Francesca Schianchi, www.lastampa.it 25/7/2007, 25 luglio 2007
Gli onorevoli si sottraggono all’antidoping La proposta di Casini è stata bocciata in Commissione
Gli onorevoli si sottraggono all’antidoping La proposta di Casini è stata bocciata in Commissione. L’iniziativa è nata sull’onda delle polemiche della trasmissione "Le iene" FRANCESCA SCHIANCHI TORINO Saranno gli autisti di autobus, i ferrovieri, quelli che maneggiano esplosivi e fuochi d’artificio a doversi sottoporre al test antidroga. I parlamentari no. Per loro, niente controlli nel momento in cui entrano a Palazzo. Nemmeno quelli facoltativi che avrebbe voluto il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: la sua proposta di legge è stata bocciata ieri in Commissione Affari Costituzionali della Camera. L’iniziativa risale alla fine dell’anno scorso, sull’onda delle polemiche nate dalla trasmissione tv «Le iene» riguardo il presunto uso di cannabis e cocaina tra i deputati. Un test antidoping che si sarebbe dovuto fare una volta eletti: l’interessato avrebbe anche potuto sottrarsi, ma il suo rifiuto sarebbe stato pubblico, così come i risultati delle analisi. La proposta l’avevano firmata in 89: tutto il gruppo Udc, ma anche esponenti di Forza Italia e An, due ulivisti e un Verde. Eppure ieri, al momento del voto, erano presenti per l’opposizione solo i compagni di partito di Casini, che avrebbero voluto far passare la proposta. Inutilmente: la maggioranza ha approvato un emendamento soppressivo del testo. «La decisione si commenta da sola - tuona il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa - è un atto grave che non può che alimentare l’antipolitica presente nel Paese. Chiederò ai parlamentari Udc di sottoporsi al test antidroga». Sulla stessa linea Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di Alleanza Nazionale: «Proponiamo che tutti i parlamentari di An si sottopongano subito al test e che lo stesso venga introdotto immediatamente, in forma facoltativa, con un atto degli uffici di presidenza delle Camere». E se il capogruppo del partito di Cesa in Commissione, Gianpiero D’Alia, parla di «coda di paglia» e «scandalosa responsabilità» della sinistra, il collega Maurizio Ronconi sostiene ci sia stata «una vera e propria cordata politica» contro la proposta. Con il risultato che, «mentre i parlamentari saranno vergognosamente esentati, alcune categorie di lavoratori si dovranno sottoporre a test obbligatori». Quelli previsti nella bozza d’intesa Stato-regioni voluta dal ministro della Salute Livia Turco all’indomani della tragedia di Vercelli di maggio, due bimbi morti nell’autobus guidato da un autista che aveva fumato uno spinello: test antidroga obbligatori per un lungo elenco di categorie, dai taxisti ai piloti d’aereo, dal personale delle navi ai controllori di volo a chi fa uso di gas tossici. Già approvata dagli assessori alla Salute, la norma potrebbe essere varata a breve: significherebbe per i lavoratori l’obbligo di un controllo annuale del Sert, con un preavviso di tre giorni. «Con tutti i problemi seri che dobbiamo affrontare per migliorare le condizioni di vita del Paese, mi sembra davvero paradossale impegnare il Parlamento con una legge come quella del test antidroga ai parlamentari», taglia corto il Verde Tommaso Pellegrino. Meno tranchant la collega di maggioranza Silvana Mura (Italia dei Valori), secondo cui con questa bocciatura «il Parlamento non lancia certo un segnale di apertura e trasparenza verso l’esterno. Meglio sarebbe stato provare a migliorare alcune parti del testo». Ma non ammette le polemiche dell’opposizione: «Anche la Cdl non è sembrata così interessata alla questione droga, dal momento che nessuno dei suoi rappresentanti, tranne i deputati Udc, era presente al momento del voto».