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 2007  luglio 25 Mercoledì calendario

La vera Calciopoli non è ancora iniziata. Corriere della Sera 25 luglio 2007. MILANO. Giuseppe Gazzoni Frascara è stato il primo grande accusatore del sistema calcio, quando nel gennaio 2004 parlò di doping amministrativo e gravi irregolarità da parte di molti club

La vera Calciopoli non è ancora iniziata. Corriere della Sera 25 luglio 2007. MILANO. Giuseppe Gazzoni Frascara è stato il primo grande accusatore del sistema calcio, quando nel gennaio 2004 parlò di doping amministrativo e gravi irregolarità da parte di molti club. Ma è anche il dirigente che è finito in B nel giugno 2005 con il Bologna, alla fine di un campionato dove non è stato nemmeno assegnato lo scudetto. E che ha venduto il club per un euro sei mesi prima che scoppiasse il caos. Dottor Gazzoni, oggi le sentenze della Corte federale su Calciopoli compiono un anno. Pensa che tutto sia come prima oppure che niente possa essere come prima? "La parte sportiva è stata conclusa con una tonnellata di zucchero sulle sentenze e abbiamo voltato pagina. Ma la parte penale di Calciopoli, la più rilevante, deve ancora cominciare e se ho capito bene, dopo le 37 richieste di rinvio a giudizio da parte dei pm di Napoli, ci sarà molto poco da ridere". Non crede che la gente cominci ad essere stanca di questa storia? "I tifosi pensano agli acquisti, alle partite da giocare e da vincere, ma qui c’è da accertare se sono stati commessi reati veri e da chiarire tutti quegli aspetti che restano oscuri. Se a Napoli si arriverà ai rinvii a giudizio, come mi sembra probabile, verrà scoperchiato il pentolone, con tutto il marciume che c’è dentro. Lasciamo pure che i tifosi seguano il calcio giocato, ma l’accertamento delle responsabilità in sede penale non può non proseguire". Conseguenze possibili? "La prima ha una scadenza imminente. Rti ha già fatto causa alla Lega, perché ritiene di aver pagato troppo i diritti in chiaro per un campionato condizionato dalle sentenze di Calciopoli. Ha chiesto uno sconto di 21 milioni. Se il tribunale dà ragione a Rti, la Lega che cosa fa? Se la prende con un paio di presidenti? E ancora: la Figc dice che vuole costituirsi parte civile. Ma contro se stessa? E la Juve? Promuove un’azione di responsabilità nei confronti di Giraudo e Moggi oppure fa finta di niente? Ci sono tremila intercettazioni, che sono nate dalle scommesse della camorra, che spiegano tutto e che nemmeno la nuova legge Mastella può invalidare. Qui ballano moltissimi soldi e chi paga i danni? Per questo sostengo che la vera Calciopoli non è nemmeno iniziata, anche se ho paura che, visti gli scenari, alla fine prevalga la voglia di arrivare ad un condono tombale per il pallone. Del resto l’Italia è campione del mondo nel calcio, ma anche nel ricercare i compromessi". Lei ha parlato di sentenze sportive zuccherate... Non è troppo severo? "No, ma non c’è da stupirsi. Guido Rossi aveva cercato di togliere la giustizia sportiva alla Federcalcio, dividendo i poteri. Invece, nonostante sia stato cambiato lo Statuto, resiste l’anomalia di giudici contigui all’ordinamento della Figc". Come vive dall’esterno questa storia che sembra non finire mai? "Ho molta fiducia nel lavoro dei magistrati di Napoli e intanto, in attesa che si definiscano i contorni penali di Calciopoli, mi sono già mosso. A settembre partirà la prima causa civile per quanto è accaduto nell’estate 2005 sul capitolo delle iscrizioni al campionato. Porterò in tribunale la Reggina (che venne iscritta con una fideiussione irregolare), la Figc, i consiglieri federali di allora, l’Agenzia delle entrate e stiamo valutando se è il caso di citare in giudizio anche la Covisoc. Mi spiace essere costretto ad arrivare a questo punto, coinvolgendo la Federcalcio, ma le carte esistenti fanno rabbrividire e il danno è molto elevato. La Samp ha ceduto il marchio per venticinque milioni, il Bologna ha un bacino doppio. un passo che devo fare per rispetto a me stesso, a quello che mi ha colpito anche sul piano familiare e a chi con quel Bologna è retrocesso due anni fa". Ha venduto il Bologna ed è fuori dalla mischia: se potesse, tornerebbe nel calcio? "Assolutamente no. Tornerei nel calcio se fosse ancora quello del ’93, quando presi il Bologna. I diritti tv soggettivi hanno fatto saltare il banco. E adesso ci sono realtà che sballano il mercato, penso ad Abramovich e alle cifre che è in grado di investire. Basta vedere quanto ha speso per avere Shevchenko da mandare in panchina. Ormai ci sono sette-otto squadre in Europa che sono fuori target. Per i club medio-piccoli non esiste più la possibilità di reggere. L’unico modo sarebbe quello di cambiare il format delle partite, copiando il basket, con i time out durante i due tempi, per inserire gli spot. Sarebbero cambiamenti traumatici, ma inevitabili se si vuole rivitalizzare il calcio. Oppure seguire le indicazioni del presidente del Napoli, De Laurentiis, che vuole destinare direttamente ai club i proventi derivanti dalle partite trasmesse sulla banda larga. Sfruttare al massimo Internet per sopravvivere". Fabio Monti