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 2007  luglio 26 Giovedì calendario

Marcandella Angelo

• Belgio 1930 (~). Prete • «“Non me ne vogliano i turisti, ma l’acqua ha una sua vitale importanza ed è per questo che non possiamo non invocare la caduta della pioggia”. Non piove? La terra brucia? Il deserto avanza? Proviamo con il sovrannaturale. Non siamo a Lourdes e nemmeno a Medjugorje, ma a Costa Orzata, che non è un resort per assetati della domenica ma una frazione di Castellarquato, borgo medioevale ed agricolo del Piacentino, in cui non cade una goccia da quasi tre mesi. A miracol piovasco invocare e forse anche mostrare è Don Angelo Mercandella, una certezza più che una fede per i parrocchiani del luogo, che ha annunciato la sua personale danza della pioggia “aderendo alle richieste dei numerosi agricoltori della Valdarda”. Don Angelo non fa la mossa attorno a un totem ma prega, scatena il triduo, tre giorni di preghiera con i fedeli per aiutare l’acqua a scendere dal cielo, luogo quanto mai pertinente in tema di miracoli. Lunedì pomeriggio la prima seduta nella chiesetta locale al cospetto di una cinquantina di coltivatori diretti in tenuta da lavoro. Alla fine della messa il clou, l’invocazione corale a Sant’Isidoro, patrono di Madrid e Giove Pluvio dei cattolici, un fervente lavoratore della zappa del dodicesimo secolo, che interrompeva il lavoro nei campi solo per raccogliersi in preghiera, candidatosi alla santità in giorno in cui, al proprietario furente che lo aveva sorpreso mentre sgranava il rosario, indicò il bue e l’aratro guidati con mano ferma da due angeli. Non è un dilettante allo sbaraglio né un ciarlatano come mago della pioggia, Don Angelo. Ci aveva già provato quattro mesi prima con risultati straordinari. Tre giorni di orazioni a Sant’Isidoro, al quarto giorno, il 19 marzo, acqua a catinelle su tutta la Valdarda e popolarità alle stelle per il prete. Che se ne infischia dello scetticismo del sindaco locale, un laicone alla Peppone che ogni volta lo incrocia e ammicca: “Lei è un prete burlone che ascolta il meteo e poi s’inventa il triduo quando sa che piove”. Don Angelo non raccoglie, anche perché i fatti, i miracoli, sono dalla sua parte e ieri mattina sui disastrati campi della bassa Piacentina è caduto per qualche minuto un acquazzone con una bordata di grandine, assolutamente non previsto dal meteo. Quanto basta per tenere desta la fede e sperare nel miracolo, atteso in giornata. A fare il tifo per Don Angelo sono in tanti di questi tempi, a partire da Guido Bertolaso. Se la siccità è un dramma e la scienza confessa i suoi limiti, viva il “Credo quia absurdum” di Tertulliano. Esorcizzando i demoni o la siccità, i preti fanno il loro mestiere. In un mondo dove infuria l’arroganza del due più due fa quattro, l’uomo che dice di non credere più ai miracoli è un uomo che ha smesso di credere anche in se stesso, e cioè nel più clamoroso dei miracoli, direbbe Don Angelo. In tema di prodigi “liquidi” la tradizione cattolica è del resto maestra, che si tratti del sangue di San Gennaro o delle lacrime della Madonna. La religione dialoga da sempre con le forze della natura. Si benedicono le campagne e si ringrazia il Signore per i buoni raccolti. I sacerdoti Maya sacrificavano vite umane e gli etruschi convocavano i defunti per propiziarsi il sole o la luna. [...]» (Giancarlo Dotto, “la Stampa” 26/7/2007).