La Repubblica 24/07/2007, pag.18 Corrado Augias, 24 luglio 2007
Il greco, il latino e il Dio d´Occidente. La Repubblica 24 luglio 2007. Gentile Augias, ho letto giorni fa questo titolo: "L’Occidente ha conosciuto Dio in latino", frase attribuita al professor Franco Cardini
Il greco, il latino e il Dio d´Occidente. La Repubblica 24 luglio 2007. Gentile Augias, ho letto giorni fa questo titolo: "L’Occidente ha conosciuto Dio in latino", frase attribuita al professor Franco Cardini. Stento a crederlo. L’entusiasmo per il motu proprio autorizza certe intemperanze, ma la storia è storia. Se il Dio in questione è quello cristiano, il suo "veicolo" non fu la lingua latina ma la greca. Non solo alle origini (Pietro e Paolo), a tutto il terzo secolo l’evangelizzazione e le manifestazioni di culto Roma compresa erano in greco, lingua universale del Mediterraneo; era ambìto dalla classe borghese (Cicerone manderà suo figlio ad impararlo) e Tertulliano, dalle sponde africane, opererà una provvida mediazione traducendo in latino la terminologia mutuata dalla tradizione greca. Inoltre, come può il Cardini affermare che oggi il latino "è una lingua viva con caratteristiche di profonda comunicabilità"? Quali cenacoli frequenta l’illustre docente? Tutti sappiamo che il latino, in Italia almeno, è incomprensibile per la media popolazione; che esso occupa un posto marginale nei programmi delle scuole superiori, mentre nei paesi francofoni ed anglosassoni è stato addirittura eliminato o reso facoltativo. Dico ciò con profonda angustia, consapevole che si tratti di un tesoro perduto. Negli stessi seminari ci troviamo nell’impossibilità di presentare testimonianze di valore incomparabile, proprio per l’ignoranza della lingua latina. Dov’è il grande sogno del Vaticano II: vivendo exprimant? cioè il culto sia la traduzione del vissuto? Padre Valerio Ferrua O.P. Il quesito posto da padre Ferrua è carico di conseguenze pratiche dopo la decisione pontificia di reintrodurre, per chi vuole, la messa in latino. Data la mia insufficiente competenza ho chiesto il parere del prof. Remo Cacitti (cattedra alla Statale di Milano), uno dei nostri più illustri storici del cristianesimo. Ha risposto: «Stento anch’io a credere che Cardini si sia espresso nel modo riportato dai giornali; se così fosse si tratterebbe di un errore madornale, forse sull’onda di riflusso che sta caratterizzando questi oscuri anni in cui l’insegnamento del Vaticano II viene progressivamente tradito. 1. Il Nuovo Testamento è stato redatto in greco, anche se, per l’Antico, sono attestate redazioni in ebraico e aramaico, di cui tuttavia nulla ci è giunto; 2. lo stesso Antico Testamento era stato tradotto in greco ad Alessandria (III sec. a. C.), proprio perché le comunità giudaiche della diaspora non conoscevano più l’ebraico: 3. precoci dovettero essere le traduzioni latine dell’intera Bibbia, se già sono attestate in Africa tra la fine del II e l’inizio del III sec. d. C.; 4. enorme importanza rivestì la più tarda traduzione latina di Gerolamo (fine IV-inizi V sec. e. v. c. d. «Vulgata»), perché, a partire proprio dal V-VI sec. l’Occidente non conosce più il greco, e bisognerà aspettare il XV-XVI sec. perché timidamente la lingua originale del N. T. si riaffacci nella cultura occidentale; 5. In conseguenza di questa preminenza della traduzione latina della «Vulgata», il Concilio di Trento dichiarò poi ispirata tale traduzione». Perché Cardini, così stando le cose, ha parlato di latino? Non credo che si sia tratta di un errore, la questione infatti riguarda più che la filologia la ’politica’ della chiesa. Corrado Augias