Vanity Fair 26/07/2007, pag.40 Francesco Briglia, 26 luglio 2007
Roma Ladrona? La Lega perdona. Vanity Fair 26 luglio 2007. ”Senta, così non ci siamo. Sta diventando una cosa tutta polemica nei confronti miei e della Lega
Roma Ladrona? La Lega perdona. Vanity Fair 26 luglio 2007. ”Senta, così non ci siamo. Sta diventando una cosa tutta polemica nei confronti miei e della Lega. Mi scusi ma non posso continuare”. Questa intervista non è finita bene. E il perché lo giudicherete da voi. Quel che resta, però, è un leghista come Roberto Maroni che difende convinto la classe politica, "e non solo perché ne faccio parte". Molti anni dopo gli slogan "Roma ladrona" e i cappi sventolati in Parlamento ai tempi di Tangentopoli; e pochi giorni dopo l’investitura a futuro leader del partito da parte di Umberto Bossi. Ma andiamo con ordine. Il 9 luglio, a 13 mesi dalla condanna di Cesare Previti a sei anni di reclusione per il caso Imi-Sir, la Giunta della Camera per le elezioni si pronuncia sull’ex avvocato di Berlusconi. Dopo 21 anni di processi e mille ricorsi (di cui uno, ancora pendente, alla corte di Strasburgo), anche la pena aggiuntiva dell’interdizione ai pubblici uffici viene confermata: Previti, attualmente non in carcere ma agli arresti domiciliari, deve lasciare il suo posto in Parlamento. In camera di consiglio, i 16 esponenti del centrosinistra votano compatti a favore, e gli 11 del centrodestra contro. Tra loro c’è anche Roberto Maroni, 52 anni, tra i fondatori della Lega e attuale capogruppo del partito alla Camera. Che 3 giorni dopo accetta "un’intervista su Previti e i rapporti tra politica e giustizia". Intanto congratulazioni. Contento delle parole di Bossi? "Su questo, la prego, sorvoliamo". Allora veniamo subito al punto: la decisione della Giunta su Previti è stata una scelta politica, come dice lui, o "doverosa applicazione della legge", come sostiene il centrosinistra? "La risposta l’ha data il difensore di Previti, l’avvocato Pellegrino, un senatore della sinistra. Senza entrare nel merito dei processi, ha spiegato che, in base alla legge e ai regolamenti della Camera, alla condanna di Previti non consegue e non può conseguire la sua decadenza da parlamentare". Lei è un avvocato: l’ha convinta? "Può darsi ci sia un buco nella legge, ma è quello che dicono codici e regolamenti. Per questo cacciare Previti è una decisione politica". Nella condanna è espressamente prevista anche l’interdizione permanente. "Se vogliamo entrare nel tecnico, le posso facilmente dimostrare che l’interdizione di Previti dai pubblici uffici non può essere permanente". Le credo sulla parola. Lo assolve anche dal punto di vista morale? "Ho detto che condivido le tesi del suo difensore, non l’opinione politica del centrodestra. Previti è stato condannato in via definitiva, quindi è colpevole di quello che i giudici gli hanno imputato e per questo ha tutta la mia riprovazione". Perché la Giunta ci ha messo più di un anno a decidere? "Perché stiamo ancora revisionando le schede delle ultime elezioni. Dei 630 deputati, uno solo è stato convalidato, quello dell’Union Valdôtaine in Valle d’Aosta, tutti gli altri sono stati solo proclamati ma non ufficialmente eletti. Di fatto, sono dei precari. E lo è anche Previti. Ragione in più per non cacciarlo: non si può far decadere un deputato che non è un deputato". Adesso la Camera prenderà la decisione finale: la pena sarà confermata? "Sì, faranno di lui un capro espiatorio. Mentre altri suoi colleghi, con condanne anche più gravi, se ne stanno tranquillamente in Parlamento e nessuno si pone il problema, solo perché sono di sinistra". Previti non poteva dimettersi prima? "Queste sono scelte personali". Scelte che in Italia non fa quasi nessuno: perché? "Non è vero, succede regolarmente. C’è un pregiudizio per cui i politici sono tutti delinquenti, privilegiati, o fannulloni. La famosa ”casta”". Non è così? "Per niente. Su mille parlamentari, ce ne sono 50 noti: gli altri sono sconosciuti che non diventano certo ricchi con il lavoro che fanno. Vogliamo invece discutere dei privilegi dei sindacati, dei magistrati, dei giornalisti?". Agli italiani mantenere i politici costa circa 16 euro a testa, ai francesi 8. Praticamente, Sarkozy costa la metà di Prodi. "Se si riferisce ai calcoli di Confindustria, sono taroccati. Parlano di 800 mila persone che vivono di politica, ma contano anche i consiglieri comunali e di circoscrizione - che si riuniscono una volta al mese e ricevono un gettone di 30 euro -, e i dipendenti delle società pubbliche". A lei quanto risulta che costi la politica? "Camera e Senato, tutto compreso, 2,6 miliardi di euro l’anno". Le sembrano pochi? " quanto paghiamo in interessi sul debito pubblico ogni 15 giorni… Dimezziamo pure il numero di deputati e senatori. Dimezziamo i 1.600 dipendenti della Camera e abbassiamo gli stipendi. Diciamo che scendiamo da 2,6 miliardi a un miliardo di euro. Cioè, da 15 giorni a 5 giorni di interessi sul debito. Secondo lei abbiamo risolto i problemi dell’Italia?". No, però credo che a molti italiani non dispiacerebbe. "Bene, allora facciamolo. Ma smettiamola con la storia per cui chi fa politica è un farabutto e gli altri sono tutti agnellini". Anche se in Parlamento ci sono più di venti condannati in via definitiva, oltre alle decine di indagati, imputati e miracolati della prescrizione? "Ci sono anch’io: sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale. Perché mi sono opposto a una perquisizione che la Corte Costituzionale ha poi dichiarato illegittima. Solo che io, a causa di quella condanna, non ho potuto fare il presidente della Camera nella scorsa legislatura. Il magistrato che ha firmato l’atto di perquisizione è ancora al suo posto. E nessuno si indigna". I reati di cui parlavo sono diversi dal suo: corruzione, truffa, abuso d’ufficio. Ancora una volta, soldi e interessi privati. Proprio quelli contro cui un movimento come la Lega ha sempre lottato. "Senta…". Il finale, lo conoscete già. Francesco Briglia