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 2011  dicembre 16 Venerdì calendario

MENTANA NON SI DIMETTE PIÙ ORA SA DI VALERE 15 MILIONI


Enrico Mentana resta direttore de La 7 e la Borsa tira un sospiro di sollievo. Il terremoto che si annunciava nella cabina di regia era arrivato a far perdere il 6,6% al titolo Telecom Italia Media che possiede l’emittente. Poi la lenta ripresa con le prime indiscrezioni sulla possibile marcia indietro. Ieri la conferma ufficiale e la stabilizzazione delle quotazioni.
Una bella soddisfazione per il direttore che ha visto dalla Borsa stimare in diretta il suo valore personale. Come fosse un pezzo del patrimonio che, d’improvviso, rischiava di perdersi per strada. Mercoledì, mentre il titolo precipitava sul rincorrersi delle voci di dimissioni la caduta di valore per i soci raggiungeva la soglia di quindici milioni. Da 242 a meno di 228 milioni. Poi la ripresa confermata nella seduta di ieri a 235 milioni.
Certo una bella emozione vedere, in tempo reale, fissato sui computer di Borsa il valore della propria professione. Una conferma che, per Piazza Affari, il giornalista è diventato un asset di cui l’emittente avrà difficoltà a disfarsi. Uno spread positivo. Inizialmente Mentana era stato il patriarca che aveva aperto alla piccola La 7 il mare dell’auditel per arrivare alla terra promessa con uno share lontano da valori piccoli come prefissi telefonici. Anche questa funzione espressa in milioni di euro: nei primi nove mesi dell’anno la raccolta pubblicitaria dell’emittente è arrivata a 98,3 milioni con un balzo del 28,8 percento. Gli ascolti sono volati, in prima serata, del 45% al 4,15%. Sui conti, a livello almeno di generazione di cassa, si è visto finalmente un segno positivo di 4,9 milioni contro una perdita di 32 dell’anno precedente.
Così Mentana, ieri mattina intervistato su Canale 5 dal nostro direttore, Maurizio Belpietro, ha potuto aggiungere ai risultati economici anche il piacere di togliersi un po’ di sassolino nel frattempo entrati nella scarpa.
Per esempio mettendo nell’angolo il sindacato. In particolare l’Associazione della stampa che aveva acceso la miccia da cui poi era scaturito l’incendio delle dimissioni. All’origine un comunicato sindacale che Mentana si era rifiutato di mandare in video. Era nata la denuncia per comportamento antisindacale. «Faccio il direttore non il passacarte» ha spiegato a Belpietro. «Non passo nemmeno le comunicazioni di Telecom Italia, che pure è il mio editore e qualche diritto l’avrebbe pure. Figuriamoci se facevo un’eccezione per il sindacato».
Ha smentito qualunque interesse per il Tg1. Voci tornate d’attualità con le dimissioni di Augusto Minzolini. «Sono stato in Rai dal 1980 al 1989 e so bene come funziona». I primi a non volerlo sarebbero i partiti «perché è noto che non voto e non amo le invasioni della politica nel mio lavoro». Poi un annuncio che forse farà discutere: «Se vado via da La 7 tenterò un’avventura completamente nuova. Un po’ come ha fatto Santoro».

Nino Sunseri