La Gazzetta dello Sport, 16 dicembre 2011
Monti oggi si fa dare la fiducia, Berlusconi intanto parla a ruota libera alla presentazione del libro di Vespa, soprattutto la Lega denuncia col suo comportamento l’esistenza di un problema relativo alla sua sopravvivenza e, insieme, alla sua assetto futuro
Monti oggi si fa dare la fiducia, Berlusconi intanto parla a ruota libera alla presentazione del libro di Vespa, soprattutto la Lega denuncia col suo comportamento l’esistenza di un problema relativo alla sua sopravvivenza e, insieme, alla sua assetto futuro. I leghisti, dopo la cagnara dell’altro giorno al Senato, ci hanno rifatto alla Camera, alzando cartelli contro l’Ici nella solita baraonda provocata a freddo. Fini ne ha espulsi due (Buonanno e Rainieri), ma i due sono rimasti in aula e alla fine sono stati deferiti al collegio dei questori.
• Perché tutto questo denuncerebbe l’esistenza di un
problema?
Non di un problema, ma di due. Primo problema: la Lega è
talmente incerta sul risultato delle prossime elezioni – relativamente al suo
risultato – da aver deciso di praticare un’opposizione barricadera, come se
fino a un mese fa non fosse stata al governo e non condividesse quindi con
Berlusconi la responsabilità intorno allo stato in cui si trova il Paese. La
Lega è stata al governo con Berlusconi e con il Pdl, identificandosi perciò in
una componente essenziale del centro-destra che abbiamo conosciuto fin qui,
anche nella legislatura 2001-2006. Quindi non può far dimenticare a nessuno che
è responsabile di quanto è accaduto in questi dieci anni, e che se la finanza
del paese, l’indebitamento, l’occupazione e il resto si trovano nello stato in
cui si trovano la responsabilità è anche sua, se le lobbies sembrano più forti
di prima è perché Bossi le ha protette, schierandosi con i truffatori delle
quote-latte e con i mangia-a-ufo delle province, delle comunità montane e delle
altre burocrazie. Ora i leghisti s’illudono che i suoi elettori, piuttosto
delusi, dimentichino tutto questo perché beatamente assordati dalle gazzarre
dell’ultim’ora in Parlamento? Ma questo vuol dire considerare gli elettori o
gli ex elettori della Lega dei poveretti, privi di discernimento… E questo è il
primo problema, che riguarda la Lega e il popolo degli elettori.
• Secondo problema.
Il secondo problema riguarda la lotta interna alla Lega tra
bossiani e maroniani, tra la famiglia del Senatùr con tanto di moglie e figli e
il cosiddetto cerchio magico dei pochi fedelissimi e il potere del delfino
Maroni, che non vuole neanche adesso compiere l’atto sacrilego di seppellire il
capo, ma intanto ha dalla sua il territorio e, come sappiamo, per non dare
Varese a un maroniano c’è voluto un intervento di Bossi in prima persona che ha
impedito di votare e ha preteso un’elezione per acclamazione. Sta per succedere
qualcosa di simile alla Camera, dove si deve scegliere il nuovo capogruppo,
carica che Maroni vuole per sé e che Bossi non intende cedere. Il ruolo adesso
è coperto dal bossiano Reguzzoni, che doveva essere sloggiato già a giugno e
che Bossi salvò imponendone per imperio la rielezione, con la promessa però che
a dicembre gli sarebbe subentrato il maroniano Giacomo Stucchi. Siamo a
dicembre, Maroni non è più ministro e vuole lui quel posto. Bossi, a quanto si
capisce, sarà costretto a cedere, facendo disperare la moglie che teme per il
futuro dei figli.
• Chi ha deciso la tattica della bagarre contro il
governo?
L’hanno decisa Maroni e Calderoli, costringendo
Bossi ad andargli dietro per non perdere del tutto il controllo sul partito.
Quella tattica impedisce tra l’altro un ritorno all’alleanza con il Pdl, che
Maroni e Calderoli giudicano letale. Bossi è perciò costretto a darci dentro
contro il Cavaliere. Ieri ha detto: «Se incontro Berlusconi scoppio a ridere».
• Lei ha detto che ieri Berlusconi ha parlato a
ruota libera.
E ha risposto anche a Bossi: «Io faccio ridere
Bossi? Lui a me fa piangere». Il Cavaliere sembra in realtà in gran forma.
Anche se ha replicato a tono al capo della Lega, insiste che l’alleanza col
Carroccio è indispensabile. E probabilmente anche l’alleanza col Terzo Polo,
dato che lui ha intenzione – così dice, almeno – di puntare su Alfan «Ogni
giorno che passa Alfano conquista sempre più consensi. Io penso e spero che
Alfano possa essere il prossimo candidato premier».
• E su Monti?
Parole dure.«Monti è disperato. Col suo decreto sta facendo marcia indietro su
tutto». Poi ha ripetuto una sua vecchia idea, e cioè che l’assetto
istituzionale italiano impedisce di fare alcunché. «Nessuno nella situazione
italiana può pensare di fare le cose nel modo giusto, a meno che gli italiani
non consegnino a una parte politica la possibilità di cambiare la Costituzione,
per avere la possibilità di governare un Paese che è assolutamente
ingovernabile». Il premier ha aggiunto di riconoscersi in tutta una serie di
difficoltà incontrate a suo tempo da Mussolini e ha poi confermato che voterà
la fiducia a Monti anche se non è d’accordo sulla «patrimoniale continuativa»
per i capitali rientrati con lo scudo fiscale perché pacta sunt servanda e non è d’accordo neanche sulla
parte della manovra che riguarda le pensioni. «Non è detto che questo governo
abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura. Nel decreto ci sono
molte disposizioni che potremo sicuramente cambiare in futuro quando gli
italiani ridessero a noi il governo del paese». Colpo anche all’Europa:
«Cameron ha fatto bene a tenersi fuori dall’accordo. Avrei posto il veto
anch’io a questa volontà di praticare una politica recessiva».
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 16 dicembre 2011]