La Stampa 24/07/2007, pag.36 Simonetta Robiony, 24 luglio 2007
Proietti: ”Affitto io il Brancaccio”. La Stampa 24 luglio 2007. ROMA. Nuovo capitolo all’interno di «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana» in versione contemporanea, ovvero come finirà con il teatro Brancaccio non più conteso tra Costanzo che s’è ritirato e Proietti che non si ritira, eppure tuttora in alto mare? Gigi Proietti ha avuto un’idea e l’annuncia pubblicamente: «Prenderò io direttamente in affitto il teatro da Longobardi
Proietti: ”Affitto io il Brancaccio”. La Stampa 24 luglio 2007. ROMA. Nuovo capitolo all’interno di «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana» in versione contemporanea, ovvero come finirà con il teatro Brancaccio non più conteso tra Costanzo che s’è ritirato e Proietti che non si ritira, eppure tuttora in alto mare? Gigi Proietti ha avuto un’idea e l’annuncia pubblicamente: «Prenderò io direttamente in affitto il teatro da Longobardi. Non sono ricco. Appartengo al ceto medio-agiato. Ho dei risparmi. Vado in banca, ritiro un po’ di soldi e offro una caparra. Voglio continuare ad essere il gestore e il direttore di questo teatro. Mi ci sono affezionato. E il pubblico s’è affezionato a me. Non me l’aspettavo. Seimila firme di sostegno in pochi giorni. Cittadini, non «ggente» che è brutto, mi chiedono di restare. Cercherò di accontentarli». Fino ad oggi era il Comune a pagare l’affitto ad Alessandro Longobardi che ha la disponibilità dello stabile, e lo faceva da anni, ben prima che arrivasse Proietti. Negli ultimi mesi, però, nonostante Longobardi neghi, sembra che la richiesta fosse raddoppiata proprio perché il «Brancaccio», grazie ai sei anni di Proietti, è diventato il quarto teatro d’Italia per «sbigliettamento». Qualcuno sostiene che dai 350mila euro l’anno si sarebbe passati a chiederne 700mila. Dove li troverà Proietti tutti questi soldi? «Cercherò di raggiungere l’accordo su una cifra congrua. Se chiedono troppo non pago». Non sarebbe meglio anche per lei chiedere l’appoggio del sindaco Veltroni? «Se sto qua lo devo a Veltroni. Stimo Veltroni. E’ un ottimo sindaco. Ho un buon rapporto con lui. Proprio per questo non voglio metterlo in imbarazzo. Perché se m’aiuta sarà criticato perché sono suo amico, se non lo fa sarà criticato perché m’ha abbandonato. Vorrei fare da solo. E che nessuno parli di complotti, trame, cordate, camarille. Questo è il Brancaccio non è la Telecom». Intanto Longobardi si fa vivo facendo sapere che lui è pronto a dare, sotto la sua gestione, la direzione artistica del Brancaccio a Proietti, offrendogli in pagamento una percentuale sugli utili. Proietti non ci sta. «Non mi piace». E perché? «Perché so io come si gestisce questo teatro. L’ho trovato che era una stamberga. L’impianto elettrico non funzionava. Il riscaldamento non c’era. L’ho portato in attivo. Non mi fido di chi non l’ha mai fatto». Il tempo stringe, la campagna abbonamenti è in ritardo, una compagnia che Proietti aveva messo in cartellone s’è già ritirata, a voce tutto è stato deciso, ma i contratti scritti latitano. Proietti ha fatto un appello perché la prossima stagione possa funzionare. Lo ha fatto con una festa. La festa che avrebbe dovuto essere di addio, quando pareva che Costanzo avesse accettato di fare il direttore artistico e che è diventata la festa di ringraziamento al suo pubblico. Non uno spettacolo, però, ma un happening con quelli che vogliono sul palco a dire ciò che gli va. E sono stati tanti i colleghi ad esprimere a Proietti solidarietà. Talmente tanti che anche Costanzo, di fronte a questa sollevazione, ha deciso di tirarsi indietro. Proietti scherza. «A che cosa ha rinunciato Costanzo? A niente. Io so’ direttore fino al 31 luglio, questo recita il mio contratto. Lui s’è nominato, s’è ”snominato”, ha fatto tutto da solo. C’è del comico in tutto questo. Io stavo a Ponza in vacanza e dai giornali ho saputo che oltre a me c’era un altro direttore artistico. Mi vie’ da ridere adesso. Riconosco il vecchio Maurizio col quale quando ci vedevamo c’ammazzavamo di risate. Che devo aggiungere? Costanzo ha sbagliato. Se n’è accorto. Ha fatto marcia indietro. Quasi quasi lo ringrazio perchè finalmente in Italia si parla dei teatri, di come sono gestiti, di quanto rischio ci sia ad occuparsene». Manterrà in cartellone lo spettacolo scritto da Costanzo? «Se la compagnia ci sta, certo. Se no faccio Pippi Calzelunghe per i ragazzini». E se Costanzo si dispiacesse? «E che vuol fare lui Pippi?». Poi aggiunge una preghiera: «Non dite mai più quando parlate di vallette, cimici, paparazzi, ricatti: Bufera nel mondo dello spettacolo. Il mondo dello spettacolo è un’altra cosa. Lavora. Lavora giorno e notte». Delusioni? «Una sola. M’aspettavo due righe dal Ministero della Cultura, una telefonata dal ministro Rutelli. Non ho perso le speranze, però. Se avrò il «Brancaccio» sono sicuro che due lire di sovvenzioni me le daranno». Simonetta Robiony ******* Veltroni: «Gigi continuerà». «L’esperienza di Gigi continuerà, è importante per Roma e per il quartiere Esquilino. Stiamo lavorando affinché continui qui, questa è la sua casa. Ma si deve sapere che continuerà anche la sua filiazione, il Globe Theatre a Villa Borghese. In sei anni il Brancaccio è diventato uno dei teatri con più spettatori in Italia». Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha partecipato con questa dichiarazione alla serata organizzata da Proietti al Teatro Brancaccio, dove fin dal pomeriggio si erano formate lunghe code di spettatori, tanto da far montare anche due mega-schermi in strada. E’ festa è stata. Proietti ha recitato e cantato. Con Arbore si è esibito in Come pioveva, subito dopo è salita sul palco Marisa Laurito con Ninì Tirabusciò. Presenti in sala: Gullotta, Nicola Piovani, Gianni Cannavacciuolo, Lina Sastri, Gianpiero Ingrassia, Gianni Minà, Gigi Magni, Gianluca Guidi, Luca Barbareschi. Sorpresa della serata: delle magliette con la scritta «Io sto con Gigi».