Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il prossimo conduttore di Miss Italia sarà Mike Bongiorno, 83 anni d’età compiuti lo scorso 26 maggio...
• Mamma mia. E il festival di Sanremo andrà a Pippo Baudo, 71 anni. Col che, suppongo, mi vorrà fare il discorso sull’Italia decrepita, Napolitano che ha 82 anni, Berlusconi 71, Prodi 68.
Alla fine è roba vecchia. Lo sappiamo già: i professori di scuola stanno sui 55 anni di età media, i giornalisti pure. I giovani, che dovrebbero premere per prendere il posto dei vecchi, se ne stanno invece lì tranquilli ad aspettare il loro turno senza fretta... Sappiamo già queste cose, scritte molte volte e alla base, tra l’altro, di tutta la discussione sulle pensioni, che tante polemiche ha scatenato all’interno del governo. No, la cosa interessante è forse quest’altra, il fatto cioè che l’età media si è allungata in Italia e nel mondo e che si allungherà sempre di più. Una volta, in una di queste nostre conversazioni, le ho accennato al fatto che secondo qualcuno presto potremo vivere fino a cinquemila anni e lei non ha battuto ciglio...
• Ho pensato che fosse una sua esagerazione, detta tanto per dire...
Non è affatto un’esagerazione, è un numero che è stato effettivamente pronunciato da uno scienziato vero a una platea di scienziati veri, i quali non hanno avuto niente da obiettare...
• E chi è questo scienziato?
Si chiama Aubrey De Grey, ha 42 anni, capelli lunghi, barba lunghissima, aria da rockstar. Lavora a Cambridge, in Inghilterra. Dice che se uno riesce a vivere altri 30 anni, lui o qualcuno per lui potrà intervenire sulle sue cellule, ripararle, mettere indietro l’orologio biologico, e farlo campare altri 30 anni come se ne avesse 50 o 60. Passati altri 30 anni, cioè quando saremo intorno al 2050 o al 2060, si saranno sviluppate altre tecniche e, di nuovo, l’orologio potrà essere messo indietro di un mezzo secolo da nuovi interventi, sui geni e sul resto. In pratica, secondo lui, i progressi saranno tali che di vecchiaia non morirà più nessuno. Lui dice che non solo sono raggiungibili i cinquemila anni, dice che è a portata di mano – salvo incidenti – l’immortalità.
• In che consistono poi questi interventi sul patrimonio genetico?
Non si tratta di interventi solo sul patrimonio genetico, ma di un misto che De Grey chiama “Sens”, cioè “Strategies for Engineered Negligible Senescence”, cioè “Strategie per l’ingegnerizzazione di livelli trascurabili di invecchiamento”. In pratica un cocktail di interventi che lo scienziato ha spiegato nel 2005 su “Technology Review”, invitando la comunità scientifica a demolirli. La comunità scientifica fino ad ora non ha prodotto nessuna obiezione convincente. Nel numero di gennaio-febbraio di quest’anno è stata stampata, tra le altre, una confutazione firmata “Estep e altri” che sembrava essere riuscita a dimostrare che il discorso di De Grey non sta in piedi. Una giuria di cinque scienziati, tra i quali Craig Venter, il famoso genetista, ha però sentenziato che le obiezioni sono deboli. La filosofa di De Grey regge.
• Ma, nel caso, ci aspettano cinquemila anni di vecchiaia o cinquemila anni di giovinezza?
De Grey dice che potremo sceglierci l’età biologica preferita: venti, trenta o quarant’anni. Parecchie terapie previste dalla Sens sono già messe in pratica da laboratori di tutto il mondo. Spiega De Grey che la morte non è altro che la conseguenza ultima dell’invecchiamento, il quale è a sua volta il prodotto della cosiddetta “spazzatura metabolica”, una serie di errori delle cellule in fase riproduttiva che ne compromettono sempre di più la funzionalità. Quindi, riparando gli errori si torna giovani o, come dice De Grey, «si rammenda la vecchiaia». Il nostro uomo ha messo in piedi una fondazione, detta Methuselah, che promette un premio ogni volta che viene battuto, anche per poco, il record di longevità della cavia. Sono già stati raccolti, a questo scopo, un milione e mezzo di dollari. Vivere così a lungo in natura non è strano. A parte protozoi, tipo i parameci, praticamente immortali, le piante che vivono migliaia di anni sono parecchie: una Dracaena Draco di Tenerife ha già superato i seimila anni, un baobab delle Isole di Capoverde sta sui cinquemila, i platani di quattromila anni, i tassi e i cipressi di tremila, i cedri e i castagni di duemila sono parecchi. Tra i mammiferi invece il più longevo, con i suoi 120 anni raggiunti molte volte, è già adesso l’uomo, cioè homo sapiens. Un buon auspicio, no? [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 25/7/2007]
(leggi)