Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, constatato il disastro provocato a Peschici dalle fiamme, vuole chiedere per la Puglia lo stato di calamità naturale.
• A che gli serve?
Conta di ottenere dal governo uno stanziamento per la ricostruzione e l’aiuto alle famiglie colpite. In Italia si è fatto sempre così. Però il dubbio che la cosa sia utile è forte. Tra il 1970 e il 2000 ci sono stati in Italia 300.244 incendi, che hanno bruciato 3.641. ettari. Di questi, un milione 649.999 era costituito da boschi. In termini percentuali: si tratta del 12 per cento di tutto il territorio nazionale e del 19 per cento di tutta la superficie boschiva. Gli incendi scoppiati nel corso di quei trent’anni e dovuti a cause naturali sono l’uno per cento. Ripet l’uno per cento. Le cito questa statistica perché riguarda un periodo di tempo molto lungo e dunque ci dice una cosa certa: l’autocombustione non esiste, gli incendi sono sempre appiccati dall’uomo. E questi appiccatori di incendi – quando non si tratta di gente che s’è sbagliata – o sono criminali o sono piromani.
• I piromani esistono?
Esistono, anche se la piromania è una malattia mentale molto misteriosa e neanche troppo studiata. Ieri hanno arrestato due persone, che stavano non lontane dal fuoco. possibile che si tratti di due malati. Il piromane resta quasi sempre vicino al suo incendio, guarda e gode traendo una soddisfazione particolare dal movimento, dall’affanno e dalle enormi conseguenze che il suo gesto ha creato. Incendiare lo fa sentire importante. Il fuoco gli mette addosso una tale allegria che è capace, a un certo punto, di mettersi a dare una mano per spegnere le fiamme. Ci sono piromani che si son fatti vigili. Come venga una mania simile non l’ha mai capito nessuno. Un bersaglio tipico dei piromani sono i treni: i vagoni bruciati ogni anno da queste persone sono poco meno di tremila.
• E la criminalità che interesse ha a dar fuoco ai boschi?
Non è detto che sia grande criminalità, se non nei casi in cui un incendio può servire, in prospettiva, a rendere edificabile un’area (ma è una faccenda complessa). Invece il fuoco criminale può servire proprio o a dare un senso al lavoro della forestale (rimboschimento e vigilanza, che l’incendio dimostra necessaria) oppure a muovere i famosi finanziamenti riparatori. Quelli appunto che invoca Vendola, con un processo mentale che in Italia è ormai automatico.
• Come si fa a non aiutare una popolazione colpita? E poi non è mica giusto farlo di punto in bianco, mentre in passato si è seguita una regola completamente diversa.
Ha ragione, non si può inaugurare una nuova politica dalla sera alla mattina. Però cominciamo a discuterne. Non sarebbe neanche un provvedimento così rivoluzionario. In molte parti del mondo – per esempio negli Stati Uniti, ma non solo – lo Stato interviene dopo una calamità naturale riparando solo il patrimonio che gli appartiene, che so, un ponte o un’autostrada. E lasciando agli amministratori locali e ai singoli privati la preoccupazione di affrontare la parte restante del disastro. La conseguenza di questo atteggiamento è che le famiglie o le amministrazioni cittadine si assicurano. chiaro che può trattarsi di impegni economici giganteschi e di cui le stesse assicurazioni hanno terrore: quanto costrerebbe risarcire a Roma l’incendio di Nerone? Infatti quando un soggetto tipo-Roma si assicura, l’assicurazione che accetta la polizza si riassicura a sua volta e chi ha assicurato l’assicurazione va sempre a cercare altri partner con cui condividere il rischio e questi altri si riassicurano a loro volta e così via fino a far scendere il rischio a livelli normali. Per assicurare contro i terremoti una città come San Francisco si mette in piedi, alla fine, una rete di compagnie che, scendendo di ramo in ramo, copre tutto il pianeta.
• E perché le città o le regioni italiane non si assicurano? Con tutti i disastri che capitano!
Ogni tanto le compagnie cercano di far approvare una qualche legge che obblighi i Comuni o lo Regioni ad assicurarsi contro le catastrofi naturali. Per un’assicurazione, un mercato di questo genere – capace di muovere una quantità enorme di capitali – ha senso solo se a stipulare le polizze sono anche le realtà a basso rischio, quelle cioè a cui un grande incendio o un terremoto capiteranno molto difficilmente. Se i clienti sono invece solo quelli ad alto rischio – come capita sempre in un mercato non regolato – o il premio da pagare è impossibile o la rovina dell’assicurazione è garantita. un fatto che una legge simile non è mai stata fatta. Ma è anche un fatto che la troppa sollecitudine dello Stato è alla fine un incentivo per chi crede di poter beneficiare degli aiuti. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 24/7/2007]
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