sull’origine, chiede: «Papino, da dove vengono i bambini», e quello seduto in poltrona col solito giornale: «Dal buco del culo di tua madre». Scorretto fisiologicamente, non umoristicamente. Questo, dunque, per il nonno.
L’altro libro, più appropriato a un adolescente nelle prime crisi depressive, è Altri coniglietti, altri suicidi. Tanti nuovi modi per morire di Andy Riley (Mondadori, pp. 96, euro 10). Quarto di una fortunata serie di libri in cui il tratto morbido del disegnatore inscena una carneficina di teneri coniglietti. In copertina c’è il primo della serie, che si brucia infilando le lunghe orecchie nella presa elettrica. Ma è l’ingegnosità delle tecniche che colpisce.
Sangue e acido
In una vignetta un coniglietto si spalma di colla le orecchie, poi si tuffa dal trampolino della piscina. Arrivato al fondo, si incolla e resta affogato. Un altro coniglietto legge sul giornale “Crollo a Wall Street”, e subito zampetta nella rinomata via finanziaria. Non passa un istante che il primo manager suicida gli si spiaccica addosso. Un altro coniglietto mette la testa, a mo’ di ghigliottina, nel ciak dell’ultimo film di James Bond. Un altro si fa perforare il cranio dal tacco vertiginoso di una schiava dello shopping compulsivo, distratta mentre traffica col suo cellulare. Altri tre superano tutti quanti in macchinosità. In un bagno pubblico, hanno riempito il sifone di acido muriatico e si sono accucciati nelle conchiglie degli orinatoi. Appena qualcuno scaricherà, loro verranno disciolti. Che meraviglia.
Sì, questi sono i due doni imperdibili per tutta la famiglia. Da abbinare, a capodanno, con il monologo del compianto Felice Andreasi (lo trovate su Youtube), in cui il grande attore piemontese esordiva: «Per la fine dell’anno mia moglie l’ho bruciata».
Giordano Tedoldi