La Stampa 16/12/2011, 16 dicembre 2011
RAFFAELLO MASCI
Silvio Garattini, lei che è un farmacologo di fama mondiale ed è il più popolare della sua categoria, ci faccia capire: la liberalizzazione dei farmaci è un bene o no?
«La liberalizzazione di cui stiamo parlando e di cui si è occupato il governo, non è il libero mercato dei farmaci, sia chiaro, ma semplicemente una estensione della rete di vendita: certi farmaci - quelli definiti di fascia C, cioè a totale carico del cittadino - oltre che essere venduti nelle 16 mila farmacie italiane, potranno esserlo “anche” nelle circa 3 mila parafarmacie. Tutto qua. Non mi pare una rivoluzione».
E allora perché i farmacisti italiani sono sul piede di guerra?
«Perché vedono in questa misura una possibile - anzi, certa - erosione del loro fatturato».
Roba da lobby, insomma.
«La metta come vuole. Ma è questa cosa qui. Niente di più: prima la torta era tutta per loro ora la dovranno dividere con altri, che sono comunque dei loro colleghi».
Qualcuno aveva avanzato un problema di sicurezza.
«E dove sarebbe questo problema? C’è un medico che mi prescrive un farmaco e io vado a comprarlo da un farmacista. C’è una qualche differenza se questo professionista lavora in un posto che si chiama farmacia piuttosto che in un altro che si chiama parafarmacia e magari si trova all’interno di un supermercato?».
E’ quello che vorremmo sapere da lei.
«No, non c’è alcuna differenza. Dopo di che capisco le rimostranze dei titolari di farmacia in quanto i medicinali a pagamento costituiscono un business complessivo di circa 12 milioni al giorno, contro i 45 circa che spende il servizio sanitario nazionale».
La fascia C insomma, è quasi un terzo del business «Esatto. Non solo, ma è anche quella a cui corrisponde un incasso diretto e in contanti, senza attendere i tempi dei rimborsi che le regioni fanno e che, in alcune zone d’Italia, possono essere anche lunghi».
Alla parola liberalizzazioni, i cittadini associano la speranza di una concorrenza sui prezzi e quindi di un maggiore sconto. Possibile?
«Certo che è possibile. I farmaci di fascia C sono quelli sui quali è maggiore il ricarico, e mi pare evidente che si possano praticare degli sconti maggiori laddove maggiore sia la concorrenza. Poi non è detto che questo accada, ma la possibilità esiste e forse il fine ultimo della liberalizzazioni dovrebbe essere proprio questo».
I farmacisti si lamentano perché loro - dicono - costituiscono un servizio sul territorio che non è meramente
commerciale.
«Verissimo. Giustissimo.Ma questo che c’entra con la maggiore distribuzione dei farmaci di fascia C? Continueranno ad essere la categoria benemerita e affidabile che sono sempre stati».
E’ possibile che ci sia un ampliamento della spesa farmaceutica?
«Non lo so. Certo alcuni gruppi approfitteranno della maggiore possibilità di distribuzione. Però questo nulla cambia per il servizio sanitario nazionale, dal momento che il fenomeno riguarderebbe solo i medicinali pagati direttamente dal cittadino».
PAOLO RUSSO
Non sarà una lista così scarna quella dei medicinali di fascia C a pagamento da liberalizzare che l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, consegnerà da qui a quattro mesi al Ministro della salute Renato Balduzzi, che dovrà poi recepirla nel decreto destinato ad ampliare il mercato di pillole e sciroppi vendibili anche nei supermercati e nelle parafarmacie. Mentre è ancora viva la polemica politica sull’emendamento del Governo che ha imposto il dietro-front alle liberalizzazioni, i tecnici dell’Aifa sono già al lavoro e sembrano avere le idee chiare su cosa debba restare negli scaffali delle farmacie e cosa possa invece essere venduto fuori, magari con gli sconti già oggi previsti per i medicinali a pagamento acquistabili senza ricetta.
Il vento della «liberalizzazione» sembra spirare a favore degli antiinfluenzali, di buona parte degli antiinfiammatori come Voltaren e Feldene, dei gastroprotettori come il Peridon, dei dermatologici per uso esterno e degli anti virali per uso orale. Complessivamente, trapela dall’Agenzia, l’operazione «farmaci a vendita libera» potrebbe riguardare circa il 50% di quel vasto mercato da oltre tre miliardi di euro di medicinali di fascia C con obbligo di ricetta.
In «esclusiva» delle farmacie resterebbero gli antidepressivi come il Tavor, tutta la categoria delle benzodiazepine, ossia i tranquillanti come il Valium, gli antiinfiammatori con ricetta non ripetibile come l’Aulin. Nonostante sia già iniziato il pressing delle lobby farmaceutiche, il Presidente dell’Aifa, Sergio Pecorelli, esclude categoricamente che possano essere liberalizzati anche Viagra, Cialis e le altre «pillole dell’amore». «Prodotti che in tutto il mondo - specifica - sono acquistabili esclusivamente attraverso il canale delle farmacie». Restano poi fuori dalle liberalizzazione quei prodotti già indicati dal decreto «salva-Italia»: i medicinali con ricetta non ripetibile che vanno assunti sotto più stretto controllo medico, gli stupefacenti, quelli iniettabili e i farmaci del sistema endocrino come la pillola anti-concezionale.
Ma smentendo le sottese speranze dei farmacisti l’Aifa non sembra intenzionata ad usare il fioretto. «Anche se spiega Pecorelli- sarà importante che nel provvedimento che tra 120 giorni dovrà indicare quali farmaci potranno essere liberalizzati cancellando l’obbligo di ricetta, si rafforzino anche le misure di farmacovigilanza».
Ossia quell’attività di controllo sugli effetti non desiderati alla quale oggi sono sottoposti i farmaci con obbligo di ricetta ma non gli altri. «E ampliando il mercato dei prodotti acquistabili senza prescrizione medica specifica - sarebbe anche opportuno rafforzare le regole sulla pubblicità per educare i cittadini all’uso corretto dei medicinali». Regole che oggi si limitano di sussurrare in pochi secondi al termine degli spot, «è un farmaco, usare con cautela».
Resta ora da vedere se da qui a quattro mesi dalle parole si passerà ai fatti. Sempre che il Governo non decida a sorpresa di riaprire prima la partita, rilanciando da subito le liberalizzazioni. Magari con il prossimo decreto «mille proroghe».
"L’APPELLO"
"L’agenzia del farmaco «Si rafforzino anche le misure di farmacovigilanza»"