Corriere della Sera 24/07/2007, pag.30 Robert Kagan, 24 luglio 2007
Non è colpa degli iracheni. Corriere della Sera 24 luglio 2007. Quando si vuole giustificare l’ingiustificabile e accettare l’inaccettabile, si scovano mille modi per mettersi la coscienza in pace sulle decisioni prese
Non è colpa degli iracheni. Corriere della Sera 24 luglio 2007. Quando si vuole giustificare l’ingiustificabile e accettare l’inaccettabile, si scovano mille modi per mettersi la coscienza in pace sulle decisioni prese. Per quanti caldeggiano il ritiro dall’Iraq, la tavolozza delle scuse è assai variopinta: «Bush ci ha fatto entrare in guerra con le menzogne» è quella preferita da molti democratici, tra cui i candidati presidenziali che si espressero a suo tempo a favore dell’intervento militare, ma che oggi sostengono di essere stati ingannati. «Bush ha gestito male la guerra» invece è la scusa prediletta da chi sin dall’inizio ha invocato una diversa strategia militare e rinforzi, ma che sono stati zittiti dagli esperti del Pentagono e della Casa Bianca. Entrambe queste scuse, però, hanno lo stesso difetto: nessuno sa dire che cosa fare adesso. Il ritiro non sarà certo una soluzione meno costosa, come non sarà un’opzione più tollerabile accettare l’implosione dello Stato iracheno e consegnare la vittoria ad Al Qaeda. Lo stesso vale per quella che sta diventando la scusa più convincente e condivisa a favore del ritiro dall’Iraq: «E’ colpa degli iracheni». Per i repubblicani al governo, disperatamente alla ricerca di una scappatoia, questa non solo è la scusa preferita, ma anche una stampella psicologica. Per loro, ancor più che per i democratici, scaricare la responsabilità sugli iracheni li assolve dall’aver appoggiato la guerra: avevamo ragione a intervenire militarmente, vi diranno, e ce l’abbiamo messa tutta. Non è colpa nostra se gli iracheni non hanno fatto la loro parte. Gettare la colpa sugli iracheni inoltre consente ai repubblicani di ammettere la sconfitta senza riconoscere che si tratta di una sconfitta americana. Noi non abbiamo perso, sono stati gli iracheni. Certo, il governo iracheno è stato una delusione. I leader sciiti e sunniti faticano a raggiungere accordi e compromessi. La violenza settaria non si è mai placata. Tuttavia questa scusa racchiude una menzogna. Il fatto è che, contrariamente alle previsioni, l’Iraq non è piombato nella guerra civile. Trattative e negoziati continuano. I primi segni di vita stanno tornando lentamente a Bagdad. Molti sunniti oggi combattono Al Qaeda, non i loro vicini sciiti. E la violenza settaria cala. Il problema maggiore è rappresentato proprio da Al Qaeda in Iraq. La cui strategia è infatti di attizzare la violenza settaria sterminando sia sunniti che sciiti. E’ il timore che la situazione torni alla normalità in Iraq che costringe Al Qaeda ai doppi turni per far saltare in aria cose e persone. E la penetrazione di Al Qaeda in Iraq non è colpa degli iracheni, che la combattono, in alcuni casi, con grande coraggio. Né il popolo iracheno è responsabile per le autobomba nei mercati. La violenza disumana dei qaedisti non può essere ascritta all’ambito culturale iracheno. E circa gli Usa, se saremo scacciati dall’Iraq, lo saremo per mano di Al Qaeda, non per le manchevolezze del popolo iracheno. Robert Kagan