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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

GLI ISTITUTI IN VETRINA: «SIAMO UN BUON AFFARE»


«Una buona opportunità di investimento». Insomma, siamo un buon affare. Mentre l’autorità bancaria europea (Eba) chiede pesanti aumenti di capitale, gli istituti italiani provano a rialzare la testa. E si mettono in vetrina. Non è chiaro dove porterà la guerra a colpi di carte bollate contro l’Eba, che pretende un esborso da 15,4 miliardi di euro dalle aziende di credito della Penisola. Che, in segreto, bussano alle porte dei grandi investitori istituzionali (fondi, banche d’affari, stati sovrani) chiedendo di comprare i loro titoli quotati a piazza Affari.
Incontri riservati e sempre più frequenti, quelli organizzati in Italia e all’estero dagli economisti delle banche del Paese. Riunioni di alto livello, nel corso delle quali la discussione ruota attorno al report «Industria bancaria italiana: numeri chiave, tendenze, stato di salute» di cui Libero è in possesso. Un documento che serve a dimostrare che gli istituti italiani stanno molto meglio rispetto all’attuale valore di Borsa. Che sarebbe del 47% inferiore rispetto ai bilanci e agli altri documenti contabili. Per le banche, dunque, Piazza Affari non dice la verità. Di qui l’invito a scommettere sulle loro azioni. Il documento degli istituti italiani passa anzitutto in rassegna le differenze rispetto alla concorrenza estera del modello di business: forte radicamento all’economia reale e minore propensione agli investimenti finanziari più rischiosi. Due fattori che in questa fase di crisi e di recessione hanno penalizzato proprio l’industria bancaria italiana. Convinta, comunque, di poter ripartire e rimettersi in piedi a stretto giro.
Nel rapporto riservato non ci sono nomi di banche: è una di quelle analisi di sistema che non tocca le vicende dei singoli. In ogni caso si respira ottimismo. Legato al convincimento sulla capacità di poter dare il via a una «forte azione di riduzione dei costi» finalizzata al «recupero della redditività». In ogni caso «l’andamento futuro del settore bancario dipenderà anche dall’approvazione del strutturali riforme nel Paese». Qui il riferimento è all’azione del Governo di Mario Monti sul quale i banchieri italiani ripongono non poca fiducia. Grazie alle misure, in parte già approvate dall’Esecutivo tecnico può esserci «un’inversione della rotta e il valore in Borsa può tornare a salire».
Assai positive le previsioni per il 2012. Gli utili operativi dovrebbero crescere dell’8,9% rispetto al 3,6% stimato per il 2011. Certo si viene dal botto dello scorso anno quando i profitti hanno registrato un calo del 10,1%. Positiva anche la corsa dei ricavi su investimenti (return on equity) che alla fine del prossimo anno dovrebbe attestarsi a più 3,1% in crescita sia rispetto alla previsione per il 2011 (2,8%) sia al risultato del 2010 (2,8%). Si tratta di risultati che probabilmente, osservano gli esperti, avrebbero potuto raggiungere valori migliori, ma «la performance economica del settore bancario italiano è limitata dalla lenta ripresa dell’economia».
Lo scatto in avanti sarebbe legato alla forza “interna” degli istituti. «Gli ultimi dati a disposizione delle banche mostrano alcune positive tendenze: ripresa della crescita dei prestiti, attenuazione del rischio di credito, buona gestione dei costi operativi, crescita del capitale». Anche se su quest’ultimo aspetto è incorso il braccio di ferro con le autorità Ue. Che vuole un immediato rafforzamento patrimoniale. Mercoledì il dossier è stato al centro dell’esecutivo Abi, a Roma. I banchieri hanno dato mandato al presidente Mussari di condurre la trattativa con Eba.

Francesco De Dominicis