La Stampa 24/07/2007, pag.26 Luigi Grassia, 24 luglio 2007
Alitalia, le condizioni di Tpg. La Stampa 24 luglio 2007. TORINO. Nelle speranze di chi, qualche mese fa, aveva concepito la procedura di privatizzazione, ieri doveva essere il 23 luglio della rinascita di Alitalia: nell’ultimo giorno utile per le offerte vincolanti sul 49,9% di azioni in mano al Tesoro, sarebbero spuntati uno o più acquirenti con soldi freschi e idee nuove per salvare e rilanciare la ex compagnia di bandiera
Alitalia, le condizioni di Tpg. La Stampa 24 luglio 2007. TORINO. Nelle speranze di chi, qualche mese fa, aveva concepito la procedura di privatizzazione, ieri doveva essere il 23 luglio della rinascita di Alitalia: nell’ultimo giorno utile per le offerte vincolanti sul 49,9% di azioni in mano al Tesoro, sarebbero spuntati uno o più acquirenti con soldi freschi e idee nuove per salvare e rilanciare la ex compagnia di bandiera. E invece è stata solo la giornata in cui si è preso atto dell’ennesimo buco nell’acqua: la gara è finita e nessuno si è fatto avanti, come ormai si sapeva. Nella settimana appena cominciata si valuterà come salvare il salvabile: dopodomani il ministro Padoa-Schioppa riferisce alle Camere, e venerdì si riunisce il cda per aggiornare il piano industriale. La ricerca di un compratore dovrà, comunque, fare i conti con lo stato d’animo degli investitori che è illustrato in maniera perfetta da un articolo del «Times», in cui il quotidiano britannico attribuisce al fondo Tpg questa intenzione: «Partecipiamo a una nuova gara solo se il governo italiano allenta le condizioni di acquisto e ci permette di contattare preventivamente i sindacati, per negoziare con loro la necessaria ristrutturazione». In serata, Tpg ha smentito di aver avuto contatti sottobanco col Tesoro e di aver proposto precondizioni, eppure la notizia ha avuto l’effetto di un sasso nello stagno; di fatto, chiunque si rimetta in fila per avere Alitalia presenterà richieste di questo tipo, altrimenti si tratterebbe dello sterile bis della procedura già fallita. E perdere altri mesi non è proprio possibile. Con le riserve dette, il Times attribuisce a Tpg altre due richieste che verosimilmente avanzerebbe qualunque candidato alla privatizzazione: flessibilità per chiudere le rotte non remunerative e aprirne altre, e possibilità di portare nella cordata più partner italiani (ora con Tpg c’è Mediobanca) in modo che la compagnia mantenga il suo carattere italiano e possa conservare i diritti di atterraggio e decollo di cui gode nel mondo in quanto, appunto, italiana. Il nuovo bando di gara «leggero», finalizzato a una ricapitalizzazione con nuovi investitori, è l’unica possibilità reale di salvare la compagnia, visto che l’Unione europea sbarrerebbe la strada a ogni ulteriore iniezione di denaro pubblico e che varie autorità, incluso il presidente della Repubblica Napolitano, hanno detto in maniera perentoria che con Bruxelles non si può andare allo scontro. Il ministro Padoa-Schioppa ha spiegato l’altro giorno che per nel futuro ai Alitalia «a parte la vendita c’è solo la liquidazione» e ieri gli ha dato man forte il suo collega alle Infrastrutture Di Pietro: «In trattativa privata o in gara, l’importante è che si venda. Quello di Padoa-Schioppa mi pare un ragionamento condivisibile. Non si può continuare a sovvenzionare Alitalia». Luigi Grassia