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 2007  luglio 26 Giovedì calendario

Quando c’e’ il sole non sono piu’ felice. Vanity Fair 26 luglio 2007. In un vagone della metro di Londra un ubriaco oscilla a fianco di Antonio Campo Dall’Orto

Quando c’e’ il sole non sono piu’ felice. Vanity Fair 26 luglio 2007. In un vagone della metro di Londra un ubriaco oscilla a fianco di Antonio Campo Dall’Orto. Il giorno dopo il Live Earth, il concerto planetario voluto da Al Gore per (ri)lanciare l’allarme global warming, Campo Dall’Orto fa ambientalisticamente ritorno in hotel su un mezzo pubblico. Neanche 24 ore prima, l’amministratore delegato di Mtv Italia e direttore dei programmi di La7 ballicchiava nella tribuna vip dello stadio di Wembley. Ancora un passo indietro: al Live Earth manca una settimana e siamo a Milano, negli studi di Mtv. «Sai cos’è?», dice, partendo dal suo intercalare più frequente. «Deve passare l’idea che vivere con meno non significa vivere peggio». Quel giorno, Campo Dall’Orto, 43 anni, ha firmato i documenti per la sua nomina di testimonial della Millennium Campaign delle Nazioni Unite, quella degli 8 obiettivi (dal dimezzamento della povertà allo stop alla diffusione dell’Aids) da realizzare entro il 2015. «L’impegno sociale », aveva raccontato, «è sempre stato parte di me. Alla maturità scelsi il tema ”Che cosa vuol dire essere cittadini del mondo”, e scrissi un testo appassionato sull’impegno civile. Presi 5 perché il commissario non condivideva il contenuto». Da 10 anni, con Mtv, Campo Dall’Orto si sta prendendo la rivincita, dedicando «più spazio di ogni altra Tv italiana alla comunicazione sociale». La comunicazione sulla sua vita privata, invece, la evita da sempre. Di recente è diventato padre per la prima volta. Finora nessuno ne aveva saputo di più. Con Vanity Fair ha deciso di fare un’eccezione. Ecco, allora, l’annuncio ufficiale: il 5 maggio 2007 è nato Leon, figlio di Antonio Campo Dall’Orto e della sua compagna, l’attrice Mandala Tayde. Cominciamo dal nome. «Ha un bel suono, è corto, e poi volevamo un nome che gli consentisse di vivere sia in Italia che in un altro Paese. All’inizio del ”900, Leon era uno dei più diffusi al mondo... Questo l’ho scoperto dopo, però». Il film di Luc Besson Leon non c’entra? «Beh, sì, l’idea ci è venuta da lì. E siccome il protagonista è un killer, scherzando, ho detto a Mandala: ”Se ogni genitore ha delle aspettative sui figli, a noi basta che non vada in giro ad ammazzare la gente”». Seriamente, che cosa vorrebbe per lui? «Che abbia una mentalità aperta, che possa stare bene in questo mondo. E che conosca le lingue». Avrà già la tata madrelingua inglese. «No, lo stiamo crescendo da soli. Io gli parlo in italiano, Mandala in tedesco». Le farò una domanda che di solito si fa alle donne: si è deciso adesso perché pensava fosse il momento giusto? «Se l’avessi pianificato l’avrei fatto prima. Io arrivo dalla cultura veneta, che è quella delle famiglie numerose. A 20 anni immaginavo che a 30 avrei avuto due, tre figli». Come ha conosciuto Mandala? «Tre anni fa, alla prima di un film a Roma. stato un colpo di fulmine: abbiamo cominciato a frequentarci subito». La conosceva come attrice? E Mandala sapeva di avere davanti «l’uomo di Mtv»? «Avevo visto Santa Maradona ma, sinceramente, non mi ricordavo di lei. Neppure lei sapeva che cosa facessi io. Questa ”ignoranza”, credo, è stata un vantaggio». Come si sente da neopapà? «Pensavo che concentrare molte attenzioni su mio figlio mi avrebbe portato a un atteggiamento più distaccato verso il mondo. successo il contrario: sento la necessità di rendere migliore il mondo dove Leon dovrà vivere». A cominciare dall’ambiente? «Non voglio dire che sia il più importanti degli otto punti della Millennium Campaign, ma la difesa dell’ambiente è quello che mi coinvolge di più. La sensazione di vivere in un mondo che si sta deteriorando mi fa soffrire, letteralmente. Una volta ero felice quando c’era il sole, da qualche tempo a mettermi di buonumore è la pioggia: