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 2007  luglio 24 Martedì calendario

TORRE Carlo

TORRE Carlo Torino 13 settembre 1946. Medico legale. Dell’Università di Torino • «[...] Più i casi sono controversi e appassionanti, più il medico legale dell’Università di Torino - tra i più noti d’Italia - ne è calamitato. “Perché sono molto curioso e voglio scoprire la verità” ammette. Eccolo quindi in prima linea in vicende spinose come quelli di Cogne, il G8 di Genova, Ilaria Alpi, Castellari, Vacca Agusta e Marta Russo. Buona parte degli italiani è convinta che ad uccidere il piccolo Samuele sia stata la madre? Il professor Torre difende Annamaria Franzoni usando gli stessi elementi dell’accusa: il pigiama e gli zoccoli. Ma ribalta completamente la prospettiva. Secondo l’esperto torinese, infatti, l’assassino non poteva indossare quel pigiama macchiato di sangue. Per un motivo molto semplice: se fosse stato indossato da chi ha ucciso il bimbo sarebbe stato sporco, ma le tracce ematiche si sarebbero deformate quando il pigiama fosse stato sfilato. E invece, come ritengono anche i carabinieri del Ris, quelle gocce di sangue sono, secondo il gergo medico-legale, “da schizzo”. Torre conclude, quindi, che il pigiama può essersi macchiato in quel modo solo perché lasciato sul letto a poca distanza da dove è stato ucciso Samuele. Cambia il contesto, ma lo stile è immutato. A Genova è del professor Torre la teoria del calcinaccio che avrebbe deviato il proiettile di Placanica. Un’intuizione rafforzata da un frammento della camicia del proiettile - mai trovato - scoperto proprio da Torre nel passamontagna di Carlo Giuliani, un anno dopo i fatti. [...] L’amore per la verità - connotata da un proverbiale equilibrio - lo ha indotto ad accettare la consulenza di parte sul caso Raciti. Sono subito faville. Innanzitutto smonta l’ipotesi per cui “l’arma” che ha colpito il giubbotto dell’ispettore di polizia fosse un sottolavello. Precisando, tra l’altro, che non si tratta di un vero sottolavello, ma una lastra sottile che copre la parte inferiore del lavello, la tubazione. Poi sostiene che non può essere questa la causa della morte. “Una volta tanto sono d’accordo con i Ris di Parma” dice sorridendo. Secondo la sua ipotesi la morte sarebbe avvenuta per compressione, “per caratteristiche tipiche dell’incidente stradale”. Riemerge così all’attenzione la ricostruzione che vedeva l’ispettore essere travolto da un’auto della polizia in retromarcia. Per scoprire la verità, Torre intravede solo una strada: “l’esumazione del cadavere. L’ho chiesta, appena nominato [...]”» (Grazia Longo, “La Stampa” 24/7/2007) • «[...] Ha una storia di indagini criminali d’ogni tipo: mafia e passione, casualità e intrigo, terrorismo e violenza inesplicabile. Se per 30 anni di carriera è stato il super partes, il perito dei magistrati giudicanti, fino al caso di Marta Russo a Roma. Poi, grazie a dubbi sulla morte di un marocchino trovato morto nel letto, con i genitori accusati di averlo ucciso, ribalta un processo dato per scontato e porta una Corte d’Assise all’assoluzione grazie alla sua perizia. Niente è scontato. Ed eccolo consulente della difesa, rispettoso quanto determinato con i colleghi. Glielo domanda un amico, Carlo Federico Grosso, di scegliere un campo, quando con raffinatezza difende Annamaria Franzoni per l’assassinio di Samuele. Torre è chiaro con l’amico: “Se trovo una minuzia che la inchioda la consegno a te e ai magistrati. Io faccio il tecnico”. Grosso risponde che “va bene così”. Molti telespettatori ricordano il medico legale che entra negli uffici giudiziari portando un plastico dettagliato come chi va a una festa con le bignole. Lo sfottono anche, alcuni, ma con quelle “bignole”, Grosso e Torre vincono l’unica battaglia felice di Annamaria: la scarcerazione. Medico legale delle missioni impossibili, diventa la sua etichetta, rafforzata quando accetta di occuparsi di Erba, processo su una confessione spontanea. Fin da Cogne l’idea comune è che abbia “saltato lo steccato”, sia andato dall’altra parte. Invece lui non vede barricate saltate: “Si matura, anche con qualche anno addosso. È cambiato il processo”, dice. E poi: “Oggi la posizione del pm - in generale, non in questo o altri casi specifici - è di per sé più di parte. C’è più opposizione di ruoli e questo può portare dall’una e dall’altra parte a un atteggiamento diverso, diciamo più allineato, di periti e consulenti”. Torre non ha da dimostrare qualcosa a chicchessia. Il testo di Medicina Legale - suo e di Lorenzo Varetto, prima allievo, poi collega - è quello su cui studiano gli studenti. Entra in queste vicende davvero da outsider: datemi gli elementi e li osservo in modo asettico. [...]» (Marco Neirotti, “La Stampa” 5/2/2008).