Giuseppe Giustolisi, il Fatto Quotidiano 16/12/2011, 16 dicembre 2011
JANNUZZI, PERQUISITE LE CASE SEQUESTRATE CARTE SULLA TRATTATIVA
Cercavano carte utili per le indagini sulla trattativa fra Stato e mafia e per accertare eventuali responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra nella strage che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta. E qualcosa hanno trovato se hanno sequestrato documenti e materiale informatico ritenuti utili all’indagine. Gli agenti della Dia di Caltanissetta, su ordine della procura, ieri hanno perquisito le case del giornalista ed ex senatore del Pdl (amico dell’attuale senatore del Pdl Marcello Dell’Utri) Lino Jannuzzi.
IL DECRETO di perquisizione è stato firmato dal procuratore Sergio Lari, dagli aggiunti Amedeo Bertone e Domenico Gozzo e dai sostituti Nicolò Marino e Gabriele Paci ed è stato eseguito nella casa romana di Jannuzzi, vicino al Senato, e in quella di villeggiatura a San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno. Ma quale può essere la relazione fra Jannuzzi e le vicende della trattativa e della strage di via D’Amelio? Il provvedimento è da mettere in relazione con le dichiarazioni rese ai magistrati di Caltanissetta e Palermo da Massimo Ciancimino sui rapporti tra il padre Vito e il giornalista. “Le preliminari investigazioni svolte fino a oggi hanno evidenziato che da diverso tempo prima del 19 luglio 1992, ha avuto inizio una ‘trattativa’ anche tra soggetti appartenenti ai Servizi di informazione, per il tramite di Vito Ciancimino, con esponenti di vertice di Cosa Nostra”, scrivono i pm di Caltanissetta.
Ciancimino junior, che è indagato dalla Procura nissena per calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro (per lo stesso reato è stato fermato dalla procura di Palermo alcuni mesi fa), ha raccontato il 20 novembre 2009 ai magistrati di Caltanissetta anche dei suoi personali rapporti con Lino Jannuzzi. “Massimo Ciancimino – scrivono i magistrati nel decreto – ha riferito in merito a un suo incontro con Jannuzzi a Parigi, pochi giorni prima della consegna all’autorità giudiziaria del documento denominato papello”. Perché avvenne quell’incontro? Qualcosa a che vedere col papello? Certo è che, secondo le indagini, fu proprio quell’elenco di richieste fatte dalla mafia per cancellare il programma stragista di Cosa nostra (di cui era in possesso l’ex sindaco di Palermo Vito Cianci-mino) che portò i mafiosi ad anticipare la strage di via D’Amelio.
DI QUI la “curiosità” dei pm nisseni alla ricerca di elementi utili per capire l’esatto ruolo giocato in queste complesse vicende proprio da Lino Jannuzzi. Occorre specificare però che il giornalista, al momento, non è iscritto nel registro degli indagati. Non filtra nient’altro dal riserbo che i magistrati nisseni si sono imposti sui contenuti dell’indagine. Siamo dunque solo alla fase iniziale di un’inchiesta che però potrebbe condurre a esiti interessanti: “Appare doveroso, proprio in ragione dei gravissimi delitti per cui si procede – concludono i magistrati – ricercare i documenti afferenti al cosiddetto papello, ovunque siano occultati, in locali nella disponibilità diretta o indiretta di Massimo Ciancimino o dei soggetti che a qualsiasi titolo siano riconducibili a lui”. E pare che i pm più di qualcosa abbiano trovato, al termine di una lunghissima perquisizione in mezzo agli scatoloni di un appartamento che Jannuzzi lascerà presto, per traslocare altrove.
Gli agenti della Dia si sono trovati davanti a una specie di casa-archivio, piena di libri, documenti, agende e appunti di grande interesse e sono rimasti colpiti dalla freddezza e lucidità con cui li ha accolti l’anziano giornalista.
Oltre agli avvocati, sorpresa, alla perquisizione ha assistito nientemeno che Giuliano Ferrara, in qualità di persona di fiducia (così consente la legge) di Lino Jannuzzi . “Io sono grande amico di Lino Jannuzzi – spiega il direttore del Foglio – appena mi hanno telefonato per dirmi quello che stava succedendo, sono subito andato sul posto. Ho chiesto la regolare autorizzazione agli agenti presenti e ho dato un breve saluto. Gli ho dato due bacini sulla guancia e poi sono andato via”. Cosa ne pensa Giuliano Ferrara? “Mah. Tutto parte dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, che io, a differenza del giudice Antonio Ingroia, non ritengo per niente attendibile sui fatti di mafia. Ho parlato con gli avvocati di Jannuzzi ed è una roba di due anni fa. In ogni caso Jannuzzi nega di essere in possesso di carte che possa interessare i magistrati”. E sul rapporto tra Ciancimino jr e il suo amico Jannuzzi? “Sì certo, si conoscono, si vedono sempre in piazza di Spagna”.