Matteo Rampin, Tuttoscienze - La Stampa 25/7/2007, pagina III, 25 luglio 2007
Impossibile vivere senza inganni e stratagemmi. Tuttoscienze, mercoledì 25 luglio «Nessun detergente sgrassa più a fondo!»
Impossibile vivere senza inganni e stratagemmi. Tuttoscienze, mercoledì 25 luglio «Nessun detergente sgrassa più a fondo!». Quello che avete appena letto è uno di quei tipici messaggi che, con qualche leggera variante, occhieggiano dalle confezioni dei prodotti esposti negli scaffali dei negozi. Ma si tratta anche un perfetto esempio di arte dell’inganno, anzi di una forma raffinata di inganno: supponiamo, infatti, che il contenuto dell’informazione veicolata da queste sei paroline innocenti corrisponda al vero, e cioè che non esista sul mercato alcun detergente che sgrassa più a fondo del nostro. Ebbene, questa affermazione (che pure è vera) riesce a indurre nel potenziale acquirente un ragionamento scorretto (chi non riuscisse a individuare quale, lo scoprirà leggendo le ultime righe): e l’induzione in errore, ottenuta volontariamente, è per definizione inganno. Si può dunque ingannare dicendo il vero! L’inganno è un fenomeno universale, che accompagna la nostra intera esistenza e che nelle sue forme più elementari compare anche in altre specie animali, come alcune scimmie antropomorfe. Anzi, forse se l’inganno non esistesse, non esisterebbe neppure la nostra civiltà: che cosa accadrebbe se tutti dicessimo sempre e solo la verità? Si può persino pensare che l’inganno sia connesso alla coscienza, quell’entità misteriosa che sfida gli scienziati, ancora imbarazzati a definirla in modo sufficientemente accurato. Immagini interiori Secondo alcuni neurofisiologi, parallelamente allo sviluppo delle aree cerebrali deputate al controllo dei movimenti fini delle mani, l’uomo ha acquisito anche la capacità di manipolare le proprie rappresentazioni interne della realtà: imparando a manipolare gli oggetti, l’uomo ha appreso anche a manipolare le proprie costruzioni mentali del mondo, sviluppando così la capacità di prevedere gli effetti a lunga distanza del proprio comportamento. E prevedere gli effetti del comportamento proprio (e di quello altrui) porta a pianificare differimenti nel tempo, attese strategiche e piani sempre più tortuosi. La parola «fingere» rivela l’arcaica e affascinante origine «manuale» (ma oggi potremmo dire anche «digitale») dell’inganno: in latino «fingere» indica in primo luogo il plasmare, il manipolare, l’impastare con le mani. Inoltre, l’abilità di controllare finemente le dita delle mani si sviluppa in parallelo all’abilità a controllare le espressioni facciali: di qui a dissimulare o simulare gli stati alcuni emotivi, il passo è breve. Ma, soprattutto, il controllo fine della motricità manuale ha permesso il controllo altrettanto raffinato dei movimenti dell’apparato fonatorio, che così ha potuto collocare in sequenza i suoni elementari (vocali, consonanti), costruendo stringhe sonore dotate di significato: le parole. Ed è stato proprio il linguaggio verbale a permettere agli esseri umani di accedere a un «dialogo interno» molto più evoluto: un dialogo con se stessi, che permetteva ai primi umani di pianificare accuratamente il proprio comportamento, costruendone simulazioni (!). Senza contare il fatto che il linguaggio verbale ha permesso, naturalmente, di pronunciare parole che non corrispondevano necessariamente agli stati interni della persona che stava parlando, dando vita così alla menzogna (l’inganno in forma verbale). Mosse vincenti Menzogne, inganni, finzioni e stratagemmi sono dunque, forse, il nocciolo oscuro che si cela all’origine della mente come la conosciamo oggi. Nella vita quotidiana facciamo ampio uso di questo arsenale di tranelli: per sedurre (quando si esibiscono caratteristiche che non si possiedono realmente, siano esse un paio di labbra rosso acceso o robusti bicipiti costruiti in palestra), per vincere (in ogni conflitto l’inganno è l’unica arma a disposizione della parte più debole, e può rivelarsi l’arma più efficace, come dimostra la «guerra asimmetrica», centrata da ambo le parti sulla conduzione delle «operazioni speciali»), per risolvere problemi anche estremamente complessi (attraverso «simulazioni» al computer o semplicemente - si fa per dire - attraverso la costruzione di scenari mentali entro i quali mettere alla prova gli effetti delle nostre possibili mosse, così da scartare quelle prevedibilmente fallimentari). C’è da dire che nella nostra epoca, dove i mezzi di informazione sono onnipresenti e le tecnologie di riproduzione estremamente efficaci, l’inganno sta avendo un’importanza sempre maggiore, come sanno gli strateghi della pubblicità, gli inventori delle truffe telematiche, gli esperti di guerra psicologica e molti altri. Come possiamo difenderci dall’inganno? Solo conoscendolo, ed è per questo che la psicologia si interessa a questo ambito del comportamento umano, che investe le relazioni interpersonali, dalle situazioni più critiche e nobili (è giusto dire sempre la verità?) ai momenti più prosaici e ordinari, come la decisione di acquistare un detergente piuttosto che un altro. Réclame vera e falsa A proposito: ricordate la réclame del nostro detergente? Perché induce a credere il falso, pur dicendo la verità? La risposta è semplice (ma non facile; o meglio, ingannevolmente semplice): perché è pur vero che «nessun altro» prodotto sgrassa «più» di quel detergente: ma centinaia di altri sgrassano «tanto quanto» lui... solo che questo, il pubblicitario, non ce lo dice. Magia dell’inganno! Matteo Rampin