Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Alla fine Maurizio Costanzo ha rinunciato spontaneamente al Teatro Brancacco e la città ha festeggiato il ritorno di Gigi Proietti...
• Già, ho sentito qualcosa intorno a un mega litigio tra Costanzo e il maresciallo Rocca.
E’ andata così. A Roma c’è un teatro molto grande, molto glorioso, che si chiama Brancaccio e sta in via Merulana. Via Merulana – lei non lo sa – è una strada importantissima dal punto di vista letterari qui si svolgevano le indagini del commissario Ingravallo nel celebre romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda, da cui anche un film di e con Pietro Germi. Questo precedente ha permesso ai giornali il solito gioco di parole, cioè di chiamare lo scontro tra i due popolari uomini di spettacolo Il pasticciaccio di via Merulana col che forse si sarà ottenuto almeno il vantaggio di far vendere qualche copia di quel capolavoro. Dunque, a via Merulana c’è il teatro Brancaccio, molto grande, molto glorioso. Da molti anni lo gestisce Gigi Proietti, il grande attore e cantante e ballerino e simpaticcismo uomo-sponsor di un caffè («a me me piace»). Lo gestisce bene: il Brancaccio è per incassi il quarto teatro d’Italia, Proietti gli ha costruito intorno anche una scuola di recitazione, insomma in tutti questi anni il Brancaccio è diventato un’istituzione cittadina, assai gradita dai romani. Succede però che il teatro non è di Proietti, ma dell’avvocato Alessandro Longobardi. Proietti non l’ha neanche preso in affitt il contratto di affitto è del Comune e Proietti sta lì perché ce lo ha messo il Comune, cioè Veltroni. Lo scorso 31 dicembre il contratto d’affitto col Comune scade. Longobardi non riesce a farsi dire dal Comune che cosa vuole fare e, nell’attesa, lo prolunga, da ultimo fino al 30 giugno. Continuando a latitare il Comune e nonostante a Proietti sia già arrivata la lettera che gli intima lo sgombero al 30 giugno, Longobardi concede un altro mese, fino al 31 luglio...
• E Costanzo?
In tutta questa fase Costanzo niente, Costanzo non esiste. Ai primi di luglio, però, Longobardi chiede a Costanzo se non voglia prender lui in affitto il teatro. Costanzo, sostenuto da un gruppo di imprenditori, risponde di sì. Il vecchio affittuario, cioè il Comune di Roma, che latitava, si vede perciò sorpassare inaspettatamente. Proietti, che aveva il Brancaccio solo perché glielo affidava Veltroni, è fatto fuori. Apriti cielo!
• Già, ho capito che c’è stata una mezza rivoluzione. Ma perché? Mi sembrano tutti e due personaggi molto popolari e molto amati dal pubblico.
Fino a un certo punto. La stampa ha subito distribuito le parti in commedia: Costanzo il cattivo, Proietti il buono. Maschere facilissime da assegnare: Proietti è simpaticissimo, allegro, avvenente e poteva facilmente sostenere di essere vittima di un sopruso. Costanzo sta gestendo con qualche affanno il suo tramonto, ha litigato con la figlia di Berlusconi, i suoi talk show non fanno più gli ascolti di un tempo, Mediaset lo sta allontanando con delicatezza ma con decisione dal proprio palinsesto. Inoltre per anni è stato praticamente vietato parlar male di Costanz aveva rapporti con tutti, a destra e a sinistra, nei giornali e fuori. Un libro contro di lui, scritto da Riccardo Bocca, fu fatto abilmente sparire dalla circolazione. Insomma, un potente. Contro il quale a un tratto si sono aperte le cateratte. Diciamol ingenerosamente. Stavolta aveva ragione.
• Come sarebbe?
Scusi, il padrone del Brancaccio deve affittare il suo stabile e l’inquilino, profittando della sua forza (è il Comune di Roma), scappa da tutte le parti. Come mai? Il Foglio ha scritto che s’è trattato di un momento di lotta tra veltroniani. In Comune qualche potente funzionario, rinviando di continuo il rinnovo, voleva metter le mani sul teatro e creare un polo da mettere sotto il proprio controllo. In questo schema, la decisione di eliminare Proietti era proprio del Comune, che latitava per questo. Costanzo, una volta tanto inconsapevole, s’è messo in mezzo ed è stato caricato di busse. Quando ha capito di aver fatto qualcosa che non doveva fare, ha mollato subito la presa. Proietti, abilmente manovrando in questo frangente, ha reso impossibile un suo prossimo licenziamento (giusto o sbagliato che fosse).
• Va a finire che Costanzo gli ha fatto un favore?
Forse. Alessandra Comazzi, sulla Stampa di ieri, ha intervistato uno dell’ambiente, che vuol restare anonimo e che le ha detto: «Costanzo è molto impressionato dall’ambaradan che ha montato Proietti. Proietti nel privato è una iena, mi creda. La storia è che Costanzo è il massone, l’antipatico, l’accaparratore di potere e di cariche. Proietti è il maresciallo Rocca. Ma la vita vera è diversa, il bene e il male non sono così distinti». Capito? E poi vatti a fidare dei simpatici... [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 23/7/2007]
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