Vanity Fair 26/07/2007, pag.81 Marina Cappa, 26 luglio 2007
La gatta sul tetto che fuma. Vanity Fair 26 luglio 2007. Vittoria Belvedere fuma. Tre sigarette in un’ora d’intervista
La gatta sul tetto che fuma. Vanity Fair 26 luglio 2007. Vittoria Belvedere fuma. Tre sigarette in un’ora d’intervista. Non è un comportamento particolarmente salutista e qualche problema sul lavoro lo crea. Almeno nello spettacolo che presenta alla Versiliana (il 21 luglio) e che rappresenta il suo debutto teatrale dopo anni di fiction Tv e un Sanremo (2002) con Manuela Arcuri. La commedia, che in autunno andrà in tournée a Roma, Milano e in altri capoluoghi, si intitola L’altro lato del letto e prevede - in un gioco di scambio di doppia coppia - che Vittoria, oltre a tradire il marito, canti e balli. «Fare tutto insieme», ammette, «comporta qualche problema di fiato, e queste sigarette non mi aiutano». Però, il fumo può avere anche qualche vantaggio. Tempo fa, quando girava Imperium: Augustus, Vittoria conobbe Peter O’Toole. L’attore, nelle pause del set, la invitava nel suo camerino, dove si svolgeva uno scambio di favori. Proposte indecenti? «No, per niente. Lui aveva smesso di fumare, ma soffriva di astinenza. Così, voleva che io gli soffiassi il fumo in faccia. In cambio, mi raccontava la sua vita nel cinema. Ricordava quando, giovane e ancora sconosciuto, divideva la casa con un altro futuro grande attore, Richard Harris. Non avevano neppure i soldi per comprarsi da mangiare, un giorno in frigorifero era rimasto solo un pezzo di formaggio. Insomma, i due amici se lo litigano e il formaggio vola fuori dalla finestra. La mattina dopo, quando escono di casa, trovano un cane morto sotto la finestra, con un avanzo di formaggio che gli usciva dalla bocca». Potevamo perderci due grandi del cinema. «Sarebbe stato un peccato. A me è capitato di lavorare con maestri come O’Toole, ma anche Charlotte Rampling o Michel Serrault: c’è una cosa che li accomuna tutti, la professionalità, la capacità di starsene ore sulla sedia ad aspettare il ciak, senza protestare. Nelle fiction invece si sentono tutti divi». Anche lei? «Io quando arrivo saluto tutti, dall’elettricista al protagonista. Sono cresciuta in una famiglia dove la vita non era semplice, mio padre faceva il muratore e le scarpe potevo comprarmele solo quando il suo stipendio lo permetteva. E questo non l’ho mai dimenticato. Non mi sento una diva, anche se quando vado a fare la spesa la gente si stupisce, mi ferma e mi chiede che cosa ci faccio in mezzo alle verdure». E lei che cosa ci fa? «Compro cibo sano per la mia famiglia. Mi piace cucinare, da brava calabrese faccio una fantastica pasta al forno con le polpette e per avere buoni risultati è importante che scelga io gli ingredienti». Lei è sposata dal 1999 con Vasco Valerio, proprietario di sale cinematografiche che prima è stato il fidanzato di Francesca Neri... «Per quello, lo è stato anche di Alessandra Martines. Ma quando l’ho conosciuto e abbordato era libero». Ha fatto lei la prima mossa? «Ci siamo incontrati da amici, mi è piaciuto subito: indossava una camicia un po’ vecchia e strappata. Per un mese siamo usciti insieme tutte le sere. Ma lui non si faceva mai avanti. Così una sera, discutevamo su qualcosa, gli ho detto: scommettiamo un bacio? Se vinco te lo do io, se perdo me lo dai tu». Così non vale. «Ma ha funzionato, poco tempo dopo vivevamo insieme. Poi, lui ci ha ripensato, ha detto che sapeva come sono fatte le attrici e io non lo convincevo: ero troppo semplice. Così mi ha mollata. Mi sono disperata, continuavamo a vederci ma solo da amici. Finché ho iniziato a negarmi e, quando lui mi ha chiesto perché, ho avuto il mio primo scatto di presunzione: gli ho detto che potevo avere tutti gli uomini che volevo, anche se sapevo che quello giusto sarebbe stato lui. Mi ha risposto che era una frase un po’ da Baci Perugina, però poi c’è stato. E in un mese abbiamo deciso di sposarci in Chiesa. Con tanto di corso prematrimoniale fatto da un suo amico prete: una full immersion, tre mesi, tutte le sere a studiare». Però sembra che abbia funzionato: otto anni non sono pochi, nel mondo dello spettacolo. E avete anche due figli. «Lorenzo, che ha sette anni, è stato una scelta di mio marito: voleva a tutti i costi avere un bambino e io sono rimasta subito incinta. Vasco si è preso due anni sabbatici per accudirlo mentre io lavoravo. Ed è anche apprensivo. Quando una volta Lorenzo si è fatto male, su una motociclettina elettrica che lui gli aveva fatto provare, è andato nel panico, piangeva, urlava... fortuna che io ho mantenuto la calma e ho portato tutti al pronto soccorso ». Questo non le ha impedito di avere anche una bambina. «Emma ho scelto io quando averla, anche a rischio perché i medici mi avevano sconsigliato una seconda gravidanza per problemi di tiroide. Quando è nata, sono stata male, dovevo girare una fiction con Beppe Fiorello (Il bambino sull’acqua, ndr) e il collo mi si è gonfiato come una palla. Dovevo recitare sempre nascosta dietro i foulard. Mi ricordo che in quel periodo mi fermavo ai semafori, vedevo le zingare con i bambini e scoppiavo a piangere. Pensavo a che cosa sarebbe successo ai miei figli se io non ci fossi stata più: la sera chi avrebbe raccontato loro le favole?». Lei ha interpretato una fiction con Silvio Orlando, Padri e figli, ambientata in un consultorio. E poi ha fatto Nati ieri, dove era una ginecologa. Da ex dottoressa Tv, che cosa pensa del Dr. House? «All’inizio mi chiedevo come potesse piacere uno così, arrogante. Poi ho capito: il fatto è che i medici sono proprio come lui, cinici e presuntuosi, anche se non sempre così bravi. Io però continuo a preferire il George Clooney di E.R.». Marina Cappa