Varie, 26 luglio 2007
MOSCATI Italo
MOSCATI Italo Milano 22 agosto 1937. Regista, autore tv, sceneggiatore, giornalista, docente di Storia delle comunicazioni di massa all’Università di Teramo • «[...] Non so suonare. Stavo per studiare pianoforte, ma è morto il maestro [...]» (Luisa Pronzato, “TvSette” n. 45/2001) • Da ultimo curatore di Viziati 2 (Raitre), Aldo Grasso: «[...] una sorta di Blob cattocomunista: non c’è il commento fuori campo, ma ogni immagine tratta dall’archivio trasuda perbenismo, un décor da predica. Nella più salda certezza del luogo comune secondo cui la gente ama vedere la tv (e non si risparmia), ma nello stesso tempo ama parlarne male. La puntata dell’altra sera era dedicata ai “facili” sogni alimentati dalla tv, alla possibilità di diventare ricchi e famosi: “Re di denari e di apparenze ” [...] Viziati 2 è un programma costruito con materiale d’archivio e firmato da Italo Moscati, che in vita sua ha fatto di tutto, dal funzionario Rai al critico teatrale, dall’esperto di cinema all’opinionista televisivo, dallo sceneggiatore al saggista. Ma che colpa abbiamo noi se non è diventato ricco e famoso e adesso rosica su Sgarbi o Zecchi? Il programma, nella sua confusione, voleva dimostrare che, signora mia, i tempi sono cambiati: una volta, con Lascia o raddoppia? i concorrenti faticavano non poco per portare a casa i soldi della vincita, i celebri gettoni d’oro, adesso invece a volte basta una telefonata per diventare milionario. Una volta la fama di una persona era legata alle sue imprese, adesso, signora mia, partecipi a qualche talk show o a qualche reality e subito ti senti un dio in terra. Le preziose Teche della Rai sono una manna (manna Rai), basta metterci le mani dentro e ogni immagine, anche senza un particolare progetto linguistico, ti ritorna carica di nostalgia e di significato. Sarebbe bello potessero lavorarci giovani autori, lo sguardo fresco, l’occhio disincantato: e invece Raitre preferisce affidarsi a pensionati, tipo Giancarlo Governi o Italo Moscati, che danno l’impressione di lavorare più adesso di quando timbravano il cartellino in viale Mazzini. Cattivi pensieri che nascono quando un programma non funziona, quando i teatri di anatomia televisiva sono popolati dai fantasmi di un’ossessione» (Aldo Grasso, “Corriere della Sera” 26/7/2007).