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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

In Cina il partito ora decide quando piove - Per la Cina 120 milioni di euro non sono certo una fortuna, ma il fatto che nel nuovo piano quin­quennale Pechino abbia stanzia­to questa somma per aumentare le precipitazioni nelle sue cinque province più colpite dalla siccità ha destato egualmente una certa sensazione negli ambienti scien­tifici, soprattutto americani

In Cina il partito ora decide quando piove - Per la Cina 120 milioni di euro non sono certo una fortuna, ma il fatto che nel nuovo piano quin­quennale Pechino abbia stanzia­to questa somma per aumentare le precipitazioni nelle sue cinque province più colpite dalla siccità ha destato egualmente una certa sensazione negli ambienti scien­tifici, soprattutto americani. Gli studi per creare pioggia arti­ficiale non sono certo una novità (anche in Italia è stato compiuto qualche tentativo negli anni Set­tanta, poi abbandonato), e sia la Nasa, sia l’Istituto Weizmann di Israele ci stanno lavorando seria­mente: su YouTube esiste perfino il video di una macchina che pro­duce una gigantesca nuvola, da cui poi è sceso un breve rovescio. Ma tutto quello che i cinesi intra­p­rendono viene preso particolar­mente sul serio. Non per nulla, al­la vigilia delle Olimpiadi, erano già riusciti ad assicurare il bel tem­po durante la cerimonia d’apertu­ra «seminando» nei giorni prece­denti le nuvole sopra la capitale con ioduro d’argento, un agente chimico che sembra favorire l’ag­gregazione delle molecole d’ac­qu­a per creare grandi gocce abba­stanza pesanti da cadere al suolo. L’obbiettivo che i cinesi si pre­figgono è di aumentare entro il 2015 le precipitazioni nelle zone prescelte del dieci per cento, al fi­ne di renderle più fertili ed incre­mentarne la produzione alimen­tare. Un obbiettivo più che legitti­mo, ma tutt’altro che facile da rag­giungere, perché finora questi in­terventi si sono svolti su un fronte di poche decine di chilometri e hanno richiesto comunque la pre­senza di nubi. Allargarli a intere province e produrre la bellezza di 280 miliardi di metri cubi di preci­p­itazioni artificiali è considerato, al momento, al di là delle capaci­tà della geo- ingegneria, e qualcu­no ritiene che gli estensori del pia­no quinquennale cinesi siano in preda a un delirio di onnipoten­za. Tuttavia, poiché il progetto na­sce in un Paese che negli ultimi an­ni è riuscito a stupire il mondo con i suoi progressi tecnologici, altri tendono a prenderlo sul se­rio. Inutile dire che un successo ci­nese nel controllo del clima costi­tuirebbe una rivoluzione che, con il tempo, interesserebbe l’in­tero pianeta. Si pensi soltanto ai cambiamenti che porterebbe in Africa, un continente che Pechi­no negli ultimi anni ha comincia­to a colonizzare, creandovi gran­di aziende agricole e trapiantan­dovi decine di migliaia dei suoi contadini, ma scontrandosi spes­s­o proprio col problema della sic­cità. Qualcuno teme perfino che in futuro la capacità di controlla­re la pioggia possa diventare un’arma, nel senso di dare ai suoi detentori la possibilità di provo­care grandi inondazioni in territo­rio nemico. Per ora, è fantascien­za. Ma negli Stati Uniti il progetto Haarp, gestito dalla Nasa, con lo scopo - apparentemente inno­cente- di «comprendere meglio il sistema di funzionamento inter­no delle nuvole e raccogliere un database di informazioni che per­metta di sviluppare un modello per stimare la quantità di precipi­tazioni che pu­ò cadere su un pun­to della superficie terrestre » è sta­to accusato da numerosi blogger di avere contribuito all’ultima esondazione del Mississippi. La Nasa ha ovviamente smentito, ma Walt Petersen, uno degli scienziati addetti al progetto, non ha negato che il fine ultimo dovrebbe essere «il controllo cli­matico globale». Siamo ancora ben lontani da questo, ma non siamo neppure fermi alla «danza della pioggia» con cui ancora oggi le popolazio­ni primitive usano invocarla. Il fat­to che i cinesi, notoriamente cor­responsabili del cambiamento climatico che - secondo molti esperti - sta cambiando il regime delle precipitazioni a livello glo­bale, abbiano deciso di impegnar­si in questo senso è, nello stesso tempo, positivo e negativo: positi­vo, perché un successo costitui­rebbe un importante passo avan­ti per tutta l’umanità; negativo perché darebbe a Pechino, alme­no per un certo periodo, nuovi po­teri e­nuova influenza su tutti i Pa­esi alle prese con la siccità. Insom­ma, un altro passo verso la nasci­ta del «secolo cinese».