La Stampa 25/7/2007, 25 luglio 2007
Arturo Parisi e Gianni Alemanno, Giovanna Melandri e Stefania Prestigiacomo, Peppino Calderisi e Leoluca Orlando, Willer Bordon e Ignazio La Russa
Arturo Parisi e Gianni Alemanno, Giovanna Melandri e Stefania Prestigiacomo, Peppino Calderisi e Leoluca Orlando, Willer Bordon e Ignazio La Russa. Insieme a Giovanni Guzzetta e Mario Segni c’era un parterre ampio e molto trasversale ieri davanti alla Cassazione, dove sono state depositate le 820.916 firme raccolte dal comitato referendario per la legge elettorale. I pulmini che hanno portato i verbali hanno scaricato 207 scatole. L’atmosfera era euforica per lo straordinario risultato raggiunto (otre 300 mila firme in più rispetto a quelle richieste), ma l’ineludibilità dello scontro ha riacceso le polemiche tra i sostenitori e alcuni piccoli partiti a rischio di estinzione se i quesiti dovessero passare al vaglio elettorale. Nel frattempo, in serata, Silvio Berlusconi ha voluto smentire qualsiasi ipotesi di dialoghi tentatori con la sinistra per una legge elettorale alla tedesca. «Quella attuale è una buona legge elettorale», ha detto il Cavaliere. «Si può migliorare con una settimana di lavoro alla Camera e una al Senato. Poi si va alle elezioni. Questo governo non può durare perchè è in balia della sinistra estrema che ancora si dichiara orgogliosamente comunista». I referendari non se ne preoccupano, e gioiscono per il loro risultato. «Un risultato inatteso anche da noi - ha commentato Mario Segni, coordinatore del comitato - che dimostra quanto sia sentito il tema della governabilità e quanto gli italiani in realtà tengano ad una buona politica». Di «valanga gentile» ha parlato invece il presidente del comitato, Giovanni Guzzetta. «Ci sono oggi - ha aggiunto Antonio Di Pietro - 820.916 ragioni per riflettere. Un responso netto. Un piccolo, grande, passo verso la politica per i cittadini». Grande soddisfazione è stata inoltre espressa da Stefania Prestigiacomo, ex ministro delle Pari opportunità, secondo la quale «il bipolarismo va salvaguardato, anzi rafforzato». Per Giovanna Melandri, ministro delle Politiche giovanili, le firme raccolte sono «la prova provata di quanto gli italiani non amavano la legge elettorale approvata nella scorsa legislatura». Mastella è stato il guastafeste della giornata. Se il referendum passasse il suo partito sarebbe tra quelli spazzati via. A chi gli faceva notare che a Ceppaloni (la sua città) erano state raccolte 178 firme, il ministro ha replicato che sarebbe andato a controllarle. La Cassazione dovrà verificare, a partire da ottobre, la validità delle firme, mentre la Corte Costituzionale si pronuncerà entro gennaio sulla legittimità dei tre quesiti referendari. Se tutto andrà bene, il referendum si svolgerà fra il 15 aprile e il 15 giugno del 2008. /