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 2007  luglio 24 Martedì calendario

ZAHIR SHAH Mohammad Kabul (Afghanistan) 16 ottobre 1914, Kabul (Afghanistan) 23 luglio 2007. Re dell’Afghanistan • «[

ZAHIR SHAH Mohammad Kabul (Afghanistan) 16 ottobre 1914, Kabul (Afghanistan) 23 luglio 2007. Re dell’Afghanistan • «[...] Era rientrato a Kabul nel 2002, dopo 29 anni di esilio in Italia, con la speranza di mettere pace nel suo sventurato Paese [...] l’Afghanistan ha vissuto la sua ultima età dell’oro proprio sotto il regno di Zahir Shah. [...] famiglia di pashtun, la più vasta etnia afgana, Zahir Shah fu proclamato re l’8 novembre 1933, a soli 19 anni, subito dopo l’assassinio di suo padre, il re Mohammed Nadir Shah, ucciso davanti ai suoi occhi. All’inizio, il potere effettivo fu esercitato dagli zii. Ma dopo la Seconda guerra mondiale impose la sua autorità e cullò il sogno di modernizzare il Paese, fece arrivare consulenti dall’estero, fondò la prima Università e rafforzò le relazioni culturali e commerciali con l’Europa. Gli stranieri scoprirono un Paese affascinante con le sue montagne e i suoi tesori archeologici. Nel 1950 Cyrus L. Sulzberger lo incontrò per un’intervista. Gli sembrò ”un uomo alto e malinconico”. Lo descrisse ”scuro di pelle, magro, e torvo; porta i baffi, è calvo e ha tutto storto: lineamenti, naso, sorriso”. Zahir Shah gli disse che voleva guidare l’Afghanistan verso la democrazia ”a piccoli passi”. Nel 1964 emanò una Costituzione adatta a una moderna democrazia, con libere elezioni ed emancipazione delle donne. Durò fino al 1973, quando suo cugino Mohammed Daoud Khan, in combutta con giovani ufficiali appoggiati dai sovietici, compì un colpo di Stato, abolì la monarchia e proclamò la repubblica. Zahir era a Ischia. Rimase in esilio. Lo Scià di Persia diede ordine alla sua ambasciata a Roma di prendersi cura della famiglia reale afgana. L’ambasciatore comprò per loro un appartamento, ma lo intestò all’ambasciata. Con l’avvento dell’ayatollah Khomeini, il nuovo ambasciatore cacciò via il re che prese una villa in affitto nel centro residenziale dell’Olgiata e visse grazie a piccoli aiuti dell’Arabia Saudita. Per un certo tempo le uniche persone che vedeva erano gli orientalisti Giuseppe Tucci e Pio Filippani Ronconi. Quando cedette alle insistenze di un giornalista portoghese e concesse un’intervista, il giornalista si rivelò un sicario che cercò di pugnalarlo. Dedicava la maggior parte del tempo alla sua grande passione, la miniatura. Soggetti preferiti: cavalieri e guerrieri. Quando usciva, non mancava mai di passare a un bar di Vigna Clara, sulla Cassia, per comprare le gelatine di frutta di cui era ghiotto. Uscì dall’oscurità dopo l’11 settembre. Gli americani si ricordarono del vecchio re e lo spinsero a tornare a Kabul, convinti che solo lui poteva compiere il miracolo di riconciliare gli afgani» (Marco Nese, ”Corriere della Sera” 24/7/2007).