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 2007  luglio 24 Martedì calendario

Prima tribuna politica su YouTube Due ore di videodomande scomode. Corriere della Sera 24 luglio 2007

Prima tribuna politica su YouTube Due ore di videodomande scomode. Corriere della Sera 24 luglio 2007. WASHINGTON – Per la prima volta nella storia, il popolo della «world wide net», il villaggio globale di Internet, inclusi sembra alcuni italiani, è riuscito a interrogare i candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Una pioggia di 2.500 video di 30 secondi provenienti da tutti gli angoli della terra si è abbattuta su YouTube. Latv Cnn, che ha organizzato il dibattito, ne ha scelti 40, proiettati su un enorme schermo di oltre 7 metri. Capeggiati dalla first lady Hillary Clinton, il senatore nero Barack Obama e il terzo uomo John Edwards, i democratici – il turno dei repubblicani sarà a settembre – hanno risposto vigorosamente all’assalto giovanile. Un’America affascinata dal nuovo «reality show» politico ha seguito il dibattito in diretta per due ore a partire dalle 19 di ieri, l’una di stamane in Italia, ridendo, imprecando, applaudendo alle domande più cattive e indiscrete. E si è posta due interrogativi: è democrazia virtuale o reale? E i «blog» cambieranno il modo in cui la superpotenza sceglie i propri leader? Un’enorme aspettativa, alimentata da un battage pubblicitario senza precedenti, ha circondato l’innovativo dibattito tenuto nella Cittadella, l’Accademia militare di Charleston nella Sud Carolina. Come l’ultimo libro su Harry Potter, i video prescelti sono rimasti avvolti nel segreto. Alla vigilia si diceva che la Cnn avrebbe usato quello di Zack Carroll, un ragazzo di 15 anni dell’Illinois: «George Bush si appella ai fondamentalisti religiosi. Come vi appellerete voi agli agnostici e agli atei?». E quello della trentaseienne Kim, malata di cancro, che togliendosi la parrucca e dichiarando «voglio sopravvivere», chiedeva ai candidati: «Come riformerete l’assistenza sanitaria?». E ancora quello di un cittadino di Oakland che denunciava la fuga delle banche dai ghetti e «gli usurai che derubano i ceti bassi e medio-bassi». Ma si diceva anche che la Cnn avrebbe lasciato spazio alle burle e alle provocazioni. Tra questi ultimi video, la tv ne aveva presentati alcuni i giorni scorsi. In uno si vedevano i camionisti Travis Harman e Jonathan Schockley sfidare Obama e Edwards, i candidati sexy, «a togliersi la camicia per dimostrare chi è il più bello». Un altro ritraeva il «vichingo Bjorn», spada in pugno e barba nera, con un cartello che invocava «i metodi forti» contro gli immigrati clandestini. In un terzo, Michael Duncan, il segretario del Comitato nazionale repubblicano, sfidava Hillary a spiegare «la marcia indietro sull’Iraq». Ma secondo il vicepresidente della Cnn David Bohrman, lo show non sarebbe degenerato in farsa: «Sentirete domande che noi giornalisti non sapremmo fare». Il moderatore della trasmissione, Anderson Cooper, è un esperto di elezioni, ha lavorato per «Rock the vote », l’associazione che spinge i giovani a votare, e diretto «Town hall meetings», incontri con le popolazioni locali. Intendeva concedere a Hillary e compagni 3 minuti di risposte a più voci per ogni video. Ha ammesso di favorire i video di protesta, dove figuravano gay, islamici o ragazze madri, minoranze in difficoltà. E ha insistito che l’alleanza tra la tv e i «blog» segnerà una svolta: attrarrà alla politica i giovani, di cui in genere vota appena un terzo. «Si renderanno conto che possono e devono essere ascoltati», ha affermato. Da indiscrezioni della Cnn, in maggioranza i giovani si erano rivolti a Obama – «Hey, Barack, rispondimi!» aveva intitolato il suo articolo la rivista Newsweek ”ele donne a Hillary: una aveva organizzato 400 feste in altrettante città «per la prima presidente americana». Ma prima ancora che Cooper comparisse in scena, tra il vecchio e il nuovo mezzo di comunicazione è scoppiata una guerra culturale. I frequentatori di YouTube hanno accusato la Cnn di avere fatto della democrazia reale una democrazia virtuale arrogandosi il diritto di scelta dei loro video. «Noi siamo abituati a votare in massa i video più popolari, non decide dispoticamente il vertice ». Ha ribattuto Bohrman: «In tv ciò non è possibile: se passassero domande da cialtroni, sarebbe un circo». Ennio Caretto