Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 25 Mercoledì calendario

GUIDO RUOTOLO

ROMA
Dieci anni di carcere a chi appicca un incendio non hanno fermato in queste ore gli «assassini» dei boschi (e non solo). Ma chi sono questi incendiari e perché decidono di distruggere decine, centinaia, migliaia di ettari di «vita» vegetale? E’ difficile ragionare a bocce ferme mentre l’Italia è una lingua di fuoco e la drammatica cronaca di queste ore di Peschici impone altre priorità. Giuseppe Vadalà guida il lavoro degli 007 del Corpo forestale (il Nucleo investigativo antincendi boschivi) che indagano sugli incendi. I dati e i numeri che fornisce sono impressionanti: «Le cause determinati che provocano gli incendi sono nel 98% dei casi la negligenza e le azioni volontarie dell’uomo. Negli ultimi sei anni abbiamo denunciato circa tremila persone, arrestandone oltre cento. La quasi totalità degli incendi per colpa sono causati dall’incenerimento dei residui vegetali, per l’effettuazione di lavorazioni agricole, per la bruciatura delle stoppie o per la ripulitura della vegetazione infestante».
Non è un sociologo, Giuseppe Vadalà, è uno «sbirro» che fiuta le tracce lasciate dagli «assassini» dei boschi, le individua e da esse cerca poi di risalire ai colpevoli, ai mandanti, al movente del «delitto». Come in queste ore - prima di doversi precipitare in serata a Peschici - per individuare le cause dell’incendio (esteso per 50 ettari) che ha provocato la caduta del Canadair con la morte del pilota. «Abbiamo individuato il focolaio di partenza dell’incendio, a valle, sulla strada che da Acciano porta all’Aquila. E grazie alle testimonianze e alle tracce sicuramente si è trattato di un incendio doloso. Abbiamo trovato quattro inneschi intatti, che hanno lo scopo di ritardare l’azione distruttiva per consentire la fuga. Se non si fossero attivati gli altri inneschi, sarebbero stati attivati questi».
Per Vadalà, quando si trova di fronte a un incendio «doloso», cioè provocato volontariamente, il lavoro è più complicato. Le statistiche dei «piromani» identificati, pur se rappresentano soltanto una piccola parte del fenomeno, costituiscono un buon punto di partenza per capire le cause scatenanti degli incendi dolosi. A partire dal 2000 sono state arrestate 97 persone: solo 28 sono i cosiddetti «piromani», persone che presentano fenomeni di disagio personale, emotivo, sociale, «con marcati stati psico-patologici che scatenano impulsi distruttivi con il bisogno di appiccare incendi, di vedere il fuoco divampare e bruciare tutto».
Colpisce che in queste statistiche manchi il «movente» sul quale si concentra soprattutto l’immaginario collettivo: la speculazione immobiliare ed edilizia portata avanti da interessi criminali e imprenditoriali. Forse questa molla scattava negli anni passati ma oggi che la legislazione urbanistica e i controlli sono più stringenti questo movente sembra aver perso quota. Solo 3 arrestati puntavano ad ottenere il «deprezzamento» dei boschi per il «successivo acquisto da parte di terzi». Per 37 dei 97 arrestati, il «movente» è da ricercare nell’attività lavorativa che svolgono. Di questi, 23 sono legati alla pastorizia per ottenere il rinnovo del «soprassuolo erbaceo» per continuare a pascolare greggi, e 14 per la ripulitura di terreni. Per 9, il «movente» è prettamente economico. Si tratta di disoccupati (volontari o operai) legati alle attività di spegnimento. I cosiddetti «forestali», veri e propri eserciti assunti in Calabria e in Sicilia che, in tempi di strette di cinghie, per ottenere i loro stipendi hanno alimentato l’economia della catastrofe. Gli altri, lo hanno fatto per conflitti personali, per questioni legate al bracconaggio, per ritorsione contro la Forestale che combatte l’abusivismo edilizio.
Il dottor Vadalà prova a tracciare l’identikit psicologico e sociologico dell’incendiario «colposo», cioè di colui che provoca un incendio involontariamente: «E’ quasi sempre un anziano che non mette in pratica particolari accorgimenti per distruggere i residui di lavorazioni agricole, residente vicino ai luoghi in cui lavora e opera e che trae dalla sua attività agricola redditi minimi». il profilo del «piromane» quello più complesso: «E’ soddisfatto - spiega Vadalà - delle conseguenze che provoca con le sue azioni: la distruzione con il fuoco, l’accorrere dei mezzi e degli uomini antincendio, l’allarme causato. Attua queste azioni in totale dispregio delle conseguenze provocate al patrimonio forestale e ambientale ma non percepisce i danni, in quanto tali all’ambiente, ma nella misura in cui questi danni liberano le energie accumulate del disagio interiore che vive e che così viene scaricato sull’ambiente circostante».

Stampa Articolo