Varie, 26 luglio 2007
ROZZI
ROZZI Franco Loreto Aprutino (Pescara) 6 gennaio 1916, Roma 7 febbraio 2010. Storico preside dell’Istituto Massimiliano Massimo, la scuola romana dei padri gesuiti erede del Collegio romano fondato da Sant’Ignazio di Loyola nel 1550 e sfrattato dall’Italia Unita nel 1870 dove hanno studiato Mario Draghi, Luca di Montezemolo, Francesco Rutelli, Antonio Padellaro, Piero Sansonetti, Gianni De Gennaro, Alberto Beretta Anguissola ecc. • «Esiste davvero un ”metodo Rozzi” che ha forgiato e ora accomuna personalità diverse tra loro [...] Il Foglio ha individuato in padre Franco Rozzi – storico preside del liceo classico, docente di storia e filosofia, per vent’anni assistente spirituale degli ex alunni – l’espressione più tangibile di un metodo didattico e spirituale che ora accomuna, per un gioco generazionale, una imponente fetta dell’attuale classe dirigente italiana. Per alcuni è solo un ricordo, per molti altri è una realtà viva: Mario Draghi (maturità 1965) il giorno dopo la nomina alla Banca d’Italia andò a salutare Rozzi, tuttora attivo confessore nella chiesa del Gesù, cuore mondiale della compagnia. Il Foglio ha insinuato che Padellaro e Sansonetti ormai abbiano ”poco a che fare” col retaggio del metodo Rozzi, descritto nell’articolo come uomo colto, severo, vero regista di un insegnamento morale e culturale lontano anni luce (parliamo di maturità ottenute nel ”65-’66) dai fermenti laici prossimi al ”68. Ma il direttore dell’Unità ha risposto subito: ”Continuo a riconoscermi dopo tanti anni nel ”metodo Rozzi’ che consiste nell’unico valore che mi sentirei di raccomandare a chiunque, cioè il rispetto della persona”. Ma cos’era quel ”metodo”? Spiega per esempio il gioielliere Giuseppe Petochi, compagno di classe di Mario Draghi nella sezione B: ”Il ”metodo Rozzi’, che fu nostro preside, non è difficile da definire. Era l’educazione alla serietà, al rigore negli studi, al rispetto reciproco... quindi davvero al rispetto della persona in quanto tale. Ho portato con me tutto questo nella vita, nel rapporto con i miei dipendenti, i miei figli”. Naturalmente, aggiunge Petochi, c’era di fondo un continuo allenamento alla fatica intellettuale, allo sforzo, all’apprendimento. Forse per questo Montezemolo (compagno di classe del Governatore della Banca d’Italia fino alla V ginnasio) ammette di avere con Draghi una ”identità culturale di fondo”. Su una cosa gli ex alunni (incluso chi scrive) concordano: il ”metodo Rozzi” non prevedeva alcun obbligo di baciamano. L’assoluto rispetto sì: ma niente servilismo. Spiega ancora Domenico Bonaccorsi di Reburdone, maturità 1966, ex compagno di classe di De Gennaro ma anche ex giocatore della squadra di pallacanestro dell’Istituto con Draghi: ”Il ”metodo Rozzi’ significa severità, applicazione, rigore ma con un sottofondo di ironia. Il tutto accompagnato da una qualità intellettuale assoluta: parliamo di un uomo intelligente e coltissimo, mai ottuso. Ecco, quel suo guizzo ironico alla fine rendeva più leggera la severità”. Altra caratteristica: ”La assoluta noncuranza rispetto al censo sociale degli alunni. In quegli anni c’erano con noi i figli dell’allora ministro della Pubblica Istruzione Luigi Gui. Mai avuto un trattamento diverso dagli altri. Il rispetto della persona? Il ”metodo’ prevedeva la reciprocità e la perfetta conoscenza, da parte del professore, del ragazzo che aveva di fronte”. Non per tutti furono rose e fiori. Giancarlo Magalli, per uno scontro diretto proprio con Rozzi, dovette lasciare la scuola al I liceo e il presentatore ne parla ancora come di un conto non chiuso. Ma il ”metodo” deve aver funzionato se per decenni Rozzi ha celebrato matrimoni di ex alunni, battezzato figli, continuato a confessare quei ragazzi diventati uomini potenti. Chissà cosa sarebbe accaduto se il ”Massimo” fosse rimasto al centro di Roma, se non si fosse trasferito all’Eur diventando una scuola di quartiere. Magari oggi si assisterebbe a un duello tra una grande scuola cattolica e l’asse dei licei romani laici Visconti- Tasso-Mamiani-Virgilio. Tutti a contendersi le classi dirigenti del nuovo millennio» (Paolo Conti, ”Corriere della Sera” 26/7/2007).