mi dà l’impressione che lavi via lo sporco dall’aria». Quando ha cominciato a «soffrire»? «L’anno scorso, in una vacanza in Cina. L’impatto dello sviluppo lì lo respiri, nel senso che ti entra nei polmoni». Soluzioni? «Ognuno di noi deve smettere di chiedere e cominciare a dare». Cominciamo da lei. «Con Mandala stiamo ristrutturando casa: al posto di una vasca metteremo una doccia, usi due terzi di acqua in meno. Prendo il tram per andare al lavoro più di quanto facessi una volta. E per arrivare all’aeroporto, ogni volta che posso, vado in treno invece che in taxi». E come manager? «Stiamo cercando di risparmiare energia. Vogliamo capire, per esempio, se c’è un modo per ridurre allo stretto necessario l’erogazione di corrente durante i weekend. Inoltre vorrei limitare i viaggi aerei. La regola di andare in aeroporto con il treno non riguarda solo me: da settembre sarà così per tutti quelli che lavorano a Mtv. Purtroppo, le reazioni non sono state entusiastiche. Molti lo considerano un problema in più. Spero che in futuro capiscano». Non è comunque troppo poco? «Non credo che arriverà un leader mondiale a salvarci. Dalla crisi si uscirà soltanto attraverso i comportamenti di ognuno di noi. Bono dice una cosa in cui credo molto: la nostra generazione verrà giudicata per la capacità di usare le risorse. Per questo le informazioni e i messaggi che passano attraverso i media sono importanti. Se riesci a capire a che cosa servono le risorse e quante ce ne sono, ne farai un uso adeguato alle tue reali esigenze».  così certo che basti sapere le cose? «Un canale televisivo non è sufficiente a risolvere i problemi. Resta il fatto che uno dei primi obiettivi, per un editore, è dire quello in cui crede». Pensavo che fosse fare soldi. «Anche, ci mancherebbe altro. Ma una volta che sai di dover guadagnare, è vero che ci sono tanti modi per riuscirci. Puoi evadere il fisco o stare dentro le regole e, magari, decidere pure di destinare alla comunicazione sociale la quota dello 0,7 per cento (la cifra corrisponde alla percentuale di Pil che i Paesi che aderiscono alla Millennium Campaign si sono impegnati a devolvere per lo sviluppo delle nazioni più povere, ndr). Oggi Rai e Mediaset ragionano solo in termini di audience e pubblicità. La7, con la giornata sul Live Earth, ha fatto l’1,5 per cento di share, la metà del dato medio. Si può scegliere di perdere pubblico ogni tanto». Telecom Italia, la società che controlla TIMedia - di cui lei è amministratore delegato - la quale, a sua volta, controlla Mtv Italia e La7, sta per passare di mano. Le sue idee e i suoi progetti potrebbero non essere in sintonia con la nuova proprietà. Preoccupato? «No. Credo che il lavoro fatto possa essere apprezzato anche dai prossimi azionisti. Al massimo me ne vado». Dove? «Ho ricevuto parecchie proposte di lavoro dall’estero. Non le ho accettate perché, come dice un mio caro amico, imprenditore e veneto anche lui, l’Italia ci ha dato un mucchio di opportunità e, quindi, abbiamo un debito con il nostro Paese. Ma se non ci fossero più le condizioni per lavorare bene, sceglierei l’estero». Non l’hanno preoccupata neanche le critiche al Live Earth? «Non sono affatto un problema, anzi, aiutano a far conoscere il problema». Qualche settimana fa, lei è stato avvistato a un concerto per neonati. «Leon aveva sei settimane. Mandala e io avevamo trovato un volantino dove si parlava di questi concerti e abbiamo deciso di provare. Siamo entrati in questo locale con i materassini per terra e intorno a noi otto persone, una sorta di impianto stereo umano. A parte il suono di un trombone, l’80 per cento del concerto era vocale». A casa che musica ascoltate? «Con Leon, classica. Soprattutto Mozart e Bach: dicono che sono particolarmente adatti ai neonati. La madre di Mandala è violinista della Filarmonica di Francoforte e lei, fino all’adolescenza, ha odiato la musica classica. Da qualche anno, pero, ci ha fatto pace». E lei? «Quando Leon dorme ascolto rock. Foo Fighters, Red Hot Chili Peppers…». Enrica Brocardo