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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

MILANO —

La sentenza che condanna a 7 anni per la bancarotta da 43 milioni del suo gruppo Hdc l’ex sondaggista di Berlusconi e inventore del «contratto con gli italiani», Luigi Crespi, assolve invece il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, e l’ex vicepresidente di Mediolanum e oggi senatore pdl Alfredo Messina dall’accusa di favoreggiamento di Crespi «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato».
In attesa delle motivazioni fra tre mesi, per immaginare il percorso del tribunale resta solo l’inconsueta formula di assoluzione nel merito, diversa sia dal «non aver commesso il fatto» (tipica di quando c’è ma non è stato commesso dagli imputati) sia da «il fatto non sussiste» (la condotta non esiste propio) sia anche da «il fatto non costituisce reato» (usata di solito quando la condotta esiste ma in chi la commette manca l’elemento psicologico). La formula «perché il fatto non è previsto dalla legge come reato» sembra piuttosto fare intuire che per il tribunale il contratto di consulenza nel 2004 tra Rti-Mediaset e Crespi per 500.000 euro, «disposto da Messina previo accordo con il presidente Confalonieri», fu sì un aiuto di Mediaset al sondaggista in crisi, ma scollegato da un altro favore: quello che Crespi aveva fatto al Biscione nel 1999-2000, quando con i soldi della propria Dataplanning ma «nell’interesse di Mediaset» aveva anticipato 500 milioni di lire in prenotazioni di spazi pubblicitari a Telelombardia e Antenna 3 per sopire sul nascere le doglianze delle due tv private regionali, irritate perché Mediaset avvantaggiava Italia 7 Gold fornendo film di qualità a prezzi convenienti in cambio di agevolazioni a Forza Italia nella campagna elettorale.
Soprattutto i legali di Messina, Giorgio Perroni e Luca Lauri, avevano insistito (anche in base a una sentenza di Cassazione a Sezioni Unite) sul fatto che per configurare il favoreggiamento di Crespi da parte di Confalonieri e Messina non bastasse un aiuto qualsiasi a Crespi (come le commesse dategli da Rti-Mediaset e ritenute peraltro fittizie dai pm Pedio e Pellicano che chiedevano 1 anno di pena), ma occorresse un aiuto finalizzato a far conseguire al sondaggista lo specifico profitto del reato presupposto (bancarotta) del favoreggiamento. E se, come propugnato dai legali, anche le giudici Cairati-Brambilla-Renda hanno ritenuto inesistente il nesso tra l’aiuto di Confalonieri-Messina a Crespi e il precedente aiuto di Crespi a Mediaset, ecco venir meno la nozione di specifico profitto.
Tra le altre 13 condanne in larga parte coperte però da 3 anni di indulto, l’ex consigliere delegato di Publitalia, Fulvio Pravadelli, riceve 2 anni per un rimborso preferenziale di 22 milioni di Hdc alla concessionaria del Biscione, che al legale Nadia Germanà del fallimento Hdc ha poi versato 3,5 milioni; mentre il sindaco di Hdc Ferdinando Superti Furga (poi sindaco in Telecom, Mondadori, Edison) è stato assolto da un’accusa ma condannato a 2 anni e mezzo per un’altra. Tra le 8 assoluzioni, gli ex amministratori della Banca Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani, e della controllata Efibanca, Enrico Fagioli, sono scagionati (l’uno per non aver commesso il fatto, l’altro perché il fatto non costituisce reato) dall’aver concorso al dissesto di Hdc contribuendo ad approvare bilanci che sapevano falsi. Oltre ai 7 anni a Crespi, 4 sono inflitti al fratello Ambrogio, 4 e mezzo alla moglie Natascia Turato, 5 a Andrea Marini e Giuseppe Rochira, 2 e mezzo all’avvocato Maurizio Novebaci. «L’entità della pena — lamenta Crespi — non è coerente con le mie responsabilità ammesse dall’inizio: mi ferisce l’assoluzione dei protagonisti bancari e finanziari, correttamente indagati dai pm. In ciò la sentenza mi delude come imputato e mi preoccupa come cittadino, perché fa emergere l’arretratezza delle leggi».
Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it