Raffaello Masci, La Stampa 26/7/2007, 26 luglio 2007
RAFFAELLO MASCI
ROMA
Ma insomma! Ho pregato i rettori di non mettermi di fronte a queste situazioni. Non voglio essere costretto a dire di no ad una loro richiesta, ma devono esserci gli estremi di legge». Il ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, ieri si è negato a tutti i cronisti che lo hanno inseguito, ma con i suoi collaboratori si è sfogato. «Il ministro - spiegano i tecnici del Miur - ha dato sette mesi fa un criterio molto rigoroso e restrittivo sul conferimento delle lauree ad honorem, sia per non squalificare il riconoscimento, sia perché la laurea in Italia, anche quella ad honorem, ha un valore legale, e quindi non può essere conferita a cuor leggero. Il criterio indicato dal ministro è stato quello dell’eccezionalità».
In definitiva, spiegano al ministero, non basta essere degli ottimi professionisti o delle persone di successo per ottenere una laurea honoris causa, occorre aver espresso una eccellenza del tutto singolare e universalmente riconosciuta.
La materia è regolata da una norma assai datata, un regio decreto del ”33, secondo il quale «la laurea ad honorem può essere conferita soltanto a persone che per opere compiute o per pubblicazioni fatte, siano venute in manifesta fama di singolare perizia nelle discipline per cui la laurea è concessa». Ci devono essere l’eccezionalità e la chiara fama, chiosano i tecnici del ministero, sennò tocco e toga devono restare nel cassetto.
La stretta rigorista Mussi l’aveva data a tutti i rettori, per la verità, già il 19 dicembre scorso, quando aveva emanato un «atto di indirizzo» con il quale invitava ad andarci piano con le lauree facili. Al ministero dell’Università lui c’era da appena sei mesi, eppure aveva dovuto firmare già 99 richieste di laurea avviate durante la gestione precedente. Quando i suoi collaboratori, però, gli hanno presentato la centesima, si è insospettito di tanta profusione di gloria, e ha voluto guardare bene dentro il fenomeno.
Nel 2004 - per esempio - il suo predecessore Letizia Moratti aveva conferito ben 235 lauree ad honorem, l’anno successivo il rito si era ripetuto altre 171 volte. Nel 2006, quando aveva lasciato l’incarico per l’avvicendamento del governo, ne aveva già firmate 66 più le cento lasciate da firmare al suo successore. Il grosso dei riconoscimenti era, come al solito, riservato a nomi ineccepibili: premi Nobel, illustri scrittori, statisti di vaglia. A fianco di questi personaggi però, figuravano cittadini che avevano dato indubbiamente lustro al paese ma che, tuttavia, non avevano certo pubblicazioni o titoli accademici da esibire.
Nel 2004, per esempio, l’alloro accademico fu conferito al giurista Francesco Cossiga e alla scienziata premio Nobel Rita Levi Montalcini, ma anche agli imprenditori Pasquale Pistorio e Marco Tronchetti Provera, al medico Gino Strada, all’atleta Juri Chechi, al tecnico della Ferrari Jean Todt, l’allenatore Giovanni Trapattoni. Nel 2005, sempre la generosa Moratti, premiò - tra gli altri - l’economista Tommaso Padoa Schioppa, il politologo Giovanni Sartori, ma anche il cantante Vasco Rossi (laurea in legge, con piena facoltà di fare l’avvocato), gli imprenditori Alessandro Riello e Giuseppe Stefanel, il mago della protezione civile Guido Bertolaso, il campione di motociclismo Valentino Rossi. Tra quelli che lasciò in eredità al successore Fabio Mussi, per il 2006, ci sono lo scrittore Raffaele La Capria, ma anche lo showman Renzo Arbore. E questo costume di insignire prestigiose personalità extraccademiche, si protrasse - per trascinamento - anche in epoca-Mussi: Roberto Benigni fu laureato a Firenze, il fotografo premio Oscar Vittorio Storaro e lo scenografo Dante Ferretti a Macerata, il cantautore Paolo Conte si laureò ad honorem a Catanzaro.
Poi venne la stretta del dicembre 2006 e le 87 lauree firmate da Mussi quest’anno rispecchiano un criterio più aderente al regio decreto del ”33. Tra i laureati lo scrittore e statista Vaclav Havel, gli scrittori Andrea Camilleri, Vincenzo Consolo, Luigi Meneghello e Isabel Allende, il musicista Riccardo Muti, il pedagogista salesiano Pascual Chavez, il giornalista e scrittore Sergio Zavoli.
«Questo - dicono ancora al ministero - non perché il ministro abbia respinto le domande presentate, ma perché i rettori si sono attenuti più strettamente a quanto la legge stabilisce».
Salvo poi lo scivolone sul caso della signora Ligresti, manager di primissimo piano ma, formalmente, studentessa fuoricorso. «E il rettore di Torino Pelizzetti - dice una nota - era stato portato a conoscenza della volontà del ministro di non approvare il conferimento della laurea in economia aziendale alla signora». La figuraccia si poteva evitare?