Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera 25/7/2007, pag.14, 25 luglio 2007
Lesbiche. Il magistrato spagnolo Fernando Ferrin Calamita, competente a decidere le questioni di diritto di famiglia a Murcia, nel sudest del Paese, ha tolto le due figlie, di 6 e 10 anni, a una donna accusata dal marito di essere lesbica
Lesbiche. Il magistrato spagnolo Fernando Ferrin Calamita, competente a decidere le questioni di diritto di famiglia a Murcia, nel sudest del Paese, ha tolto le due figlie, di 6 e 10 anni, a una donna accusata dal marito di essere lesbica. Motivazione: "L’ambiente omosessuale aumenta sensibilmente il rischio che anche i minori lo diventino (…). I bambini hanno diritto a una protezione totale. Ed è impossibile che un genitore omosessuale possa dargliela. Con tutto il rispetto per gli omosessuali, prevale l’interesse dei minori". Perfino il padre, dopo la pronuncia, ha rinunciato alla sua esecuzione forzata (la madre ha negato l’adulterio omosessuale). Sedici associazioni per i diritti civili delle donne, gay e no, si sono rivoltate contro la decisione. Il guardasigilli del governo Zapatero, Mariano Fernandez Bermelo, ipotizza un abuso anticostituzionale (la legge suprema vieta discriminazioni basate sull’orientamento sessuale). Ferrin è soprannominato "giudice talebano", fin dal 1987, quando, appena ventinovenne e al principio della carriera, finì sui giornali per aver personalmente bloccato due bagnanti in topless sulla spiaggia di Cadice e averle consegnate a una pattuglia di poliziotti (la legge autorizzava il monokini in Spagna ormai da due anni). Contrario al divorzio ("Perché, allora, non si permette agli spagnoli di svincolarsi, verbigrazia, dagli obblighi ipotecari che li tengono legati alle banche per 20 o 30 anni?"), non accetta il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Un mese fa, un’altra coppia tutta femminile lo ha denunciato per ostruzionismo all’adozione da parte di una partner della figlia biologica dell’altra, che si era sottoposta a inseminazione artificiale. «Non è diritto del minore essere inserito in una famiglia normale, composta da due persone di sesso diverso e, perciò, complementari?»